T-90M: il carro russo alla prova del campo
Il T-90M “Proryv” (trad. sfondamento/breccia) è il carro armato più moderno impiegato in modo significativo dalla Russia nella guerra in Ucraina. Non è un progetto nato da zero, ma l’evoluzione più avanzata della famiglia T-90, a sua volta derivata dalla lunga genealogia sovietica del T-72. È, in sostanza, il tentativo russo di portare una piattaforma collaudata dentro la guerra contemporanea con più protezione, migliori sensori, nuova torretta, sistemi di tiro aggiornati e maggiore sopravvivenza rispetto ai modelli precedenti.
Sulla carta il T-90M rappresenta un salto rispetto a T-72B3 e T-80BV/BVM. Dispone di cannone da 125 mm, caricatore automatico, corazza reattiva Relikt, sistemi di osservazione più moderni, protezioni aggiuntive laterali e posteriori, apparati di comunicazione migliorati e una torretta riprogettata. Rispetto ai carri russi più anziani offre una migliore consapevolezza della situazione, una maggiore capacità di ingaggio e una protezione frontale più robusta.

Il T-90M nella guerra in Ucraina
La guerra in Ucraina ha dimostrato che il valore di un carro non si misura più soltanto nella sfida diretta con un altro carro. Il duello corazzato classico esiste ancora, ma è diventato meno frequente e molto più pericoloso. Oggi il carro combatte dentro un ecosistema saturo di droni, mine, artiglieria, missili anticarro, munizioni circuitanti, sensori e osservazione persistente. In questo ambiente anche un mezzo moderno può essere individuato, seguito, immobilizzato e finito con strumenti relativamente economici.
Il T-90M ha mostrato qualità reali. La protezione frontale è superiore a quella di molti carri russi più vecchi. La sagoma resta relativamente contenuta. La mobilità è buona. Il cannone da 125 mm consente di impiegare munizionamento anticarro, alto esplosivo e missili lanciati dalla canna. I sistemi ottici e termici, pur condizionati dalla disponibilità industriale e dalle sanzioni, rappresentano un miglioramento importante rispetto alle generazioni precedenti.
Tuttavia il campo di battaglia ucraino non ha premiato il carro isolato, per quanto moderno. Lo ha messo alla prova nella dimensione più dura: la sopravvivenza nel tempo. Un T-90M può resistere a colpi che distruggerebbero mezzi più vecchi, ma resta vulnerabile se viene bloccato, separato dalla fanteria, privato della copertura di guerra elettronica o costretto a muoversi in aree minate sotto osservazione continua.

La vulnerabilità più evidente è arrivata dall’alto. I droni FPV hanno cambiato il rapporto tra costo e danno. Possono colpire zone meno protette, inseguire un mezzo già danneggiato, entrare da portelli aperti, attaccare la parte posteriore o superiore della torretta, o semplicemente completare il lavoro dopo che mine, artiglieria o missili hanno immobilizzato il carro. Il problema non è che un FPV sia sempre capace di distruggere frontalmente un T-90M. Il problema è che può essere il tassello finale di una catena di ingaggio.
La stessa logica vale per le mine. Il carro armato resta progettato per avanzare, manovrare e aprire la strada. Ma in Ucraina i campi minati, integrati con droni e fuoco d’artiglieria, hanno spesso trasformato l’avanzata corazzata in una trappola. Una mina può non distruggere il carro, ma può fermarlo. E un carro fermo, oggi, è un bersaglio che inizia a essere osservato, corretto, colpito e colpito ancora.
Il celebre confronto con i Bradley
Il caso più noto resta quello di Stepove (fotogramma seguente), dove un T-90M venne ingaggiato da veicoli da combattimento Bradley ucraini. Il valore dell’episodio non sta nel trasformarlo in una verità assoluta sul confronto tra mezzi, ma nel messaggio tattico: anche un carro moderno può essere messo in difficoltà da piattaforme apparentemente meno “nobili”, se queste operano con buona visibilità, ritmo di fuoco, coordinamento e appoggio di droni. La guerra non premia il mezzo più celebrato, ma il sistema meglio integrato.

Questo è il punto essenziale. Il T-90M non è un cattivo carro. È probabilmente il miglior carro russo oggi disponibile in numeri significativi. Ma è entrato in una guerra che ha ridimensionato il mito del carro invulnerabile. Protezione, cannone e mobilità restano indispensabili, ma non bastano più. Senza copertura antidrone, fanteria vicina, genio, ricognizione, guerra elettronica, artiglieria e comando efficiente, anche il miglior mezzo diventa un oggetto costoso dentro un ambiente ostile.
La Russia ha cercato di adattarsi. Sono comparse gabbie, reti, coperture, corazze aggiuntive e soluzioni improvvisate per ridurre la vulnerabilità dall’alto. Alcune sono rozze, altre più razionali. Ma tutte raccontano lo stesso fenomeno: il carro non può più contare solo sulla propria corazza. Deve essere protetto da un sistema esterno e da un’organizzazione tattica capace di ridurre le finestre di vulnerabilità.
T-90M e industria russa
Il T-90M pone anche una questione industriale. Mosca ha bisogno di compensare perdite elevate, rigenerare scorte, modernizzare mezzi esistenti e produrre nuove piattaforme. Il carro più moderno diventa così anche un indicatore della capacità dell’industria russa di sostenere una guerra lunga. Non conta solo quanti T-90M escono dagli stabilimenti, ma quanti arrivano al fronte con sensori, ottiche, protezioni e componenti coerenti con lo standard dichiarato.

Per l’Italia e per la Nato la lezione è duplice. Da un lato il carro armato non è morto. Resta necessario per proteggere, sfondare, sostenere la fanteria e dominare il terreno quando le condizioni lo permettono. Dall’altro lato, il carro da solo è finito. Ogni futura piattaforma corazzata dovrà nascere dentro un ecosistema: difesa attiva, protezione superiore, sensori a 360 gradi, collegamento con droni propri, contromisure elettroniche, capacità di operare in rete e munizionamento adeguato.
Il T-90M, quindi, non va liquidato come un fallimento né celebrato come un prodigio. È un buon carro, modernizzato dentro i limiti della scuola russa, gettato nel campo di battaglia più difficile degli ultimi decenni. Ha dimostrato di poter colpire e sopravvivere. Ha dimostrato anche di poter bruciare come qualunque altro mezzo, se impiegato male o lasciato solo.
La guerra in Ucraina ha fornito un’ulteriore conferma della non esistenza di mezzi invulnerabili. Il T-90M è entrato nel conflitto come simbolo della modernizzazione corazzata russa. Ne esce ridimensionato, ma non irrilevante, perché in un campo di battaglia ormai dominato da droni, mine e sensori il carro resta importante solo se diventa parte di un sistema, non se pretende di essere “il” sistema.
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