10 luglio 1982: “Lupo 84”, il sacrificio dell’equipaggio del G.222 sul Monte San Michele
Il 10 luglio 1982 un G.222 dell’Aeronautica Militare, nominativo radio “Lupo 84”, era impegnato in una missione antincendio sul Monte San Michele, nei pressi di Torsoli, in Toscana. Non era una missione di guerra, ma aveva molti dei rischi del volo operativo: bassa quota, terreno montuoso, fumo denso, visibilità ridotta, tempi stretti e una popolazione da proteggere.
L’incendio boschivo minacciava il territorio tra il Valdarno e il Chianti. L’equipaggio apparteneva al 98° gruppo della 46ª aerobrigata trasporti di Pisa, denominazione assunta dal reparto il 9 maggio 1972. Dal 1° novembre 1985 l’Aerobrigata avrebbe assunto l’attuale nome di 46ª brigata aerea. A bordo vi erano il tenente colonnello Domenico Fanton, il capitano Maurizio Motroni, il maresciallo Furio Colaiacomo e il sergente maggiore Alessandro Cosimi.
Durante una complessa fase di volo a bassa quota, il velivolo precipitò sulle pendici del Monte San Michele. Nessuno dei quattro aviatori sopravvisse.
Il G.222 antincendio
Il velivolo impiegato era un Aeritalia G.222, bimotore da trasporto tattico di progettazione italiana, adattato anche alla lotta contro gli incendi boschivi. In questa configurazione, nota come G-222 SAA o SAMA, il vano di carico poteva ospitare un sistema modulare con serbatoio per acqua e liquido ritardante, espulso attraverso la rampa posteriore.
La capacità non era quella di “spegnere” l’incendio come farebbe un’autobotte dall’alto, ma di creare barriere tagliafuoco davanti al fronte delle fiamme, rallentandone l’avanzata e proteggendo abitati, boschi e vie di fuga. Era un impiego difficile, perché richiedeva traiettorie precise, quote basse e una lettura continua del terreno.
Proprio per questo la missione di Lupo 84 va ricordata nella sua natura reale: non un incidente generico, non una semplice fatalità di volo, ma un’operazione di protezione civile condotta con un velivolo militare e con rischi operativi elevatissimi.
Il sacrificio dell’equipaggio
La motivazione della Medaglia d’Oro al Merito Civile, conferita alla memoria ai quattro componenti dell’equipaggio il 4 maggio 2006, ricorda che il velivolo era impegnato nello spegnimento di un violento incendio in zona montagnosa e ricca di ostacoli, e che precipitò anche a causa del denso fumo.
È un passaggio importante, perché restituisce la dimensione concreta di quella missione. Gli aviatori non stavano compiendo un’attività dimostrativa, né un addestramento ordinario: stavano cercando di contenere un incendio reale, in un ambiente in cui ogni secondo, ogni quota e ogni virata potevano fare la differenza.
Il tenente colonnello Domenico Fanton, il capitano Maurizio Motroni, il maresciallo Furio Colaiacomo e il sergente maggiore Alessandro Cosimi morirono nel tentativo di proteggere una comunità. Il loro nome appartiene a quella parte meno raccontata della storia militare italiana: quella in cui le Forze Armate non operano lontano, in teatro estero, ma sul territorio nazionale, davanti agli occhi dei cittadini, durante emergenze che minacciano case, campagne e vite.
La memoria di Torsoli
A Torsoli il ricordo di Lupo 84 è rimasto vivo. La comunità locale, l’Aeronautica Militare, l’Associazione Arma Aeronautica e i familiari dei caduti hanno continuato negli anni a rendere omaggio ai quattro aviatori. Il luogo della tragedia non è soltanto un punto geografico, è diventato un sacrario civile e militare, un promemoria di cosa significhi servire anche in tempo di pace.
La 46ª aerobrigata aveva già una lunga tradizione di trasporto, soccorso e supporto alle popolazioni. Negli anni successivi avrebbe continuato a operare in missioni umanitarie, sanitarie e di protezione civile in Italia e all’estero. Ma Lupo 84 resta uno degli episodi più dolorosi di quella storia, insieme ad altri sacrifici compiuti dagli equipaggi della componente da trasporto.
Una lezione ancora attuale
A quarantaquattro anni di distanza, Lupo 84 parla ancora al presente. Oggi si usa spesso l’espressione “dual use” per indicare capacità militari utili anche in ambito civile. Ma dietro quella formula tecnica ci sono uomini, mezzi, addestramento e rischio. Ci sono equipaggi che si alzano in volo quando altri devono allontanarsi. Ci sono missioni in cui la divisa non separa i militari dai cittadini, ma li avvicina.
Il 10 luglio 1982, sul Monte San Michele, quattro aviatori dell’Aeronautica Militare persero la vita combattendo un nemico senza bandiera: il fuoco. Ricordarli non è solo un atto di pietà verso il passato. È il modo più semplice e più giusto per ricordare che il servizio al Paese non si misura soltanto nelle guerre, ma anche nelle emergenze affrontate per salvare chi è a terra.
L’articolo 10 luglio 1982: “Lupo 84”, il sacrificio dell’equipaggio del G.222 sul Monte San Michele proviene da Difesa Online.
Il 10 luglio 1982 un G.222 dell’Aeronautica Militare, nominativo radio “Lupo 84”, era impegnato in una missione antincendio sul Monte…
L’articolo 10 luglio 1982: “Lupo 84”, il sacrificio dell’equipaggio del G.222 sul Monte San Michele proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
