Addio al generale Filippo Cappellano, carrista e maestro della storiografia militare italiana
Alle prime luci dell’alba di questo 12 luglio 2026 è venuto a mancare il generale di brigata Filippo Cappellano. Con lui l’Esercito perde uno studioso di grande valore che nel panorama della storiografia militare nazionale, di ieri e di oggi, lascia un’impronta indelebile. Sterminata la sua produzione, tra saggi, volumi e articoli, pubblicati sia attraverso gli Uffici Storici della Difesa, dell’Esercito e dell’Aeronautica sia attraverso l’editoria privata. Senza dubbio i suoi lavori resteranno per sempre un punto di riferimento per generazioni di studiosi e appassionati di storia militare.
Nato a Firenze nel 1963, ha cominciato la sua carriera militare nel 1983 frequentando il 165° Corso dell’Accademia Militare, al quale è sempre stato particolarmente fiero di appartenere. Ufficiale carrista ha, dopo l’esperienza di reparto, per oltre venticinque anni, prestato servizio presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, di cui è stato prima direttore dell’Archivio e poi capo ufficio. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’Europa presso Sapienza Università di Roma.
La sua poliedrica preparazione e formazione lo hanno reso uno dei maggiori esperti nazionali di armamenti, dottrine tattiche e ordinamenti militari. Caratteristiche che gli hanno permesso di affrontare lo studio della storia militare nazionale, investigando i diversi aspetti evolutivi dell’Esercito Italiano con competenza tecnica unica e capacità di analisi, non disgiunte da una personale profondità di giudizio dettata da una rigorosa onestà intellettuale. Qualità, quest’ultima, che lo ha spinto a scandagliare con coraggio ogni argomento, anche i più scomodi, senza pregiudiziali ideologiche dettate dalle proprie convinzioni personali, caratterizzate da un profondo amor di Patria e da un grande attaccamento all’Esercito Italiano, verso il quale, in ogni momento, si è sempre sentito legato da un debito di servizio. Un legame che però non lo ha mai condizionato nell’esprimersi con onestà nell’analisi critica, sia storica sia tecnica. Una critica a volte anche appassionata, specie sui temi di attualità, proprio perché animata dal voler trarre sempre degli utili spunti e ammaestramenti per l’immediato e per il futuro della Forza Armata.
Tra le innumerevoli opere di pregio, portate avanti da solo o in gruppi di studio da lui animati, ricordiamo L’Imperial regio Esercito austro-ungarico sul fronte italiano 1915-1918. Dai documenti del servizio informazioni dell’Esercito italiano (2003); Gli autoveicoli da combattimento del Regio Esercito (2002, 2007, 2010); L’Esercito Italiano dall’armistizio alla guerra di liberazione (2005); Gli autoveicoli tattici e logistici del Regio Esercito Italiano fino al 1943 (2005), I reparti d’assalto nella grande guerra 1915-1918 (2006); La ricostruzione dell’Esercito Italiano 1945-1955 (2022); La fortezza degli alpini. Gli sbarramenti della fortificazione permanente 1950-1992 (2022); Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito, Dalle origini al 1914 (2022); Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito. La Grande Guerra (2024); Morto senza onore. I fucilati nella Grande Guerra (2026).
Colpito da una male inguaribile, diagnosticatogli solo una decina di mesi fa, ha affrontato con stoicismo gli ultimi mesi di esistenza terrena dedicandosi a portare a compimento alcuni suoi lavori, che spero presto vedremo pubblicati, relativi a varii argomenti che sono stati motivo ricerca e studio della sua intera vita, relativi al generale Raffele Cadorna, all’Esercito nell’ordine pubblico nel periodo 1945-48 e sull’antimilitarismo e il socialismo nella Grande Guerra.
Questa la sua immagine pubblica. Ma quanti hanno avuto modo di incrociarne l’esistenza non possono non ricordarne le qualità umane. Mai geloso dei propri lavori e dei risultati delle proprie ricerche, cosa rara nel mondo degli storici…, è stato anzi sempre generosamente prodigo di consigli e indicazioni verso chiunque gli si approcciasse per un parere o un suggerimento di indagine, specie con i giovani studiosi. Per i tanti storici in divisa è stato un punto di riferimento indiscusso e spesso un mentore. Interessato alla sola produzione storiografica non ha mai cercato di autopromuoversi per valorizzare i propri lavori o la sua stessa persona, pur meritando più di quanto abbia raccolto in termini di notorietà in vita.
Personalmente Filippo Cappellano è stato un amico fraterno, collega fin dall’Accademia militare, con il quale ho condiviso non solo la passione per la storia e parte della vita lavorativa ma anche tante idee relative alla visione del mondo e delle cose. Ma non mi è facile parlare di Filippo Cappellano amico e forse non è neanche giusto. La familiarità e l’affetto dovuto all’aver vissuto fianco a fianco, nel lavoro e nell’amicizia, appartengono solo a chi tali momenti l’ha vissuti e non potranno mai essere realmente resi e condivisi con altri. Chiunque l’ha conosciuto avrà le sue immagini personali e i propri ricordi. Posso solo dire che dietro lo studioso appassionato c’era una persona buona e mite, che a volte fingeva di essere burbero ma in realtà solo per un’apparente e timida ritrosia che spariva alla prima battuta. E posso aggiungere che il vuoto che lascia non è colmabile. E questo credo valga come per me per chiunque l’abbia conosciuto nella misura stessa con cui gli è stato a fianco.
Oltre alla storia militare e all’Esercito lascia un’altra grande passione: la montagna. In particolare le dolomiti della Val Pusteria che frequentava assiduamente fin da ragazzo. Anche lì mi è stato personalmente guida insostituibile su tanti percorsi, in particolare relativi agli itinerari legati alla Grande Guerra. Luoghi e storie da lui conosciuti e di cui parlava, restituendone una vivida e appassionata visione, come se i fatti si fossero svolti il giorno prima. Sarà difficile per me ripercorrerli senza pensare alla sua voce e presenza, anzi son certo che lì lo ritroverò ancora nell’alito di vento e nel cuore mi sarà sempre di compagnia. Ecco, lo immagino proprio lì, a raccogliere storie tra coloro che in quei luoghi hanno combattuto e che ora lo accolgono come un vecchio amico.
Emilio Tirone
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