Belfast brucia, Westminster trema
Il Regno Unito ama l’avantgarde; dopo Mary Quant, i Beatles, la new vawe e la caduta di Andrew Mountbaten Windsor, eccolo incubatrice politica di un’instabilità – quasi – inimmaginabile. Southampton e Belfast sono cucite tra loro con il filo rosso di un’imbastitura vivida, violenta, pronta a sottolineare le sgranature di un tweed elegante ma liso. I tumulti del nord d’Irlanda si inseriscono in un panorama più ampio in cui si catalizzano per esaltare nella loro mescola un’entropia via via sempre più incontrollabile.
Le notti di Belfast, epilogo del violentissimo accoltellamento, quasi rituale alla Jihadi John, di un quarantenne ad opera di un rifugiato sudanese, sono state infiammate dai bagliori di disordini che hanno rievocato con vivido nitore i Troubles degli anni ’60 così violentemente da riecheggiare anche a Glasgow; un bruciante principio di incendio su cui hanno soffiato sia gli appelli diffusi da gruppi di ultradestra sia i post di Tommy Robinson rilanciati da Elon Musk. Ma il panorama è molto più complesso di quanto non sembri e sarebbe fuorviante ridurlo a puro disordine metropolitano; come sempre le ragioni sono molteplici, articolate, connesse, da comprendere. Il vento dei nuovi Troubles ha soffiato oltrepassando Belfast sospinto da fatti rivelatisi detonatori sociali già innescati dall’affaire Nowak di Southampton.
Il piano narrativo è ancora più ampio; la rabbia è sfociata in mobilitazioni di piazza che hanno riportato alla memoria le tecniche adottate contro la comunità cattolica ai tempi di Bobby Sands. Il tempo passa, i mattoni e la rabbia no. Belfast, che non può pensare ad alcun congiungimento istituzionale con Dublino prima di 15 anni, è città sensibile ai disordini xenofobi, vista la sua struttura sociale, urbanistica e storica; non sono tensioni isolate, ma dinamiche inedite che si innestano su un tessuto frammentato e polarizzato da conflitti settari dove la divisione urbana delle Peace Lines è abituale, malgrado gli Accordi del Venerdì Santo del 1998.
Le dinamiche passate si sono riproposte, mosse da interessi che, convergendo, vedono paradossalmente affiancati lealisti e repubblicani e dove la percezione della scarsità dei servizi sociali viene cavalcata dalla passione politica; gli eventi si innestano in contesti critici preesistenti mentre Sir Starmer cerca di richiamare ad un difficile ordine e l’opposizione di Farage adotta posizioni ambivalenti da partito di lotta e di governo.
Anche la leader conservatrice Badenoch ha espresso la più banale ovvietà: la gente ha il diritto di esprimere un furore che, date le circostanze, sarebbe deflagrato comunque, anche senza la pervasiva opera dei social.
Il rischio è sempre lo stesso, ovvero confondere la luna per guardare il dito, specie dopo il caso Henry Nowak, il diciottenne ucciso a dicembre a Southampton; un delitto che, come una torcia, aveva già infiammato il dibattito su immigrazione e sicurezza e che si è incastonato nell’oscuro e lungo diadema di azioni illegali commesse da parte della polizia britannica. Il problema, in realtà uno dei tanti, sta nel profondo mutamento ideologico dettato dalla Critical Race Theory che, dal 1999, con il rapporto Macpherson, in ambito di indagini di polizia, contrasta la razionalità oggettiva e fattuale per privilegiare la soggettività del momento, secondo un paradigma che pone il sistema inglese di fronte ad un bivio propendendo necessariamente per la verità vera e non quella di comodo.
Sta di fatto che mentre Restore UK ha promesso pene capitali, su WhatsApp hanno cominciato a circolare messaggi incitanti gli uomini dai 18 anni in su a prepararsi a combattere o ad essere arrestati, secondo uno stilema per cui i fatti interessano chi sfrutta gli shock solo per sostenere le proprie affermazioni, a fronte di una classe politica attenta a non oltrepassare il confine asettico e comodo del not in my name. Beninteso, parliamo di tutte iniziative che non hanno certo impedito che le oscillazioni della finestra di Overton, barometro di perturbazioni considerate politicamente accettabili1, si spostassero a destra.
Non c’è dubbio che le analogie tra Belfast e Southampton costituiscano elementi strutturali di sostegno ai disordini successivi, sospinti dalla dinamica delle aggressioni e dalla narrativa del Two Tier Policing, scoppiati in quartieri popolari o comunque in contesti connotati da forte deprivazione socio-economica. Mentre l’omicidio Nowak ha dato la spinta ideologica, Belfast, ha reso disponibile la base psicologica. Il caos è lo specchio di un sistema non più sostenibile da un bipartitismo ormai in crisi irreversibile dopo le ultime consultazioni amministrative, che hanno consentito l’ingresso di inediti outsider, quali Reform UK dell’ideatore della Brexit, Nigel Farage, pronto a invitare gli elettori a “dimenticarsi della distinzione tra destra e sinistra…”, malgrado abbia conquistato la maggioranza assoluta solo in tre municipalità e si trovi in apparente stato di necessità di alleanze trasversali.
L’instabilità è acuita dalla crisi Labour, dove Sir Keir è insidiato dal fuoco amico della fronda dell’ala radicale del partito. Insomma, tutto fa pensare ad uno stallo in cui la cinetica politica potrebbe riattivarsi di colpo con esiti imprevedibili, visto che il sistema sembra essere in via di volatile frammentazione e dove Southampton e Belfast possono agire come acceleratori di crisi imprimendo ulteriori polarizzazioni.
La gestione dei disordini fiacca Starmer, comunque oggetto di critiche sia dalla destra, che gli imputa una giustizia a geometria variabile, sia dalla sinistra, che lo accusa di scarsa attenzione per le minoranze; il primo ministro è in un ginepraio in cui si è messo da solo e dove qualunque cosa farà commetterà errori, anche alla luce di scandali come quelli delle grooming gangs2. Interessante come l’internazionalizzazione della crisi sia stata così rapida da permettere al Vicepresidente americano Vance di commentare i fatti di Southampton.
La reazione di Westminster, che ha accusato Washington di interferenze, evidenzia come l’ordine pubblico nel Regno Unito non sia più solo una questione interna, ma anche un fattore che, quale cartina di tornasole, incide su postura internazionale e alleanze strategiche.
Indipendentemente dalle elezioni politiche del 2029, Southampton e Belfast costringeranno a riconsiderare aspetti securitari e diritto d’asilo, tanto da imporre a Conservatori e a Labour di considerare attentamente i temi imposti da Reform. Eppure, paradossalmente, in una città come Londra, dove la violenza criminale è in ascesa, la maggioranza rinuncia alla tecnologia in nome di un’ideologia eticamente indefinibile ma capace di bloccare un contratto per SW e IA da 50 milioni di sterline tra la Metropolitan Police e Palantir, la società fondata da Peter Thiel e probabilmente considerata troppo vicino all’ICE americana ed alle IDF israeliane; una concettualità che, al netto delle convinzioni ideologiche, azzoppa qualsiasi aspetto securitario in un momento che più critico non si può, posto che il giudizio valoriale, sostanzialmente soggettivo, ha colpito un’impresa peraltro già approvvigionatrice del Servizio Sanitario nazionale inglese.
Di fatto, la Met Police è assediata su due fronti, ovvero da un’amministrazione che privilegia l’ideologia woke rispetto alla sicurezza, e da cittadini che la stanno ponendo in crisi di legittimità. Intanto, mentre Starmer si muove lungo direttrici rigorosamente istituzionali, Farage batte il ferro caldissimo della protesta.
Sotto accusa rimane la gestione migratoria, la cui degenerazione degli ultimi anni ha permesso, con l’omicidio Nowak, di congiungere i disordini da un’estremità all’altra del Regno e di ispirare un inedito White Lives Matter, a similitudine di quanto accaduto negli USA; guardateli: Nowak e Floyd, attori di un copione tragicamente parallelo e protagonisti di una morte che oltrepassa i limiti dell’imbecillità ideologica, ma che risulta tagliata a pennello in quanto a strumentalizzabilità in un contesto fin troppo esteso dove le ragioni di partito prevalgono sul più concreto buon senso, spalancando le porte, come è storicamente accaduto, a pericolosissimi uomini (o donne) del destino.
Il problema è che la realtà – come sempre – è semplicemente difficile e che i modelli sociali perseguiti non hanno funzionato dove il pluralismo si è posto in antitesi ad un multiculturalismo che balcanizza lo Stato, e dove l’integrazione, cioè il riconoscimento e il rispetto dei principi costituzionali e della laicità del Paese ospitante, è cosa diversa dall’assimilazione, un qualcosa che, sotto l’ottica di Sartori, richiede una costante e mutua reciprocità, unica garanzia per la sopravvivenza di una società che si desidera aperta e non relativista in quanto a cultura.
È in questo caos che arriva il populismo di Farage, che sull’affaire Nowak invita a rispondere con pura e fredda rabbia, mentre il governo esorta la Polizia a dare risposte, dimenticando di non essere, per quanto ancora è da vedersi, opposizione ma esecutivo da cui la Polizia dipende. Se poi Farage riuscirà a mantenere alti i propri consensi rimane tra i quesiti politici imminenti, posto che l’appoggio a Trump, non appena si è palesato quale causa dell’impennata dei prezzi, lo ha posto dalla parte sbagliata di storia e barricata, motivo per cui ha fatto immediato ricorso, attingendo a Belfast e Southampton, ad una strategia comunicativa volta a capitalizzare la rabbia a fronte di un imminente collasso sociale.
Lo scontro tra governo e Reform, di fatto, sta riducendo le dinamiche sociopolitiche a slogan elettorali ignorando i nodi strutturali del problema, che rimangono tutti.
Per i Laburisti, apertura e riapertura di dossier ed inchieste costituiscono un obbligo ineludibile di arginare una crisi di credibilità che attenta alla tenuta stessa di Stato ed ordine pubblico.
1 Concetto sociologico-politico che descrive l’intervallo di idee considerate accettabili dalla massa in un determinato momento. Joseph P. Overton, ex vicepresidente del Mackinac Center for Public Policy, la ideò negli anni ’90 per spiegare come i think tank influenzino opinione pubblica e politica. La tesi è che i politici non possono promuovere qualsiasi idea desiderino, dovendosi muovere all’interno della “finestra” di ciò che la società considera normale o tollerabile.
2 adescamento e sfruttamento sessuale di minori; tornato al centro dell’attenzione a causa delle accuse di occultamento e omissione da parte delle autorità. Per decenni migliaia di adolescenti britanniche (spesso in condizioni di vulnerabilità) sono state adescate, drogate, abusate e vendute come oggetti sessuali. I colpevoli, organizzati in reti criminali, erano in grande maggioranza pakistani o asiatici. L’aspetto che ha demolito la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è stato chepolizia, servizi sociali e autorità locali pur sapendo abbiano deliberatamente scelto di tacere. Le indagini hanno confermato che il silenzio è stato determinato dal timore di essere accusati di razzismo, e per un pregiudizio sociale verso le vittime, appartenenti alla classe operaia, che i servizi sociali tendevano a colpevolizzare. Per Reform UK è la prova di come politically correct e multiculturalismo abbiano sacrificato la sicurezza dei minorenni.
L’articolo Belfast brucia, Westminster trema proviene da Difesa Online.
Il Regno Unito ama l’avantgarde; dopo Mary Quant, i Beatles, la new vawe e la caduta di Andrew Mountbaten Windsor,…
L’articolo Belfast brucia, Westminster trema proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
