C-17 diretto in Antartide torna indietro: perché è decollato con il NOTAM già in vigore?
La mattina del 18 agosto un C-17A Globemaster III della U.S. Air Force è decollato da Christchurch, in Nuova Zelanda, diretto alla base di McMurdo*, in Antartide. Dopo circa due ore e mezza il velivolo è tornato indietro, non per un guasto, ma per un avviso di pericolo legato a un’attività russa lungo la rotta.
La Civil Aviation Authority neozelandese ha confermato di essere stata informata dalla State Air Traffic Management Corporation of Russia di un lancio missilistico pianificato e del conseguente possibile rischio per lo spazio aereo internazionale. Un NOTAM (NOtice To AirMen) australiano, il C2155/26, pubblicato per la stessa attività, parla più genericamente di «attività aerospaziali russe» e di «possibili detriti» nell’area interessata.

Il fatto, quindi, è reale. Più difficile è capire che cosa ci fosse realmente dietro quell’allerta.
Non necessariamente un’arma
La parola “missile” può far pensare subito a un test militare o addirittura a un’arma antisatellite. Al momento, però, non ci sono elementi sufficienti per sostenerlo.
Negli avvisi aeronautici relativi ai lanci spaziali, termini come «missile launch» o «debris return» possono indicare semplicemente il lancio di un vettore e la successiva ricaduta in mare di uno stadio o di altri componenti. È già accaduto in passato con lanci russi effettuati dal cosmodromo di Plesetsk.
In altre parole, potrebbe essersi trattato di una normale attività spaziale. Normale, però, fino a un certo punto: se la zona nella quale potrebbero cadere frammenti attraversa una rotta aerea, nessun comandante ha interesse a correre rischi inutili.
Resta comunque una domanda: perché il C-17 è decollato e solo dopo alcune ore ha invertito la rotta? Gli avvisi coprivano infatti finestre temporali piuttosto ampie. È possibile che durante il volo siano arrivati dati più precisi sulla traiettoria o sull’orario del lancio, oppure che il rischio sia stato rivalutato. Su questo passaggio, però, non è stata ancora fornita una spiegazione pubblica.

È stata avanzata anche un’ipotesi più provocatoria: che l’avviso russo possa essere servito a creare deliberatamente incertezza e intralciare le operazioni. È una possibilità interessante, ma al momento resta soltanto un’ipotesi.
Mosca possiede capacità antisatellite
La prudenza nell’interpretare questo episodio non significa sottovalutare le capacità russe nello spazio.
Il precedente più noto risale al 15 novembre 2021, quando la Russia distrusse il proprio satellite Cosmos 1408 con un sistema antisatellite lanciato da terra. L’esplosione generò oltre 1.500 frammenti tracciabili e costrinse temporaneamente anche l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale a mettersi al riparo.
Già nel 2020 lo U.S. Space Command aveva inoltre denunciato il comportamento del satellite russo Cosmos 2543, che aveva rilasciato un oggetto in orbita durante una manovra considerata compatibile con un test di capacità antisatellite.
La Russia possiede quindi realmente strumenti per disturbare, danneggiare o distruggere sistemi spaziali avversari. Ma questo non significa che ogni lancio o ogni ricaduta di detriti sia automaticamente un’azione ostile.
Nel caso del C-17, i fatti confermati sono più semplici: la Russia ha segnalato un’attività potenzialmente pericolosa, Nuova Zelanda e Australia hanno pubblicato avvisi aeronautici e il velivolo statunitense ha interrotto la missione verso l’Antartide.
Quando lo spazio ferma un aereo
Il C-17 stava partecipando alle attività di Operation Deep Freeze, il ponte logistico con cui gli Stati Uniti riforniscono le proprie basi antartiche. Sono missioni già complesse per meteo, distanze e scarsità di aeroporti alternativi. Anche un rischio molto basso può quindi bastare a imporre un cambio di rotta.

L’episodio mostra in modo molto concreto quanto attività spaziali e aviazione siano ormai strettamente collegate. Un lancio o la possibile ricaduta di detriti possono creare una zona di rischio sufficiente a modificare anche una missione militare pianificata da tempo.
Se si è trattato semplicemente di una normale attività spaziale russa, il caso resta comunque significativo: un avviso relativo a possibili detriti è bastato a far interrompere la missione di un C-17 diretto in Antartide.
Resta da capire perché il velivolo sia decollato nonostante il NOTAM fosse già in vigore e che cosa abbia determinato, dopo circa due ore e mezza di volo, la decisione di tornare indietro. È forse questo, più delle ipotesi su ciò che la Russia stesse realmente lanciando, l’aspetto dell’episodio che merita ancora una risposta.
* McMurdo Station è la più grande base di ricerca scientifica e logistica dell’Antartide
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