Citroën CX Break: quando l’Italia informava viaggiando di notte
“Quando l’Italia dormiva, lei viaggiava. Attraversava l’Italia portando i giornali nelle mani di chi voleva conoscere il mondo.”
La fotografia che accompagna queste righe racconta un’Italia che molti ricordano con nostalgia e che i più giovani faticano perfino a immaginare. Un’epoca in cui l’informazione non viaggiava attraverso uno smartphone o un fax, ma correva davvero sulle strade della penisola. E a farlo erano uomini con automobili diventate una leggenda.
Tra queste, una su tutte: la Citroën CX Break
Chi ha lavorato nel mondo della distribuzione della stampa tra gli anni Settanta e Novanta la ricorda bene. Di notte, sulle autostrade italiane, le sue luci comparivano nello specchietto retrovisore e spesso significavano una cosa sola: stava arrivando un corriere della stampa. Per molti automobilisti era il segnale che una station wagon stava per chiedere strada.
Ricordo che durante il servizio militare un furiere più anziano mi parlò proprio di quel lavoro. Sapendo della mia passione per la guida mi raccontò dei trasportatori dei giornali, di quelle corse notturne che attraversavano l’Italia per consegnare le notizie all’alba.
Un ambiente piuttosto chiuso, difficile da avvicinare, ma che esercitava un fascino particolare su chiunque avesse la genuina passione di fare della guida la propria professione.
A livello locale i quotidiani viaggiavano soprattutto su furgoni e mezzi commerciali. Per le lunghe percorrenze, invece, la regina era molto spesso la Citroën CX Break, l’ammiraglia francese preferita per le sue doti di robustezza e tenuta di strada in ogni condizione. Insomma, un auto avvenniristica che ha contribuito ogni notte a informare l’Italia.
Presentata nel 1974 come erede della celebre DS, la “Dea” resa famosa anche dall’attentato a Charles de Gaulle e già trattata su queste pagine, la CX fu disegnata sotto la direzione stilistica di Robert Opron, raccogliendo l’eredità tecnica e filosofica lasciata dal grande Flaminio Bertoni, padre della Traction Avant, della DS e della 2CV.
La versione Break arrivò nel 1975 e divenne immediatamente una delle station wagon più capienti d’Europa. Con un passo di oltre 3 metri, aveva una capacità di carico fino a circa 2.000 litri abbattendo i sedili. Anche caricata fino al tetto di quotidiani, la CX manteneva velocità e assetto grazie al celebre circuito idraulico alimentato dal fluido LHM. Una caratteristica particolarmente apprezzata dai corrieri della stampa impegnati ogni notte sulle lunghe tratte della penisola. Sul bagnato, raccontano ancora oggi alcuni conducenti nei gruppi dedicati, sembrava viaggiare su binari.
Le notti della stampa
Scorrendo i racconti degli ex corrieri, c’era chi partiva da Roma per Lucca, chi collegava Milano con il Sud Italia, chi trasportava nove quintali di giornali fino a Cosenza. Io le ricordo bene, spesso erano bianche con un grande antennone laterale. Le prime copie uscivano dalle rotative intorno all’una di notte e dal quel momento partiva il cronometro.

Non esistevano cellulari, e le comunicazioni avvenivano attraverso il “baracchino”, il CB installato sul cruscotto, spesso sintonizzato sui canali più frequentati dagli autotrasportatori. Dalla radio di bordo arrivavano avvisi, battute e qualche inevitabile esagerazione anche per mantenersi vigili: «Nebbia dopo Bologna», «Traffico fermo al chilometro», «Attenzione in corsia sud». Attorno a quei canali CB si era formata una vera comunità della notte fatta di corrieri della stampa e camionisti; persone che finivano per conoscersi per voce.
Le versioni più ricercate erano le diesel turbocompresse e tra gli autisti circolavano racconti di vetture “arrangiate nella mandata”, capaci di far girare il tamburo del tachimetro ben oltre le prestazioni ufficiali. La CX 25 TRD Turbo, con circa 120 CV nelle ultime evoluzioni, sfiorava già di serie i 190 km/h, un valore sorprendente per un diesel degli anni Ottanta. Non stupisce quindi che molti corrieri della stampa la considerassero l’auto ideale.
L’impianto idraulico richiedeva però una manutenzione accurata e meccanici preparati, perché le perdite di LHM e il sistema a sfere delle sospensioni potevano trasformarsi in costi importanti. Nelle ultime serie, inoltre, la CX arrivò a offrire anche soluzioni allora molto avanzate, come il sistema antibloccaggio ABS.
Strada, concorrenti ed esercito
Sulle autostrade italiane, tra le principali antagoniste della Citroën CX comparivano la Volvo 245, la successiva 745 e la Opel Rekord, una vettura che ho avuto modo di guidare e che ricordo come un’ottima e validissima rivale. Le Volvo erano sinonimo di robustezza e affidabilità, mentre la CX conquistava per comfort, tecnologia e prestazioni.
Non sorprende che, ancora oggi, sui gruppi social dedicati al marchio francese, i racconti e i ricordi degli appassionati continuino a celebrarla come una delle station wagon più riuscite della sua epoca. Del resto, l’innovazione è sempre stata una caratteristica distintiva della Casa francese.
Anche in ambito militare italiano pochi ricordano il Citroën C-242 FA, sviluppato negli anni Settanta nell’ambito della collaborazione con Fiat.

Esteticamente squadrato e lontano dall’eleganza della CX, proponeva però soluzioni tecniche tutt’altro che banali, come il sistema frenante “Full Power” con quattro freni a disco, una scelta piuttosto rara su un veicolo leggero di quel periodo. Un esempio ulteriore di come Citroën abbia spesso puntato sull’innovazione tecnologica. – vedi articolo Ricordi e icone dei veicoli a uso promiscuo europei – Difesa Online –
Informazione, allora e oggi
Una notizia veniva raccolta, verificata, spesso grazie all’ultima telefonata dell’inviato o del collaboratore, quindi stesa, impaginata, stampata e infine trasportata fisicamente fino alle edicole. Oggi tutto avviene in pochi secondi, e la velocità ha portato enormi vantaggi, ma ha anche aumentato il rischio che contenuti non verificati possano diffondersi rapidamente.
Nell’era dei social network e delle notifiche istantanee, sempre più spesso ci si ferma ai titoli o alle anteprime senza approfondire il contenuto completo dell’articolo. Non è nostalgia, ma la semplice constatazione che ogni epoca ha i propri punti di forza e le proprie debolezze. Chissà, forse servirebbero ancora le CX Break?
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