Il traditore perfetto: formato dalla NATO, decorato dagli USA, pagato dal Cremlino
Da Oberammergau a Mosca: il controspionaggio italiano tradito dai suoi maestri
L’operazione del ROS che il 7 luglio ha portato agli arresti domiciliari Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi 59enni, entrambi ex AISI ed ex Arma dei Carabinieri, non racconta, secondo l’ipotesi accusatoria, la storia di una talpa isolata. È la radiografia di come Mosca costruirebbe reti umane dentro il perimetro della sicurezza nazionale italiana, sfruttando chi quel perimetro lo ha presidiato per una vita.
Il profilo di Piras è il cuore del problema. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, autore della “Teoria sul Capitale Informativo” e di un saggio del 2011 sull’intelligence della Federazione Russa, formato alla scuola NATO di Oberammergau e nelle esercitazioni Unified Blade, decorato nel 2012 con la Legion of Merit statunitense, l’uomo che secondo gli inquirenti vendeva segreti al Cremlino era un professionista del controspionaggio. Conosceva le contromisure perché le aveva studiate e insegnate. E infatti il tradecraft che emerge dalle riprese ambientali del ROS è da manuale sovietico aggiornato all’era digitale: pizzini srotolati dal taschino della camicia su una panchina, cellulari scambiati nascosti in un forno a microonde, schede microSD occultate nella crepa di un muro, buste da quattromila euro in contanti per ogni singola informazione, quello che gli investigatori descrivono come un vero listino concordato. La scelta di metodi analogici non è arcaismo, è consapevolezza: chi conosce la SIGINT sa che la vulnerabilità sta nel segnale, non nella carta.
Il retroscena più delicato è però la presunta rete di approvvigionamento. Secondo l’accusa Piras sarebbe stato l’unico interlocutore dell’agente russo, coperto da immunità diplomatica, e avrebbe attinto a sei fonti, tra cui quattro militari in servizio impiegati in incarichi ad alto grado di riservatezza nel settore cyber della Difesa, oggi indagati. Qui il caso cambia natura: non parliamo di documenti d’archivio, ma di accesso potenziale a capacità, procedure e vulnerabilità del dominio cibernetico nazionale, oltre che a informazioni classificate sulla produzione industriale italiana della difesa, in un momento in cui la filiera nazionale è impegnata sul fronte ucraino e nei programmi europei. Non a caso tra le contestazioni figura anche l’accesso abusivo a sistemi informatici, spia di una dimensione che le indagini dovranno ancora perimetrare. Va riconosciuto il funzionamento del sistema immunitario: è stata l’AISI, nel 2025, a rilevare il presunto reclutamento e ad attivare il ROS, con due procedimenti paralleli presso la Procura di Roma e quella militare.
La vicenda si inserisce in una genealogia lunga un secolo. Nel 1967 la rete di Giorgio Rinaldi, paracadutista acrobatico al soldo del GRU, rivelò quanto l’Italia fosse terreno di caccia privilegiato per Mosca, condizione poi certificata dal dossier Mitrokhin, che documentò decenni di penetrazione del KGB negli apparati italiani. Nel 2021 il capitano di fregata Walter Biot venne arrestato mentre cedeva documenti NATO a un funzionario russo per cinquemila euro, riportando condanne pesantissime. La costante è sempre la stessa: non ideologia, ma denaro, fragilità personali e la convinzione russa che l’anello debole di ogni sistema classificato sia l’essere umano che ne detiene le chiavi.
La differenza, oggi, è il contesto. Il ministro Crosetto ha parlato di punta di un iceberg gigantesco, fatto di nemici esterni e traditori interni, inquadrando la vicenda nella guerra ibrida. La lezione operativa, però, è un’altra: il caso dimostra che il post-servizio è il buco nero del controspionaggio italiano. Un ex agente in pensione da oltre dieci anni conserva rete, credibilità e accessi indiretti, senza più alcun monitoraggio strutturato. Servono protocolli di vetting post-impiego, tracciamento dei contatti con personale diplomatico ostile e compartimentazione reale nel comparto cyber. Perché il messaggio che arriva da Mosca è chiaro: l’Italia non è retrovia, è campo di battaglia informativo.
Tutte le persone citate sono indagate o sottoposte a misura cautelare e devono ritenersi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
L’articolo Il traditore perfetto: formato dalla NATO, decorato dagli USA, pagato dal Cremlino proviene da Difesa Online.
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