Intervista all’ambasciatrice del Giappone, Hikariko Ono: “Sicurezza euro-atlantica e Indo-Pacifico sono ormai inseparabili”
Nel 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Roma e Tokyo, abbiamo incontrato l’ambasciatrice del Giappone in Italia, Hikariko Ono. Un anniversario che, alla luce dell’attuale scenario internazionale, non rappresenta soltanto una ricorrenza storica, ma anche l’occasione per misurare la profondità di un rapporto sempre più politico, strategico e industriale.
La cordialità con cui siamo stati accolti e la chiarezza delle risposte ricevute lasciano trasparire un dato spesso sottovalutato: tra due Paesi apparentemente lontani esiste oggi molta più sostanza di quanto si possa immaginare. Dalla cooperazione nel GCAP alla sicurezza marittima, dallo spazio alla cyber security, dalla deterrenza nucleare alla sfida demografica, il Giappone appare sempre più inserito in uno spazio di sicurezza che collega Indo-Pacifico ed Europa.
In un contesto segnato dalla crescita militare cinese, dai programmi missilistici e nucleari nordcoreani, dall’assertività russa e dalle tensioni intorno a Taiwan, Tokyo conferma la propria identità di nazione pacifica, ma anche la necessità di rafforzare capacità nazionali, alleanze e cooperazione con partner affini, a partire da Italia, UE e NATO.
Giappone e Italia celebrano il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche. A suo avviso, qual è oggi il significato politico più importante di questo anniversario, in un momento in cui la sicurezza europea e quella dell’Indo-Pacifico appaiono sempre più connesse?
Da quando Giappone e Italia hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1866, entrambi i Paesi hanno attraversato cambiamenti significativi. Guardando anche soltanto agli ultimi decenni, Giappone e Italia si sono entrambi risollevati dalla devastazione della Seconda guerra mondiale e hanno svolto ruoli importanti nella comunità internazionale come membri del G7. Uniti da valori condivisi, interessi comuni e da un fermo impegno nella tutela dell’ordine internazionale basato sullo stato di diritto, Giappone e Italia hanno lavorato insieme per promuovere la pace, la stabilità e la prosperità nel mondo.
In questo anno così significativo, che segna il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, il primo ministro Takaichi ha accolto a Tokyo il presidente del Consiglio Meloni, dove i due hanno concordato di elevare le relazioni bilaterali a “partenariato strategico speciale”. In un momento in cui l’ordine internazionale libero, aperto e stabile che abbiamo a lungo sostenuto è profondamente scosso, e le regioni indo-pacifica ed euro-atlantica sono sempre più interconnesse, non vi è mai stata una necessità maggiore di stretta cooperazione e collaborazione tra i due Paesi in un’ampia gamma di settori.

Nel campo della sicurezza, la nostra cooperazione assume un’importanza strategica crescente: abbiamo infatti assistito a una cooperazione continua e in espansione tra le forze di difesa dei due Paesi, compresa la collaborazione nel Global Combat Air Programme (GCAP), le reciproche visite navali nei porti e le esercitazioni congiunte nei domini terrestre, marittimo e aereo. I due leader hanno inoltre concordato di rafforzare la cooperazione in nuovi settori, come lo spazio e la sicurezza economica, entrambi divenuti di maggiore rilevanza strategica.
Il Giappone sta attualmente riconsiderando la propria postura di sicurezza in un ambiente regionale in rapido deterioramento, segnato dall’ascesa militare della Cina, dai programmi missilistici e nucleari della Corea del Nord, dall’assertività della Russia e dalle tensioni intorno a Taiwan. Come definisce Tokyo le proprie priorità strategiche in questo nuovo contesto?
Il Giappone si trova oggi ad affrontare il contesto di sicurezza più grave e complesso dell’era postbellica. Abbiamo assistito a massicci e opachi rafforzamenti militari da parte di Paesi vicini nella regione, che hanno anche intensificato le loro attività militari nelle nostre vicinanze. Inoltre, riconosciamo che sta diventando sempre più importante adattarsi ai nuovi metodi di guerra attualmente impiegati nei conflitti reali e costruire una base produttiva della difesa e un’infrastruttura tecnologica capaci di sostenere guerre prolungate. Di conseguenza, l’ambito delle sfide alla sicurezza nazionale si è ampliato.
Per far fronte a questo difficile quadro di sicurezza, il Giappone continuerà a rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti, pietra angolare della diplomazia giapponese, e ad accrescere la cooperazione con partner affini che condividono valori e principi fondamentali, tra cui la NATO e l’UE.
Allo stesso tempo, per far fronte all’ampliamento delle sfide alla sicurezza nazionale, il Giappone stesso si sta adoperando per proteggere i propri interessi attraverso un approccio globale che rafforzi tutte le capacità del Paese – diplomatiche, di difesa, economiche, tecnologiche, di intelligence e relative alle risorse umane – e che risponda combinando tutti gli strumenti politici disponibili. In particolare, il Giappone non solo rafforzerà in modo sostanziale le proprie capacità di difesa – incentrate sugli equipaggiamenti e sulle operazioni delle Forze di autodifesa – ma si occuperà anche del potenziamento della ricerca e sviluppo, dello sviluppo delle infrastrutture pubbliche e della cyber security. Inoltre, dal punto di vista della forza economica e tecnologica, il Giappone continuerà a portare avanti iniziative per assicurarsi vantaggi competitivi e indispensabilità, e lavorerà per rafforzare l’autonomia e la resilienza delle proprie tecnologie, catene di approvvigionamento e infrastrutture.

Nel campo della cooperazione internazionale, l’amministrazione Takaichi ha recentemente annunciato una versione aggiornata della propria strategia di politica estera, denominata “Free and Open Indo-Pacific” (FOIP). Una delle aree prioritarie di questo FOIP aggiornato è il rafforzamento della cooperazione nel campo della sicurezza per garantire pace e stabilità regionali. Utilizzando e coordinando in modo fluido l’intera gamma degli strumenti politici, compresi ODA, OSA (Official Security Assistance), trasferimenti di equipaggiamenti per la difesa e relativa cooperazione, il Giappone lavorerà con partner affini per rafforzare le capacità di sicurezza e di law enforcement dei Paesi della regione.
L’articolo 9 della Costituzione giapponese rimane uno degli elementi più distintivi dell’identità postbellica del Giappone. Il primo ministro Takaichi ha espresso sostegno alla revisione costituzionale. Come dovrebbe essere interpretato all’estero questo dibattito: come una rottura con la tradizione pacifista del Giappone o come un adattamento a un ambiente di sicurezza profondamente cambiato?
Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la nostra nazione è stata determinata a garantire che gli orrori della guerra non si ripetano mai più e si è adoperata per costruire un paese pacifico. Una pace duratura è il sincero desiderio del popolo giapponese. Sostenendo questo ideale di pacifismo, la Costituzione del Giappone, entrata in vigore nel 1947, include nell’articolo 9 disposizioni relative alla rinuncia alla guerra, al divieto di mantenere un potenziale bellico e alla negazione del diritto di belligeranza.
Sebbene da tempo vi siano discussioni politiche sulla nostra Costituzione da diverse prospettive, in questo momento non è stata presa alcuna decisione specifica. Come ha sottolineato il primo ministro Takaichi nel suo primo discorso programmatico, il suo governo perseguirà quella che ha definito una “diplomazia giapponese responsabile che crea pace e prosperità”. La posizione fondamentale del Giappone come nazione pacifica rimarrà dunque invariata.
Il Giappone sta rafforzando le proprie capacità navali, compresa la trasformazione delle unità classe Izumo e l’acquisizione degli F-35B. Alcuni osservatori, talvolta provocatoriamente, si chiedono se “la Marina giapponese sia tornata”. Come risponderebbe a chi vede in questa evoluzione il ritorno di una grande potenza marittima giapponese?
Dal punto di vista della creazione di un ambiente di sicurezza auspicabile per il Giappone e della prevenzione dell’emergere di minacce, il ruolo svolto dalle nostre capacità di difesa – compresa la cooperazione con partner nella regione indo-pacifica e nella più ampia comunità internazionale – sta diventando sempre più importante. Allo stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli che il campo della diplomazia e della sicurezza si sta estendendo a nuovi domini, compresi lo spazio extra-atmosferico, il cyberspazio e il dominio cognitivo.

In queste circostanze, il Giappone continuerà a considerare diplomazia e difesa come due ambiti che operano in tandem, e salvaguarderà con determinazione i propri interessi nazionali e la pace, espandendo al contempo in modo proattivo la cooperazione internazionale anche attraverso il nostro FOIP aggiornato, così da guidare il mondo verso l’apertura e la cooperazione, affinché il Giappone e la comunità internazionale possano prosperare insieme.
Il dibattito sulle questioni nucleari rimane estremamente sensibile in Giappone. Da un lato, il Giappone si affida alla deterrenza estesa degli Stati Uniti, dall’altro, mantiene i Tre principi non nucleari. Qual è l’attuale posizione del governo giapponese sulla deterrenza nucleare, sulla condivisione nucleare e sulla possibilità di eventuali cambiamenti in questo campo?
In quanto unico Paese ad aver subito danni enormi da bombardamenti atomici in guerra, il Giappone è rimasto fermo nel guidare sia iniziative interne sia sforzi internazionali verso la non proliferazione nucleare. Sul piano interno, i “Tre principi non nucleari” – non possedere, non produrre e non consentire l’introduzione di armi nucleari in Giappone – sono stati uno dei pilastri più fondamentali della sua politica di difesa e sicurezza postbellica.
A livello internazionale, il Giappone ha svolto un ruolo guida nelle discussioni nell’ambito del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Il Giappone, in quanto Stato non dotato di armi nucleari, è obbligato a non produrre né acquisire armi nucleari e continua a dimostrare un elevato livello di trasparenza accettando le misure di ispezione più rigorose e avanzate al mondo da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Inoltre, il Giappone presenta ogni anno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite risoluzioni che chiedono l’abolizione delle armi nucleari, le quali sono state costantemente adottate con il sostegno schiacciante della comunità internazionale.
Sull’energia nucleare civile, il Giappone sembra orientarsi verso un approccio più pragmatico, anche per ragioni di sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività industriale. Come concilia il governo questa politica con la memoria di Fukushima e con le preoccupazioni dell’opinione pubblica?
L’attuale politica giapponese sull’energia nucleare è incentrata sul principio che “la verifica della sicurezza è la priorità assoluta”. Per il Giappone è essenziale ricostruire la fiducia pubblica affrontando costantemente ansie e preoccupazioni dei cittadini, ponendo al tempo stesso la massima priorità sulla sicurezza e sulla trasparenza. La Nuclear Regulation Authority (NRA) – un organismo altamente indipendente – è stata istituita nel 2012, un anno dopo il Grande terremoto del Giappone orientale, e sono stati introdotti nuovi standard regolatori, considerati tra i più severi al mondo. Misure di sicurezza multilivello – comprese contromisure contro terremoti e tsunami, preparativi per una perdita totale di alimentazione elettrica, misure per incidenti gravi e misure antiterrorismo – sono obbligatorie per legge, e il riavvio dei reattori nucleari è sottoposto a revisioni rigorose e di lungo periodo.

Dal punto di vista della sicurezza energetica, il primo ministro Takaichi ha dichiarato che il Giappone utilizzerà fonti di energia decarbonizzate nella massima misura possibile, garantendo al contempo la resilienza delle catene di approvvigionamento, sulla base della comprensione delle comunità locali e di un’adeguata considerazione per l’ambiente. Saranno compiuti sforzi per accelerare il riavvio delle centrali nucleari la cui sicurezza sia stata confermata dalla NRA. Il Giappone porterà inoltre avanti lo sviluppo e il dispiegamento di reattori avanzati.
Il Giappone affronta una delle sfide demografiche più gravi al mondo, con una popolazione che invecchia e una forza lavoro in contrazione. Quali sono le priorità del governo per affrontare questo problema: politiche familiari, immigrazione, automazione, intelligenza artificiale o una combinazione di tutti questi strumenti?
Molti Paesi sviluppati si trovano ad affrontare sfide comuni legate al calo della natalità e alla riduzione della popolazione. Il Giappone è impegnato da tempo nel far fronte a queste sfide.
Il primo ministro Takaichi ha dichiarato che la sua amministrazione rafforzerà le misure per invertire la tendenza al calo delle nascite, potenziando il sostegno a bambini, giovani e assistenza all’infanzia, nonché riducendo l’onere finanziario legato alla gravidanza e al parto.
Allo stesso tempo, il governo giapponese continuerà i propri sforzi per ricostruire i sistemi socio-economici – costruiti durante periodi di crescita demografica – trasformandoli in sistemi sostenibili nel medio-lungo periodo. Per esempio, nel gennaio di quest’anno, il governo giapponese ha adottato un nuovo piano per lo sviluppo delle infrastrutture sociali, che include, come uno dei suoi KPI (Key Performance Indicators), il consolidamento, la rimozione o il ridimensionamento di 1.000 strade entro il 2030.
Credo che, condividendo conoscenze ed esperienze e cooperando tra di noi, Giappone e Italia – entrambi alle prese con il declino demografico – possano individuare soluzioni migliori, che andranno a beneficio non solo dei nostri due Paesi, ma delle nazioni di tutto il mondo.
Dopo decenni di tassi di interesse ultra-bassi, il Giappone sembra entrare in una nuova fase monetaria. Come valuta Tokyo i possibili effetti di tassi più elevati su crescita, debito pubblico, yen e industria giapponese? Questo cambiamento potrebbe incidere anche sul ruolo del Giappone nell’economia globale?
Come membro del governo, preferisco astenermi dal commentare l’andamento dei tassi di interesse, poiché tali commenti potrebbero avere effetti indesiderati sul mercato. Il governo giapponese continuerà a monitorare attentamente l’andamento dei mercati e procederà con cautela attraverso il dialogo con gli operatori di mercato.
Nell’ordine geopolitico emergente, i Paesi piccoli e medi rischiano spesso di avere un’influenza limitata quando agiscono da soli, mentre i veri protagonisti sembrano essere sempre più attori di dimensione continentale o superpotenze. In questo contesto, Giappone ed Europa potrebbero evolvere in qualcosa di più che partner – non, naturalmente, nel senso di una formale adesione all’UE, ma come parti dello stesso spazio strategico, industriale e di sicurezza? Il Giappone potrebbe diventare, nella pratica, uno dei più vicini pilastri esterni dell’Europa in una futura Europa allargata e più geopolitica?
Nell’attuale ordine internazionale fluido, nessun Paese può salvaguardare da solo la propria sicurezza. La sicurezza nelle regioni euro-atlantica e indo-pacifica è realmente inseparabile, e l’importanza della cooperazione tra i Paesi europei, inclusa l’Italia, e il Giappone sta crescendo sempre di più.

Per quanto riguarda le relazioni tra UE e Giappone, nel 2024 abbiamo annunciato il Partenariato Giappone–UE per la sicurezza e la difesa, con l’obiettivo di sviluppare e rafforzare ulteriormente la cooperazione e il dialogo in tutti gli ambiti legati alla sicurezza e alla difesa.
Inoltre, per quanto riguarda il rapporto tra NATO e Giappone, nel 2023 abbiamo concluso l’Individually Tailored Partnership Programme (ITPP) e attualmente cooperiamo in settori quali sicurezza marittima, spazio, IA, contrasto alla disinformazione e cyber security.
In aggiunta, quest’anno il Giappone ha attuato un allentamento dei controlli sulle esportazioni di equipaggiamenti per la difesa, che potrebbe servire come strumento per rafforzare l’interoperabilità con i nostri partner affini, compresi quelli dell’UE.
Per quanto riguarda le relazioni con l’Italia, stiamo portando avanti il Global Combat Air Programme (GCAP) insieme al Regno Unito. Riteniamo che tale cooperazione nell’industria della difesa porterà a legami diplomatici e di difesa più stretti e, in ultima analisi, al rafforzamento della deterrenza e a contributi alla sicurezza regionale.
In questo mondo sempre più fluido e imprevedibile, il Giappone continuerà i propri sforzi per rafforzare l’alleanza Giappone–Stati Uniti. e intensificare la cooperazione con nazioni affini, incluse l’Italia e altri Paesi europei, rafforzando al contempo in modo complessivo le capacità del Giappone come nazione.
L’articolo Intervista all’ambasciatrice del Giappone, Hikariko Ono: “Sicurezza euro-atlantica e Indo-Pacifico sono ormai inseparabili” proviene da Difesa Online.
Nel 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Roma e Tokyo, abbiamo incontrato l’ambasciatrice del Giappone in Italia, Hikariko Ono. Un…
L’articolo Intervista all’ambasciatrice del Giappone, Hikariko Ono: “Sicurezza euro-atlantica e Indo-Pacifico sono ormai inseparabili” proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
