Kongsberg sceglie l’X-GUN 30 mm di Leonardo
Nel giugno 2024 Difesa Online raccontava l’X-GUN quando il nuovo 30 mm di Leonardo era ancora soprattutto una tecnologia in fase di affermazione: un’arma sviluppata a partire dal 2017, arrivata alla qualificazione industriale nel 2023 e alle certificazioni STANAG nel 2024. La definimmo, non senza provocazione, un “cecchino” counter-UAS. Due anni dopo quella definizione appare meno azzardata.
Leonardo ha annunciato l’8 settembre, durante il salone della difesa MSPO di Kielce, la firma di un contratto con Kongsberg per la fornitura di sistemi d’arma X-GUN da 30 mm destinati a essere integrati in un avanzato sistema di difesa counter-UAS multistrato per un cliente NATO non identificato.
Il comunicato non specifica il Paese destinatario, il numero di armi, il valore economico dell’ordine né la piattaforma finale. Conferma però un dato importante: l’X-GUN è stato scelto come uno degli effettori di un sistema concepito specificamente per contrastare piattaforme aeree senza equipaggio ostili.
Dal prototipo al contratto
La storia dell’arma aiuta a comprendere il significato dell’annuncio.
Nel nostro approfondimento del 2024 ricostruivamo l’avvio del programma nel 2017, la realizzazione del primo prototipo l’anno successivo e la prima raffica alla cadenza di 200 colpi al minuto nel 2019. Nel 2021 arrivò la versione “linkless”, con alimentazione senza maglie, mentre nel 2022 fu sviluppata quella “linked”, alimentata con nastro: le due configurazioni mantenevano circa l’80% dei componenti in comune.
Nel 2023 i primi esemplari definitivi portarono alla qualificazione industriale e la configurazione finale raggiunse un peso di circa 173 kg per il complesso dei componenti. Nel 2024 arrivarono le certificazioni STANAG.
Quello che allora era soprattutto un percorso di sviluppo e integrazione trova oggi una conferma particolarmente significativa proprio nel settore nel quale l’arma sembrava avere una delle applicazioni più promettenti: il contrasto a droni e altre minacce aeree a bassa quota.
Il punto non è che un cannone da 30 mm rappresenti una novità. È il modo nel quale viene inserito nella nuova architettura della difesa antidrone a essere interessante.
In un’architettura counter-UAS multistrato, sensori ed effettori differenti vengono combinati per opporre a ciascuna minaccia la risposta più adatta. In questo contesto, un cannone dotato di munizionamento programmabile può occupare uno spazio nel quale l’impiego sistematico di missili non rappresenta sempre la soluzione più conveniente o appropriata.
La munizione che esplode dove serve
Uno degli elementi centrali della capacità counter-UAS dell’X-GUN è il munizionamento programmabile 30×173 mm Air Burst Munition (ABM).
Secondo la documentazione Leonardo, la spoletta utilizza una tecnologia senza contatto per acquisire in tempo reale il dato relativo alla velocità effettiva del proiettile mentre questo percorre la canna. L’informazione permette di correggere il tempo di volo prima della detonazione, affinando il punto nel quale il colpo deve esplodere e aumentando così la probabilità di neutralizzazione del bersaglio.
È un dettaglio tutt’altro che marginale.
Non si tratta semplicemente di impostare una distanza teorica prima dello sparo: il sistema tiene conto della velocità effettiva del proiettile per determinare con maggiore precisione il momento della detonazione. Contro un piccolo drone, dove ottenere un impatto diretto su una sagoma ridotta può essere difficile, poter generare una nube di frammenti nel punto previsto per l’intercettazione cambia sensibilmente il problema.
Leonardo dichiara per l’X-GUN una cadenza fino a 200 colpi al minuto, capacità ABM, doppia alimentazione e compatibilità con munizionamento 30×173 mm conforme agli standard NATO.
La cadenza può apparire contenuta se confrontata con quella di sistemi antiaerei dedicati: il KCE-ABM da 30 mm dello Skyranger 30 di Rheinmetall arriva, ad esempio, a circa 1.200-1.250 colpi al minuto, mentre il KDG da 35 mm raggiunge i 1.000. Il confronto, tuttavia, non può fermarsi al solo numero. L’X-GUN privilegia il controllo del singolo colpo, la riduzione della latenza e l’impiego di munizionamento Air Burst programmabile, con l’obiettivo di ottenere l’effetto sul bersaglio con raffiche contenute e precise. Non a caso lo stesso KCE dispone anche di una modalità di tiro rapido a colpo singolo da 200 colpi al minuto.
Resta comunque evidente che, contro sciami numerosi o bersagli che richiedano una forte densità di fuoco in pochi secondi, una cadenza massima superiore costituisce un vantaggio potenziale; sarà l’efficacia reale della combinazione sensore-munizione-arma a stabilire quanto i 200 colpi/minuto dell’X-GUN rappresentino un limite operativo.
Un 30 mm “elettrico”
Altra peculiarità riguarda il funzionamento dell’arma. Il movimento dell’otturatore è comandato elettricamente mediante la tecnologia brevettata “X Cam” di Leonardo. Questa soluzione permette il controllo del ciclo di sparo e consente, tra l’altro, di gestire autonomamente un mancato innesco, arrestando il movimento per il tempo necessario prima di procedere.
La gestione elettrica dell’otturatore ha consentito anche l’introduzione della modalità “SNIPER”. Il ciclo dell’arma può essere predisposto prima del comando di fuoco, riducendo la latenza tra il comando e la partenza del colpo e favorendo una maggiore precisione.
Era proprio questa caratteristica che, nel 2024, ci aveva portato a utilizzare la provocatoria definizione di “cecchino” da 30 mm. Allora scrivevamo che gli ingegneri avevano sviluppato una modalità capace di predisporre meccanicamente l’arma prima dello sparo per ottenere rapidità e precisione.
A questa si aggiunge la funzione “Next Round”, che consente di effettuare cicli del meccanismo senza sparare e di selezionare da remoto una delle due linee di alimentazione oppure la posizione neutra.
Terra, mare e libertà da ITAR
Leonardo sottolinea inoltre alcune caratteristiche che vanno oltre la sola prestazione balistica.
L’X-GUN è progettato per applicazioni sia terrestri sia navali, è disponibile nelle configurazioni linked e linkless ed è dichiarato completamente ITAR-free.
Quest’ultimo elemento ha anche una valenza industriale. Per un integratore europeo come Kongsberg, poter utilizzare un sistema non sottoposto alla normativa statunitense International Traffic in Arms Regulations (ITAR) può rappresentare un fattore di flessibilità nella costruzione della propria offerta e nelle prospettive di esportazione, ferme restando naturalmente le autorizzazioni nazionali ed europee applicabili.
Leonardo ricorda inoltre che questa tecnologia è già stata selezionata da diverse Forze Armate per applicazioni navali attraverso la torretta Lionfish 30 e terrestri attraverso la HITFIST 30. Alla X-GUN si affianca il nuovo sistema Blaze 30×113, ancora in sviluppo, con il quale l’azienda punta ad ampliare ulteriormente la propria famiglia di soluzioni per il contrasto agli Unmanned Aerial Systems (UAS).
Dal “cecchino” alla difesa multistrato
Due anni fa concludevamo il nostro approfondimento osservando come la proliferazione di droni e munizioni circuitanti stesse creando una domanda crescente di nuovi sistemi di difesa aerea e come l’X-GUN potesse trovare proprio in questo settore uno dei suoi principali campi d’impiego.
Il contratto annunciato oggi non consente ancora di sapere quale sarà la piattaforma sulla quale verrà installata l’arma, come sarà strutturato nel dettaglio il sistema Kongsberg o quale Paese NATO lo riceverà. Non sappiamo neppure quante X-GUN siano state ordinate.
Ma proprio ciò che il comunicato non dice rende interessante quello che invece conferma: un grande integratore europeo ha scelto il 30 mm italiano come componente di una difesa counter-UAS multistrato.
Non è propriamente il “ritorno del cannone”: il cannone non se n’è mai andato. È piuttosto la sua evoluzione in un effettore sempre più integrato, programmabile e selettivo, destinato a convivere nella stessa architettura con missili, guerra elettronica e, sempre più frequentemente, sistemi a energia diretta.
Il contratto Kongsberg arriva mentre l’X-GUN è prevista anche sulla configurazione italiana dei Lynx A2CS dell’Esercito. I 16 mezzi successivi ai primi cinque esemplari inizialmente equipaggiati con torretta Lance adotteranno infatti la HITFIST 30 NG di Leonardo armata con il nuovo 30×173 mm; la stessa configurazione sarà poi estesa ai primi cinque veicoli. Per l’X-GUN si delinea così un ulteriore impiego di grande rilievo, accanto a quello counter-UAS appena annunciato con Kongsberg.
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