Perché l’oro corre ancora: crisi globali, banche centrali e paura del dollaro
Per tutti quelli che hanno un cuore (d’oro) cominciamo con una verità: l’oro è luce allo stato solido. Prima dellafemme, bisognachercher de l’or,proprio quando il mercato racconta due verità contemporanee: da un lato bene rifugio finché l’inflazione non punisce, dall’altro asset sensibilissimo a profitti improvvisi.
L’umanità ha sempre subito il fascino dell’oro, metallo capace di incidere sulla psicologia degli eventi economici; nell’era di criptovalute e IA come fa a mantenere il suo valore? A guardare al post Bretton Woods ed alle ultime tracce dibritish gold standard, l’oro ha trasformato il suo potere, visto che le monete fiat hanno accordato la loro fiducia a convenzioni sociali capaci solo di fondere lingotti di speranza, lontani anni luce dall’impagabile peso dell’oro, reso fluttuante dalNixon Shock, causa della sospensione della convertibilità vista la matassa inflazionante di dollari stampati per finanziare l’avventura vietnamita ed i crescenti bisogni interni americani. Quando la moneta fiat perde valore, l’oro tende a mantenere il potere d’acquisto reale.
L’attualità ha però portato a quella che molti analisti hanno definito unaBretton Woods III, visto che l’oro è tornato ad essere un’ancora di salvezza contro debito e crisi di fiducia conseguente al congelamento degli asset russi, senza contare la doratura dello yen, che vorrebbe garantire transazioni convertibili in oro e non in dollari; di fatto, il mercato sta scommettendo su una rivalutazione dell’oro quale unica riserva neutrale in un mondo geopoliticamente frammentato, secondo un sistema per cui chi ha l’oro non solo detta le regole, ma attrae investitori pur con l’aumento di tassi di interesse che non lo intaccano.
L’oro, nella sua neutralità, garantisce la più ampia copertura politica basata su scarsità, durabilità e soprattutto fiducia, fondata su un consenso sociale condiviso, connesso alla sua limitatautilità1praticae alla sua rassicurante funzione psicologica. Anche se lo stesso Keynes lo ha definito unareliquia barbara,l’oro offre un’illusione di continuità che in una realtà digitale conferisce un prezzo a memoria storica e denaro. In politica economica, l’oro sta tornando ad essere strategico; guardate le sanzioni e a come hanno reso il sistema del dollaro un’arma; l’oro è uno scudo sovrano in un mondo multipolare, dove può fluttuare il prezzo ma non il significato, tanto da vederne variazioni del volume detenuto dalle banche centrali di Cina, India, Turchia, Polonia, impegnate ad allontanarsi dalla vulnerabilità geostrategica del dollaro.
L’oro è dunque un asset geopolitico e gioca sulla de-dollarizzazione dei BRICS, sullo yuan convertibile, sull’impossibilità di essere oggetto di sanzioni. L’oro è sovranità pura: se nel XX secolo il potere è stato nell’oro nero, nel 2026 si sta spostando verso i caveaux foderati di oro giallo, specie nel contesto dell’inasprimento del conflitto in Medio Oriente e del ritorno del mercato ombra, elusivo delle restrizioni belliche. L’oro è l’ultima linea difensiva fiscale dove ilbiondoviene venduto da chi ha bisogno di fare cassa2e liquidato dagli speculatori.
In Russia si tratta di ingegneria monetaria necessaria alla copertura del deficit, al controllo dell’inflazione, al mantenimento del sistema duale con la Cina. Sia le vendite auree russe che quelle turche, hanno mitigato temporaneamente la temperatura delle quotazioni, ma specie quelle russe hanno creato un mercato a due velocità, dato che i lingotti moscoviti sono banditi dai circuiti ufficiali.
Ankara ha usato il suo oro3quale garanzia per prestiti, facendolo passare daasset intoccabileastrumento di gestione delle crisi. Occhio, perché l’effetto ribassista sarà transitorio e se Mosca dovesse dar fondo alle scorte troppo velocemente4, il rublo, valuta problematica di suo, certamente crollerebbe.
In un mondo immerso nel digitale, il peso senza tempo dell’oro, oggetto di tesi rialziste per il 2026, ci ricorda che la ricchezza riguarda tanto la memoria quanto il denaro, il cui potere d’acquisto rimane keynesianamente l’unico metro di giudizio per tarare la ricchezza reale. In un momento in cui il petrolio torna ad essere una variabile recessiva, il mercato dell’oro va in controtendenza rispetto agli eventi ed arretra in relazione all’eterogeneità delle crisi; se la guerra porta a politiche monetarie arrendevoli rafforzando l’oro, il petrolio riaccende l’inflazione da costi spostandosi sul dollaro.
Poiché finché c’è guerra c’è speranza, c’è da dire che il 2025 ha visto anche altri metalli segnare record, come il platino e soprattutto l’argento, il volatile fratello povero dell’oro, industrialmente rilevante e controllato da Perù, Australia Russia e Cina e il rame, il tutto determinato da una calante appetibilità per il biglietto verde, secondo un trend come detto in rialzo entro dicembre 2026, grazie anche agli auspicati tagli dei tassi da parte della Fed; insomma, unanno d’orocon un’oncia tra i 5.000 ed i 6.000 $, quotazioni dovute dal considerare l’oro una polizza contro i rischi crescenti, contro le guerre, una prevenzione per contenere la domanda inarrestabile delle banche centrali.
Ricapitolando
L’oro è limitato, le banconote no; l’impennata dei prezzi post pandemia ha riacceso il bisogno di ancoraggi sicuri; le banche centrali hanno trattato e stanno trattando l’oro come un’arma di riserva anti dipendenza da dollaro e anti congelamento da sanzione.
Per capirsi: primo, il rally del 2025 potrebbe non essere stato un fuoco di paglia, tanto più che rischio geopolitico fuori controllo e anemia del dollaro, condizionato da debito e tassi di interesse, non possono che alimentare il brillio dell’oro; secondo: i parallelismi con gli anni 70/80 sono preoccupanti, visto che l’aumento dei metalli preziosi si accompagna spesso ad una fase finale di alta inflazione; dopo un picco di oltre 80 $ l’oncia, grazie all’azione speculativa cinese, l’argento è risceso a 72 dollari lasciando molti con il cerino acceso. Pensate: 20 anni fa l’oro quotava 400 $, 10 anni fa 1.200, con l’argento che ha seguito analoghe dinamiche rialziste con una persistente e duplice naturaindustriale.
Ma non sono solo le banche centrali a comprare oro, lo fa chiunque possa permetterselo inserendosi in uncircolo virtuoso(si compra perché sale e sale perché si compra) alimentato dalla svalutazione. Il rischio, in caso di crescite fortissime è la repentina caduta successiva, benché l’effetto toro sulle borse non scemerà così rapidamente.
Insomma, conviene comprare? Si, ma ricordando che si tratta di investimenti a lungo termine, non per il domani, magari per il doman l’altro perché l’oro diversifica ma non paga dividendi e protegge il potere d’acquisto, a meno che la politica non tiri la fregatura e sgonfi i prezzi.
Ci aspettiamo la domanda dell’investitore:quanto ce n’è ancora?Risposta:meno di quanto si creda; con il 62% già estratto, al ritmo di circa 3.661 tonnellate l’anno, le miniere garantiscono poco meno di 40 anni di attività.
Volete speculare? Occhio, è pericoloso; il rapporto tra bolle speculative e oro è inverso e si concretizza al collasso degli asset speculativi quando ilbiondoassume il ruolo di bene rifugio. Occhio però, perché l’oro è l’antitesi di una bolla proprio perché non produce interessi.
E lo Stato? Combatte tra le pieghe delle interpretazioni, asserendo che le riserve auree gli appartengono in nome e per conto del popolo secondo una vision mal digerita da Bruxelles che, per effetto pattizio, ha la garanzia dell’intangibilità delle singole scorte, un messaggio forte in Paesi che detengono riserve significative e che sentono con particolarepassioneil fatto che i sopraccitati trattati autorizzano la BCE a procedere alle politiche monetarie, senza detenere però la sovranità. Francoforte di fatto non dispone delle riserve auree, ed i suoi richiami rientrano tra le forzature, poiché gli accordi trattano di riserve valutarie e non auree, rientranti nei temi di sicurezza nazionale di esclusiva competenza nazionale.
Insomma, dove c’è oro c’è da pensarci su, e anche bene, perché con i debiti nazionali che intaccano l’integrità del PIL, per alcuni il ritorno ad uno standard metallico costituisce l’unico mezzo per giungere alla disciplina fiscale; in soldoni: non si potrebbe più stampare moneta per coprire il debito ed in un periodo di incertezze come questo sarebbe davvero tanta roba, fiducia cieca esclusa poiché rientrante tra i beni che, con le chiacchiere e le tabacchiere di legno, il Banco di Napoli non impegna.
Rimanendo in tema di fiducia, molte nazioni stanno seriamente pensando di riportare a casa l’oro custodito a Londra o New York, temendo che lo stato di tensione possa rendere inaccessibili depositi aurei oggetto di travolgenti aggiornamenti5. Insomma, bisogna prendere atto che i tempi del buonIkesono passati e che siamo arrivati all’era di dazi imprevedibili calcolati pure alla carlona, in contrasto con i conteggi dell’IA che proiettano l’oro verso i 10.000 $ l’oncia. L’analisi degli scenari con l’IA consolida l’oro nella sua veste di bene rifugio agendo quale acceleratore di valore in quanto protezione contro l’instabilità del sistema finanziario.
Tanto per rimanere nel tecnologico, eccoci alla coesistenza strategica e complementare tra oro e criptovalute; se il lingotto ha vinto sulla stabilità, il bitcoin si è imposto con flessibilità e velocità di fuga. Ma la novità del 2026 è stata la fusione oro-blockchain con latokenizzazione6,che sta portando un’enorme liquidità sul mercato con la sicurezza di un blockchain ma con il valore del metallo, preludio al prossimo rally7.Ad ogni modo, saggiamente la scuola economica austriaca coltiva l’idea che un’economia sana abbia bisogno dihard moneycon un’offerta fissa come l’oro; si potrebbe pensare ad un sistema che funzioni come l’oro ma in digitale: (solo) a parole facilissimo, anche perché il valore delle Central Bank Digital Currency dipende dalla stabilità di chi le emette, rendendole affini alle fiat.
Ed ora giochiamo ai salmoni andando controcorrente
Quanto è volatile l’oro? Abbastanza, a giudicare dagli ultimi mesi; il problema è che l’oro non è più così indipendente dal ciclo economico, e si comporta come un’attività finanziaria soggetta alle dinamiche azionarie. In caso di shock l’oro non si sgancia dal sistema e si comporta sempre più come un titolo quotato grazie ad un processo legato all’espansione globale dell’economia che, se viene meno, inceppa il giocattolo.Si domanda cadit, aurum avolat;il valore dell’oro dipende da compratore e venditore, dalla liquidità e dalle aspettative globali, visto che non esistono immunità intrinseche.
Ultimo mito da sfatare: l’idea che accumulare oro rappresenti un affrancamento dal dollaro. L’oro è quotato e scambiato in dollari, il che significa che ogni acquisto implica l’utilizzo delverdone,così come ogni vendita determina un ritorno in dollari. Se l’oro aumenta, aumenta anche il valore delle transazioni in dollari.
L’oro rappresenta un ingranaggio del medesimo sistema; la de-dollarizzazione grazie albiondoappare dunque una costruzione narrativa del tipo:mi piacerebbe tanto ma. Di fatto, la definizione di bene rifugio comincia ad appassire, assegnando all’oro la funzione di asset ibrido che potrebbe non garantire contro l’incertezza di un mito blandito dai mercati.
1Robert Mundell
2Nel primo bimestre 2026 Mosca ha iniziato a vendere oro fisico (circa 14 tonnellate) per coprire il deficit di bilancio causato dalle spese militari. Poiché gran parte delle riserve valutarie russe è congelata, l’oro è diventato l’unico asset che Mosca può scambiare con Cina o India per ottenere valuta pregiata o beni tecnologici senza passare per il sistema SWIFT. Mosca sta monetizzando l’oro approfittando dei prezzi record per finanziare il conflitto.
3Un controvalore di oltre 8 miliardi di dollari, pari a più del 10% delle riserve totali del Paese
4Dal 2022 Mosca dovrebbe aver bruciato non meno del 57% del fondo sovrano in oro
5Il rally delle quotazioni ha portato il valore delle riserve tedesche, dalla fine del 2024, da 270 a 450 miliardi di euro
6Token: rappresentazione digitale di un asset registrata su un registro distribuito (blockchain). La creazione di questi strumenti è dettatokenizzazione:si prende un bene reale e lo si fraziona in unità digitali scambiabili.
7Strategia Gold-Crypto da IA: inflazione: entrambi salgono; crisi sistemica: l’oro sovraperforma; espansione tecnologica: bitcoin sovraperforma l’oro; combinazione perfetta: allocazione 70/30 (70% oro per la stabilità, 30% cripto per la crescita).
L’articoloPerché l’oro corre ancora: crisi globali, banche centrali e paura del dollaroproviene daDifesa Online.
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