Un “Granatiere” inglese per l’Esercito: ecco cosa c’è davvero sotto
Dal 2027 un nuovo “Granatiere” entrerà nei ranghi dell’Esercito Italiano. Questa volta, però, non porta l’uniforme e si chiama Grenadier. Si tratta del robusto 4×4 di INEOS – un nome nuovo – scelto per la mobilità militare leggera. Una decisione che ha sorpreso quanti si aspettavano il ritorno di una piattaforma italiana, magari sotto le insegne Stellantis.
Ma quanto è davvero straniero questo nuovo fuoristrada? Entrerà nella flotta dell’Esercito Italiano, una scelta interessante non soltanto dal punto di vista operativo, perchè dietro il fuoristrada britannico c’è infatti una filiera europea che coinvolge Germania, Austria e Italia.
L’annuncio è arrivato il 1° ottobre direttamente da INEOS Automotive e l’Esercito Italiano dovrebbe ricevere le prime consegne, attraverso Atflow (società creata dal Gruppo Autotorino per l’importazione e la distribuzione di veicoli in Italia, ndr) nei primi mesi del 2027. L’Italia diventa così, secondo INEOS, il primo Paese NATO a effettuare un ordine militare di dimensioni significative del Grenadier.
Non è un Defender
A guardarlo, il richiamo ai vecchi e affidabili fuoristrada britannici viene spontaneo. E siamo ormai abituati a linee che evocano il passato nascondendo, sotto la carrozzeria, progetti completamente diversi. Vi aggiorneremo e, se ne avremo l’opportunità, lo proveremo per Difesa Online. Una cosa, però, appare chiara almeno stando alle notizie, cioè che il Grenadier non è un Land Rover Defender rimarchiato e non utilizza la sua piattaforma.
Il progetto INEOS nasce nel 2017 dall’idea di Sir Jim Ratcliffe, fondatore dell’omonimo colosso chimico britannico, deciso a riportare sul mercato un 4×4 essenziale, robusto e da lavoro. Un progetto autonomo, sviluppato da circa 350 tecnici e collaudato per 1,8 milioni di chilometri in 15 Paesi. La filosofia ricorda quella dei Land Rover più duri e puri, ma con dimensioni e masse da fuoristrada moderno.
La new entry dell’esercito supera le 2,6 tonnellate e, nel sottoscocca, otto troviamo telaio a longheroni e traverse, assali rigidi, trazione integrale permanente, riduttore e tre differenziali bloccabili. Dichiara inoltre 264 mm di luce a terra, 800 mm di guado e fino a 3.500 kg di traino.
Ormai sembra andato in pensione – ahimè – anche il cambio manuale (con il quale probabilmente si poteva osare un pò di più) e, il Grenadier si affida infatti a un automatico ZF a otto rapporti, l’8HP51 sul benzina e il più robusto 8HP76 sul diesel. Una scelta tutt’altro che al risparmio perchè la famiglia ZF 8HP è ormai un riferimento tra gli automatici con convertitore. La trasmissione sarebbe stata ritarata da Magna Steyr e abbinata a un convertitore di coppia heavy-duty, cioè a prova di frusta. Quando l’asfalto finisce entra invece in gioco il riduttore Tremec a due gamme, comandato manualmente, con rapporto ridotto 2,5:1 e differenziale centrale bloccabile.
Inglese? Sì, ma apriamo il cofano
Qui la storia diventa curiosa, perchè INEOS Automotive è britannica, ma il Grenadier viene costruito Oltralpe, ad Hambach, in Francia, nell’ex stabilimento Mercedes-Benz. I motori sono BMW, sei cilindri 3 litri: benzina B58 da 286 CV oppure diesel B57 da 249 CV e ben 550 Nm. E, a quanto pare, dentro c’è anche l’ Italia. Gli assali rigidi sono stati sviluppati con Carraro, mentre l’impianto frenante porta la firma della bergamasca Brembo. La trasmissione ZF è stata invece ricalibrata dall’austriaca Magna Steyr.
Quindi, ricapitolando, un’ idea e marchio britannici, produzione francese, motore e cambio tedeschi, importante sviluppo austriaco e componentistica anche italiana. Più che semplicemente inglese, il Grenadier è un prodotto industriale europeo.
Da civile a militare
Un altro aspetto interessante è che il Grenadier percorre la strada inversa rispetto a molti mezzi militari, perché nasce come 4×4 civile commerciale e viene successivamente militarizzato.
La famiglia comprende Station e Utility Wagon, il pick-up Quartermaster e il Quartermaster Chassis Cab, probabilmente il più interessante per le trasformazioni specialistiche perché lascia libero il telaio dietro la cabina per l’installazione di differenti allestimenti.
Il Quartermaster ha inoltre un passo di 3.227 mm, 305 mm più lungo dello Station Wagon. INEOS sta facendo proprio di questa modularità il punto di forza per entrare stabilmente nella Difesa e, con Team Grenadier, partecipa infatti al programma Light Mobility Vehicle del Ministero della Difesa britannico, proponendo versioni militarizzate General Purpose, Multi-Role ed Enhanced Protection.
Il consorzio dichiara nove possibili applicazioni modulari della piattaforma. Tuttavia non sappiamo se siano queste le configurazioni ordinate dall’Italia.
Quale 4×4 manderà in pensione?
Quella italiana è una commessa importante anche per INEOS, insieme all’Austria rappresenta uno dei primi ordini del Grenadier da parte di forze armate nazionali. Ma resta la domanda: quale mezzo sostituirà e che ruolo avrà nell’Esercito Italiano?
Per caratteristiche può svolgere compiti di collegamento, pattugliamento, trasporto di uomini e materiali e ricevere allestimenti specialistici. Ma quantità, versioni e reparti destinatari non sono ancora stati resi pubblici. Una cosa è chiara: non è un blindato da combattimento e neppure un SUV semplicemente verniciato di verde. Non ci sono sospensioni indipendenti e il Grenadier rimane fedele alla vecchia scuola del fuoristrada, con ponti rigidi Carraro davanti e dietro, molle elicoidali progressive e schema a cinque bracci con barra Panhard. Una soluzione robusta che privilegia l’articolazione, per la quale INEOS dichiara oltre 585 mm di escursione, con 9° all’anteriore e 12° al posteriore.
Insomma, un robusto 4×4 civile che INEOS sta trasformando in una vera famiglia di veicoli militari leggeri.
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