1º giugno 193: il Senato romano condanna a morte Didio Giuliano, l’uomo che comprò l’impero
Il 1º giugno 193, il Senato romano condanna a morte Didio Giuliano, l’imperatore che poche settimane prima aveva ottenuto il trono nel modo più indegno: comprandolo.
Dopo l’assassinio di Pertinace, la guardia pretoriana mette di fatto all’asta l’impero. Non contano più la legittimità, il merito, il consenso o la capacità di governare. Conta l’offerta più alta. Didio Giuliano, ricchissimo senatore, promette ai pretoriani più denaro degli altri e ottiene la porpora.
È un gesto che segna una frattura profonda.
Roma non vede in lui un imperatore, ma il simbolo di un potere degradato a merce. Il popolo lo disprezza, il Senato lo tollera, le legioni lo ignorano. Il suo regno nasce già svuotato, perché chi compra il potere raramente possiede anche l’autorità necessaria per conservarlo.
Nel frattempo, dalle province, Settimio Severo avanza con le legioni danubiane. Si presenta come vendicatore di Pertinace e come restauratore dell’ordine. In realtà comprende meglio di altri la verità del momento: quando le istituzioni sono deboli, il potere non appartiene a chi lo paga, ma a chi può imporlo.
Didio Giuliano tenta di resistere, poi di trattare, infine di sopravvivere. Ma nessuno è disposto a morire per lui. Il Senato, che lo aveva riconosciuto, lo abbandona. Revoca il suo potere, proclama imperatore Settimio Severo e lo condanna alla morte.
Il 1º giugno 193, Didio Giuliano viene ucciso nel palazzo da un soldato.
Secondo la tradizione, le sue ultime parole furono una domanda disperata: “Che male ho fatto? Chi ho ucciso?”. Ma la risposta era già nella sua stessa ascesa. Forse non aveva ucciso nessuno con le proprie mani, ma aveva accettato di uccidere la dignità residua dell’impero, trasformando il trono in merce.
La parabola di Didio Giuliano resta attuale perché mostra cosa accade quando un sistema perde la propria forza morale. Nei momenti di crisi, il potere attira sempre uomini convinti che basti comprarne l’accesso: con il denaro, con le promesse, con i favori, con il controllo degli apparati, con la complicità di chi preferisce vendere ciò che non sa più difendere.
Ma il potere comprato è fragile. Può essere ottenuto rapidamente, ma non genera rispetto. Può aprire le porte del palazzo, ma non crea legittimità. Può sedurre chi ha paura, ma non convince chi deve obbedire davvero.
Didio Giuliano durò poco più di due mesi.
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