24 aprile, memoria armena e ipocrisie atlantiche
Il 24 aprile non è una data qualunque. È il giorno in cui il popolo armeno ricorda l’inizio simbolico del genocidio del 1915, quando nell’Impero Ottomano furono arrestati e deportati centinaia di intellettuali, religiosi, dirigenti e rappresentanti della comunità armena. Da quella notte cominciò una delle grandi tragedie del Novecento: deportazioni, marce della morte, massacri, cancellazione di comunità, cultura e memoria.
A più di un secolo di distanza, il genocidio armeno non è soltanto una questione storica. È ancora una prova politica e morale. Molti Stati lo hanno riconosciuto ufficialmente, tra cui Italia, Francia, Germania, Canada, Stati Uniti, Grecia, Polonia, Portogallo e Paesi Bassi. Ma altri continuano a negarlo, contestarlo o a evitare un riconoscimento formale. E non parliamo solo di Paesi lontani dall’Occidente.
Dentro la stessa NATO convivono sensibilità molto diverse
La Turchia, membro dell’Alleanza Atlantica dal 1952, continua a respingere la definizione di genocidio. Il Regno Unito non lo ha ancora riconosciuto formalmente a livello governativo. La Spagna, spesso indicata oggi da alcuni come l’anello debole dell’Alleanza per le sue posizioni sulla spesa militare, non risulta aver adottato un riconoscimento ufficiale nazionale, pur avendo visto numerose città e realtà locali muoversi in questa direzione.
Se il metro diventasse quello della coerenza storica e morale, il dibattito dovrebbe dunque essere molto più ampio, molto più scomodo e molto meno selettivo. Perché un’alleanza militare può fondarsi su interessi strategici comuni, ma un’alleanza politica che pretende di parlare in nome dei valori non può scegliere la memoria a intermittenza.
Ricordare il genocidio armeno significa allora fare i conti non solo con il passato, ma anche con il presente. Significa chiedersi perché alcune verità storiche vengano riconosciute senza esitazione, mentre altre restino ostaggio di equilibri diplomatici, convenienze energetiche, rapporti militari e paure geopolitiche.
Il 24 aprile è il giorno della memoria armena. Ma è anche il giorno in cui l’Occidente dovrebbe guardarsi allo specchio. Perché la negazione di un genocidio non cancella i morti. Cancella, semmai, la credibilità morale di chi preferisce tacere.
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