Sigonella: fu vera gloria o un no da operetta?
È stato attribuito grande rilievo dai media al fatto che il governo italiano abbia vietato lo scalo di aerei militari USA presso la base di Sigonella.
Inizialmente, alcuni commentatori vi hanno voluto vedere un bis del “no” di Sanchez all’utilizzo delle basi USA in Spagna e dello spazio aereo di Madrid per quella che lui ha definito “guerra illegale” (come se ci potesse essere una guerra “legale”). Ai soliti malpensanti (che nel nostro paese di complottisti non mancano)poteva sorgere anche il sospetto che qualcuno al ministero della difesa avesse inteso far trapelare apposta la notizia nel tentativo di compensare l’insuccesso subito con il recente referendum costituzionale.
Insomma, per chi leggeva con superficialità la notizia avrebbe potuto apparire che ci fosse stata una presa di posizione molto forte contro quell’insopportabile presidente Trump. Presidente che aveva persino avviato la guerra contro l’Iran senza preavvisarci. Una mossa dal sicuro effetto politico, anche se persino i più entusiasti non avrebbero potuto pensare che solo in virtù di questo schiaffo alloZio Samle Guardie della Rivoluzione avrebbero concesso uno speciale lasciapassare per un transito sicuro attraverso Hormuz e Bab el Mandeb alle petroliere dirette nei porti del Bel Paese.
Il fatto, nelle tifoserie sui social, è stato subito collegato ai tristi eventi di Sigonella del 1985. Ovvero, quando il governo italiano pro-tempore,più che dimostrare di saper tenere la schiena dritta nei confronti degli USA, ha dimostrato di mettersi in ginocchio di fronte al terrorismo palestinese. Terrorismo che aveva già condotto attentati in Italia e che era responsabile del sequestro dell’Achille Lauro(battente bandieratricolore) e dell’omicidio di un passeggero disabile. Decisione a mio avviso poco eroica del governo di allora che di fatto ha portato alla prevedibile impunità di buona parte dei terroristi1(ma a noi italiani facevano verosimilmente più paura i terroristi palestinesi che l’ex attore di western che all’epoca sedeva nello studio ovale: quelli usano armi vere e chissenefrega delle alleanze!). Insomma, non proprio una grande dimostrazione di sovranismo!
Comunque, mentre il ministro Crosetto veniva da alcuni rappresentato come una specie di Sanchez avvolto nel tricolore, lo stesso ministro ha ritenuto opportuno intervenire con una dichiarazione2molto chiara in cui di fatto ha spiegato che il diniego non doveva essere interpretato come un giudizio politico sull’operazione USA, ma di essere stato obbligato a non consentire l’atterraggio per il mancato rispetto da parte americana delle corrette procedure per richiedere l’uso nella base (la richiesta, sembra, sarebbe pervenuta alle autorità italiane quando i velivoli erano già in volo).
Ovvero, non una presa di responsabilità politica,ma il semplice atto dovuto per il mancato rispetto di formalità procedurali.
Insomma, il tutto certo non può essere stato apprezzato a Washington (nonostante le dichiarazioni ufficiali rilasciate) e non ha accontentato pacifisti ed opposizioni nostrane (che avrebbero preteso una posizione più forte). Forse non proprio un successo.
Chi scrive non è certo un ammiratore del presidente Trump (basta leggere i miei interventi su queste colonne), ma non penso che ci si possa permettere di nascondersi dietro la posizione “né con gli USA né con gli Ayatollah”.
Quella in atto nel Golfo è parte di una partita a scacchi tra gli USA e la Cina. Gli USA, dopo il Venezuela, vogliono sottrarre alla Cina energivora l’accesso privilegiato alle ingenti risorse iraniane.
L’UE, in quanto tale, non è parte attiva purtroppo in questa partita. Ancora meno, lo è l’Italia. Però, a noi probabilmente conviene che la sfida nel Golfo vada a favore degli USA anziché della Cina. Ho scritto USA, non Trump, perché gli effetti, negativi e/o positivi, di tale confronto, trascenderanno di decenni la fine della presidenza Trump.
La guerra non l’abbiamo scatenata noi, è vero. Neanche l’Ucraina ha scatenato la guerra nel 2022, ma non fa finta che la guerra non esista. Questa guerra non si combatte sul nostro territorio? Vero, ma il concetto di territorio è sicuramente un concetto arcaico quando si parla di conflitti. Questa guerra, che l’abbiamo voluta o meno, incide pesantemente sui nostri interessi nazionali e sulla nostra economia. Pertanto, come nel caso del conflitto Russo-Ucraino, anche in questo caso anche noi siamo di fatto in guerra, negarlo non cambierà la situazione. Non abbiamo nostri soldati sul terreno? È vero, ma questo pur essendo il fattore più visibile non è forse l’elemento dirimente.
Il nostro paese dovrebbe forse tentare di essere più pragmatico e tenere conto dei nostri punti deboli (politici, economici e militari).
Magari ci si può sentire orgogliosi e gonfiarsi il petto per aver detto “no” all’antipatico inquilino della Casa Bianca. Magari questo “no” porta anche voti (se si guarda solo al prossimo sondaggio settimanale).Ma un tale atteggiamento è veramente nel nostro interesse nazionale di lungo periodo?
Come ho avuto modo di scrivere in unrecente articolo, le frequenti accuse di Trump nei confronti degli Alleati europei, che sicuramente mirano a nascondere i problemi di una campagna le cui difficoltà erano state sottovalutate, si prefiggono anche di disarticolare una Alleanza Atlantica in cui The Donald non ha mai creduto.
Una Alleanza Atlantica che, secondo Trump (ma era anche la posizione di Bush figlio e di altri inquilini della Casa Bianca) agli USA, oggi preoccupati essenzialmente dell’Indo-Pacifico,non serve più.
Ma fino a ché noi non saremo in grado, come europei, di fare a meno del supporto USA (e ci vorrà ancora tempo, purtroppo) resteremo la “tigre di carta” che ci ha accusato di essere (anche se in realtà intendeva “scrocconi”)
Pertanto, quando Trump dice agli europei : “non mi avete aiutato e allora Hormuz liberatevelo voi” da un lato parla ai suoi elettori (“gliela ho fatta pagare agli scrocconi europei”), per giustificare la propria incapacità di prendere il controllo dello Stretto. Certo, ma dall’altro lato parla a Putin e gli dice “vai pure che a me l’Europa non interessa più”.
Per questo, quando sia pure tardivamente l’amministrazione USA ce lo ha chiesto, chi scrive riteneva che fosse sensato contribuire allo sforzo USA, certo non in prima fila, ma almeno in supporto alle monarchie sunnite bombardate da Teheran.
Non per servilismo nei confronti di Washington, bensì per salvaguardare anche i nostri interessi nazionali.
Interessi che forse non sono prioritariamente quelli di acquisire facili consensi per aver saputo dire “no” a Trump.
1Il capo del gruppo terroristico, Abu Abbas,fu lasciato tranquillamente andare in Jugoslavia, venne processato in Italia in contumacia, per salvare la faccia, e non fece un giorno di carcere.
2“Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi.Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi.”

Immagini: U.S. DoD / X
L’articoloSigonella: fu vera gloria o un no da operetta?proviene daDifesa Online.
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