FBI, 36 milioni per creare il nuovo occhio federale sulle strade americane
Negli Stati Uniti si sta aprendo un nuovo fronte nel delicato equilibrio tra sicurezza nazionale, attività di intelligence e tutela della privacy. L’FBI starebbe infatti cercando di ottenere un accesso esteso e centralizzato ai sistemi di lettura automatica delle targhe automobilistiche (ALPR – Automated License Plate Readers), con un progetto che potrebbe trasformarsi in una delle più vaste infrastrutture di monitoraggio dei movimenti dei cittadini mai concepite a livello federale.
Secondo documenti relativi a procedure di acquisizione federale, il Federal Bureau of Investigation intende ottenere accesso a un sistema in grado di fornire dati provenienti da telecamere intelligenti installate lungo autostrade, centri urbani e altre aree strategiche degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato dall’agenzia è quello di disporre di uno strumento capace di garantire una “raccolta diversificata e affidabile” di informazioni per le esigenze investigative e di intelligence.
Dietro una definizione apparentemente tecnica si nasconde però un meccanismo molto potente. I sistemi ALPR funzionano registrando automaticamente una serie di dati relativi ai veicoli in transito: non soltanto il numero di targa, ma anche colore, marca, modello e posizione geografica esatta nel momento della rilevazione. Ogni passaggio genera una sorta di impronta digitale temporale che viene archiviata e resa interrogabile attraverso database centralizzati.

In pratica, qualora un veicolo venga individuato da una di queste telecamere, le autorità potrebbero ricostruirne con precisione i percorsi: dove è passato, in quali giorni, a quali orari e con quale frequenza. Considerando che un’automobile spesso coincide con gli spostamenti quotidiani di una persona – casa, lavoro, incontri, abitudini, relazioni – il monitoraggio di un mezzo diventa indirettamente monitoraggio di un individuo.
Il progetto dell’FBI appare particolarmente ambizioso anche dal punto di vista geografico. I documenti indicano che l’agenzia desidera copertura nell’intero territorio continentale degli Stati Uniti, distinguendo le aree a est e a ovest del Mississippi, ma includendo anche Alaska, Hawaii, Porto Rico, Guam, Isole Vergini Americane e territori tribali. In sostanza, l’agenzia punta a una copertura praticamente totale.
Anche l’investimento previsto rivela la portata dell’iniziativa. La documentazione suggerisce una disponibilità economica di circa sei milioni di dollari per ciascuna macro-area individuata, per un valore complessivo che potrebbe raggiungere i 36 milioni di dollari.

L’FBI vorrebbe affidare il contratto a un unico fornitore, anche se i documenti prevedono la possibilità di coinvolgere fino a due società nel caso nessun soggetto sia in grado di soddisfare tutte le richieste operative. Tra le aziende che potrebbero realisticamente disporre di una rete di raccolta dati di questa portata vi sono flocksafety.com e motorolasolutions.com, entrambe già attive nello sviluppo e nella gestione di infrastrutture di lettura automatica delle targhe.
La questione, tuttavia, va oltre i nomi delle aziende coinvolte. Il punto centrale riguarda la natura stessa dello strumento. Perché se da un lato le autorità sostengono che tali tecnologie possano risultare decisive nella ricerca di criminali, persone scomparse o soggetti coinvolti in attività terroristiche, dall’altro cresce il timore che sistemi nati per finalità investigative possano trasformarsi in infrastrutture di sorveglianza permanente.
La preoccupazione è alimentata da un aspetto cruciale: l’accesso ai dati potrebbe avvenire senza la necessità di ottenere un mandato giudiziario specifico. Negli Stati Uniti il dibattito giuridico è acceso da anni e numerose associazioni per i diritti civili sostengono che il monitoraggio sistematico degli spostamenti rappresenti una forma di controllo incompatibile con le garanzie costituzionali previste dal Quarto Emendamento.

Negli ultimi mesi proteste e contestazioni contro l’installazione di queste telecamere si sono diffuse in diverse comunità statunitensi. Il timore non è soltanto quello di essere osservati, ma di vivere in un contesto in cui ogni spostamento lascia inevitabilmente una traccia digitale consultabile da autorità o soggetti terzi.
La vera domanda che emerge da questa vicenda è dunque meno tecnologica e più politica: fino a che punto una democrazia può spingersi nel raccogliere dati sui propri cittadini in nome della sicurezza? Perché se ogni automobile diventa un sensore e ogni strada un punto di controllo, il confine tra investigazione e sorveglianza di massa rischia di diventare sempre più sottile.
L’articolo FBI, 36 milioni per creare il nuovo occhio federale sulle strade americane proviene da Difesa Online.
Negli Stati Uniti si sta aprendo un nuovo fronte nel delicato equilibrio tra sicurezza nazionale, attività di intelligence e tutela…
L’articolo FBI, 36 milioni per creare il nuovo occhio federale sulle strade americane proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
