MISSIONI INTERNAZIONALI: I DETTAGLI DELL’AUDIZIONE DEL COMANDANTE DI VERTICE INTERFORZE, GENERALE GIOVANNI MARIA IANNUCCI, DI FRONTE ALLE COMMISSIONI ESTERI E DIFESA DI CAMERA E SENATO
Di Fabrizio Scarinci
ROMA. Nella giornata di ieri, il Comandante Operativo di Vertice Interforze (COVI), Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, è intervenuto in audizione di fronte alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato nell’ambito dell’esame congiunto della Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2026, nonché della Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e dello stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo intrapresi a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione con riferimento all’anno 2025, anche nell’ottica della loro proroga per l’anno 2026.

Aprendo il suo intervento, il Generale ha, ovviamente, fatto un breve excursus dell’attuale contesto internazionale, approfondendo, in modo particolare, la situazione dei teatri strategicamente più rilevanti per il nostro Paese e la postura del nostro apparato militare nazionale rispetto ai fenomeni di instabilità che li caratterizzano.
Tra essi, il primo a cui ha fatto riferimento è quello mediorientale, descritto come un contesto endemicamente instabile, dove il conflitto in Iran non avrebbe fatto altro che alterare gli equilibri, riscrivendo i ruoli e le relazioni degli principali attori dell’area.
Nello specifico, Iannucci si è soffermato soprattutto sugli accadimenti inerenti alla Striscia di Gaza, dove la transizione derivante dall’accordo a Sharm El Sheikh e dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU 2803 (2025) pone una sfida tutt’altro che semplice e sui contesti libanese e iracheno, dove le nostre Forze Armate operano ormai da diversi anni.
Quanto al Libano, Paese la cui conflittualità interna trascende notoriamente i confini nazionali, in linea con quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e da Presidente francese Emmanuel Macron durante il loro ultimo incontro bilaterale, egli ha sottolineato la necessità di evitare che, dopo la fine della missione UNIFIL, prevista a dicembre di quest’anno, si venga a creare un vuoto securitario tale da causare ulteriore instabilità.
Il Generale ha quindi ribadito come l’Italia, Paese che ha storicamente giocato un ruolo di rilievo nell’ambito della missione, intenda mantenere anche in futuro una presenza attiva nell’area, declinandola attraverso nuovi modelli di monitoraggio e di supporto alle Forze Armate locali.
Modelli che sfrutterebbero le iniziative bilaterali già in corso, come la missione MIBIL, unitamente al comitato tecnico-militare conosciuto come MTC4L.

Iannucci ha, poi, ricordato come il conflitto tra USA e Israele da un lato e Iran dall’altro abbia avuto pesanti conseguenze sull’intera regione e come, nell’immediato, ciò abbia determinato l’adozione di misure di mitigazione a protezione del personale, con alleggerimenti e rimodulazioni dei contingenti schierati e il ridislocamento di talune capacità già rientranti nel perimetro autorizzativo, al fine di dare continuità alla missione ricevuta a protezione dei cittadini italiani e degli interessi primari del Paese, nonché a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e della loro popolazione.
Venendo, invece, all’Iraq, il Generale si è focalizzato sul possibile termine dell’Operazione “Inherent Resolve” posta in essere al fine di contrastare il cosiddetto “Daesh”; un altro fattore che potrebbe, ovviamente, avere una pesante influenza sul quadro regionale.
Al momento – ha ricordato – il termine ultimo è previsto per il 30 settembre; data in cui si dovrebbe passare da “contrasto diretto” a un approccio maggiormente incentrato sulla “sorveglianza” e su una maggiore enfasi sul rafforzamento delle capacità locali.
Quanto al contesto ucraino, invece, il Generale ha specificato come esso abbia orami “smesso di essere un’anomalia del sistema per divenire il perno di un confronto globale che trascende il quadrante e gli attori coinvolti”.
“Non siamo più di fronte a uno ‘spartiacque’ – ha quindi proseguito – ma a una realtà consolidata in cui la deterrenza è ciò che ci separa dal coinvolgimento diretto nel conflitto. Il teatro ucraino ha sancito il tramonto della guerra lampo su cui sperava Mosca, sostituendola con un mix di logoramento e confronto tecnologico. Il teatro di guerra è oggi un’area iper-sorvegliata, dove i sensori, l’intelligenza artificiale e il ricorso ai sistemi non pilotati nelle tre dimensioni, annullano ogni possibilità di occultamento, imponendo una revisione profonda dei parametri di sicurezza ed efficacia operativa. In questo scenario, la militarizzazione strutturale delle economie dei contendenti non è più una misura d’emergenza, ma il motore della competizione”.
Per Iannucci, inoltre, il campo di battaglia ucraino avrebbe, di fatto, reso lecito ogni obiettivo, indipendentemente dalla sua ubicazione e dal diritto internazionale. Tutto questo varrebbe, naturalmente, anche per le infrastrutture civili e per tutto ciò che possa far vacillare la determinazione e la volontà di combattere, imponendo, quindi, capacità di difesa più estese.

Un discorso, per molti versi, simile, il Comandante di Vertice Interforze lo riserva anche all’esigenza di salvaguardare le infrastrutture critiche e la libera navigazione, essenziali per il movimento delle merci e la salvaguardia della nostra economia, ricordando come, per Italia, ciò avvenga in un’area di “contestazione permanente” di cui fanno parte due cruciali colli di bottiglia come il Golfo di Aden al Canale di Suez.
Il Generale ha, quindi, ricordato come, già nel corso del 2025, la persistenza di tale minaccia abbia pesantemente impattato sulla logistica e sulla competitività dei porti italiani e come, da ciò, derivi l’impellente necessità di operare al fine stabilizzare le suddette aree; cosa a cui il Paese contribuisce attraverso una presenza navale costante.
Sempre con riferimento a quanto appena detto e allargando il suo ragionamento, Iannucci ha, poi, concluso questa disamina iniziale sottolineando come, nell’ambito di questi scenari di crisi sovrapposte, nonché di possibili disimpegni di partner internazionali, il sistema di sicurezza italiano debba, per forza di cose, riuscire ad essere abbastanza agile e flessibile da rispondere anche ad esigenze e minacce improvvise, spiegando, a tal proposito, come l’impianto delle missioni e delle operazioni pianificate per l’anno in corso sia stato calibrato proprio al fine di affrontare questa delicata fase evolutiva.
Le missioni del nostro apparato militare
Come specificato dal Comandante di Vertice Interforze, per l’anno 2026 la Difesa prevede 40 missioni e operazioni internazionali, di cui 26 sotto l’egida di Organizzazioni internazionali e 14 su base bilaterale o all’interno di coalizioni.
Un impegno importante che, come spiegato dal Generale, si traduce in una forza media di 7.500 unità , con un contingente massimo autorizzato di 11.900 unità .
In tale scenario, egli ha anche sottolineato la necessità di mantenere forze ad alta e altissima prontezza operativa, indispensabili per rispondere a crisi improvvise, nel rispetto dell’iter autorizzativo previsto .
Al momento, il quantitativo individuato consiste, nello specifico, in circa 6.500 unità. Un numero che, come evidenziato da Iannucci, tiene conto anche del ruolo nazionale nella NATO, nell’ambito della quale è attualmente detenuto il comando della ARF (Allied Reaction Forces); ossia una forza ad altissima prontezza, in grado di intervenire in tutta l’Alleanza Atlantica.
In questo scenario, la Difesa sarebbe poi in procinto di avviare una nuova missione bilaterale in Iraq, che, come spiegato dal Generale, conferma la volontà dell’Italia “di essere un partner di riferimento nella costruzione di architetture di sicurezza, anche in previsione del termine del mandato della coalizione della già citata Inherent Resolve, e una in Somalia, con l’obiettivo è quello di supportare le istituzioni locali in un quadrante vitale per la sicurezza.

Il contesto balcanico
Riguardo ai Balcani, egli si è soffermato su come i maggiori effetti desiderati riguardino essenzialmente “la stabilizzazione dell’area, con una presenza del nostro dispositivo militare, fondamentale per prevenire l’acuirsi di crisi regionali ed evitare che le continue tensioni politiche riverberino in instabilità sociale e insicurezza”.
Facendo un excursus sulla missioni attualmente in corso, egli ha quindi ricordato la presenza delle nostre Forze Armate in Kosovo, dove risulta schierato un contingente di circa 1.000 unità , oltre a unità specializzate dell’Arma dei Carabinieri, sia nella KFOR che nella missione civile dell’UE European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), guidata proprio dal nostro Paese, nella vicina Bosnia-Erzegovina, Stato che rimane caratterizzato da forti tensioni interne in cui l’Italia esprime il comando della missione European Union FORce (EUFOR ALTHEA) schierando una compagnia di manovra, una Task Force Intelligence Surveillance e Reconnaissance e una componente elicotteristica (con 5 elicotteri ), per un totale di circa 310 militari .
Complessivamente, ha ricordato il Generale, lo strumento militare impegna nei Balcani circa 1.300 unità, che potrebbero divenire 1.950 , qualora fosse necessario impiegare la riserva (Operational Reserve Forces Battalion-ORF), come accaduto lo scorso anno. In loro supporto operano, inoltre, anche tre assetti aerei pilotati e non per attività di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione.
Il Fianco Est dell’Alleanza Atlantica
Quanto al cosiddetto fianco-est dell’Alleanza Atlantica, il Generale ha evidenziato la prosecuzione del contributo nazionale ai dispositivi della NATO; cosa per cui la Difesa è autorizzata ad impiegare fino a 3040 unità.
In tale contesto, i principali obiettivi risiedono nel rafforzamento della postura di deterrenza e Difesa dell’Alleanza, nel mostrare sostegno ai Paesi alleati più esposti e, non da ultimo, nel potenziamento delle attività di sorveglianza e acquisizione informativa.
Come ricordato da Iannucci, il contributo nazionale nell’ambito di tale scacchiere si articola in più iniziative.
Per ciò che concerne il dominio terrestre, la presenza italiana si estrinseca, in particolare, nelle NATO Forward Land Forces (FLF), presenti in Lettonia con un contingente di circa 300 militari inquadrato in un’unità multinazionale a guida canadese e in una presenza in Europa orientale che dovrebbe includere il mantenimento del ruolo di nazione guida del BattleGroup multinazionale in Bulgaria (livello reggimento con circa 750 unità ), per il quale sono in corso predisposizioni per l’elevazione al rango di Brigata mediante la condotta di attività, denominate di scaling up, in cui si verifica la capacità operativa e logistica di schierare temporaneamente una Brigata a supporto del Regional Plan South-East, il proseguimento del contributo al BattleGroup in Ungheria, con un contingente di circa 260 militari inquadrati in un’unità multinazionale a guida ungherese e la forniture, su richiesta, di sistemi di difesa aerea e missilistica SAMP-T, come avvenuto in Slovacchia (2024), Lituania (2025) e, più recentemente, in Estonia (fino a marzo 2026) e TURCHIA (FOC prevista per il 3 luglio 2026, proprio in vista del vertice NATO di Ankara).

Nel dominio aereo, si segnala, invece, la partecipazione di assetti nazionali al rafforzamento del dispositivo di sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza e di raccolta informativa nel quadro delle misure di rassicurazione (Assurance Measures) e del potenziamento delle attività di Sorveglianza e Controllo dello Spazio aereo (Air Policing e Air Shielding).
Come ricordato dal Generale, l’impegno nazionale in tale ambito prevede l’impiego di un massimo di 387 militari e 19 velivoli.
Con specifico riferimento all’Air Policing, egli ha specificato come per il 2026 siano previsti schieramenti a rotazione in Estonia, Romania e Lituania. In particolare, il 31 marzo è terminato l’impegno in Estonia, mentre nel mese di giugno è avvenuto lo schieramento in Romania, presso la base di Mihail Kogalniceanu di Costanza, del TG Air.
A partire dal mese di agosto, seguirà, invece, lo schieramento presso la base di Siauliai, in Lituania, con un contingente di circa 180 militari e 4 velivoli Eurofighter .
Come ricordato da Iannucci, in termini pratici l’attività condotta ha portato all’esecuzione di 74 Alfa – Scramble nel 2025 e 42 nel 2026, fino al 31 marzo, per monitorare l’attività e gli sconfinamenti russi nello spazio aereo alleato.

Accanto a tali impegni, prosegue, poi, il contributo nazionale alle iniziative di sostegno all’Ucraina, che si declinano nella Missione dell’Unione Europea di Assistenza Militare “EUMAM Ucraina” e nell’iniziativa della NATO “Security Assistance and training for Ukraine (NSAT-U)” .
In tale frangente, il Comandante di Vertice Interforze ha ricordato come, con attività di addestramento svolte in favore delle Forze Armate di Kiev presso Istituti militari e aree addestrative italiane, nonché presso i Comandi dislocati in alcuni degli altri Paesi membri dell’Unione (segnatamente Belgio, Germania e Polonia), siano stati finora svolti 75 corsi per un totale di 2.280 discenti ucraini .
Il Mediterraneo
Per quanto riguarda invece, il Mediterraneo, inteso nella sua dimensione geo-strategica, il Generale ha dapprima ricordato come esso costituisca un’area di prioritario interesse strategico nazionale, per poi focalizzarsi su come, in continuità con il 2025, il contributo della Difesa si declini in due principali dimensioni; ossia quella operativa e quella cooperativa.
Quanto alla dimensione operativa, Iannucci ha evidenziato, in modo particolare, come l’impiego dello strumento militare abbia come principale scopo quello di garantire, in termini di effetti, la superiorità decisionale e la deterrenza necessarie a dissuadere attori ostili dal compiere eventuali azioni in grado di pregiudicare gli interessi nazionali.
Egli ha quindi ricordato il rilevante sforzo compiuto dell’Italia all’interno di NATO e UE al fine di accrescere la consapevolezza e l’attenzione verso il fianco-sud e tutte le iniziative nazionali tese ad assicurare presenza, sorveglianza, vigilanza in specifiche aree.
Iniziative che si traducono nel dispositivo aero-navale dell’operazione nazionale Mediterraneo Sicuro , che garantisce presenza, sorveglianza, sicurezza e raccolta informativa in tutto il Mediterraneo centro-orientale (dal Mare Balearico a Suez), nella partecipazione all’operazione dell’Unione Europea EUNAVFOR MED IRINI (missione, di cui l’Italia ospita anche il Comando Operativo a Roma, che, nel corso del tempo, si è evoluta da un’originale operazione di interdizione legata all’embargo ONU nei confronti della Libia fino a diventare una più ampia iniziativa di sorveglianza marittima, intelligence e sicurezza regionale), nella partecipazione all’operazione di sorveglianza navale NATO Sea Guardian , che contribuisce alla creazione di un quadro di situazione marittimo, mitigando il rischio di possibili minacce alla sicurezza dell’Alleanza e nella partecipazione al dispositivo navale permanente della NATO Standing Naval Forces (SNF) che, con il denominato “Gruppo 2”, opera proprio nel Mediterraneo.
Un insieme di impegni che, come evidenziato il Comandante Operativo di Vertice Interforze, si traduce in un contingente massimo di circa 1.600 unità .
Quanto alla dimensione cooperativa, invece, Iannucci ha ricordato come l’obiettivo principale consista nell’ampliare la collaborazione con i Paesi costieri, supportando gli stessi nello sviluppo di capacità autonome finalizzate alla prevenzione delle crisi.
Nel Nord Africa, resta ovviamente prioritaria l’evoluzione della situazione in Libia, dove la Difesa risulta impegnata in diverse iniziative derivanti, in parte da accordi bilaterali, in parte da decisioni prese in seno ad Organizzazioni Internazionali.
Tra esse, il Generale ha evidenziato, in modo particolare la già citata “operazione Irini”, l’operazione “Mediterraneo Sicuro”, la Missione Bilaterale di Assistenza e Supporto Italiana (MIASIT) , con compiti di assistenza, addestramento e rafforzamento delle capacità della controparte e, non da ultima, la missione EU Border Assistance Mission (EUBAM) LIBYA, operazione partita nel 2023 che comporta la presenza di uno staff di 3 militari nel Comando della Missione con ruolo di assistenza per la gestione integrata delle frontiere .
Iannucci ha, infine ricordato come la Difesa stia anche implementando una Missione bilaterale di cooperazione in TUNISIA (MIBIT), che prevede attività di formazione, consulenza e assistenza; e risulta pronta a operare all’interno dell’iniziativa NATO Framework for the South per attività di addestramento, consulenza, training, advising, mentoring e capacity building a favore dei Paesi partner del fianco-sud che ne facciano richiesta.
Quanto ai numeri di quest’ultima missione, egli ha parlato di una dimensione cooperativa gestita da un massimo di 230 unità circa, che portano l’impegno per il Mediterraneo a un valore massimo di 1800 unità.

Il Medio Oriente
Focalizzandosi, poi, sul Mediterraneo Orientale e sul Medio-Oriente, area in cui si è pianificato uno schieramento massimo di circa 2900 unità di personale, il Generale ha spiegato come gli effetti operativi che la Difesa si prefigge consistano nel contribuire alla stabilizzazione regionale, nel rafforzare la percezione dell’Italia quale partner privilegiato, nel contribuire allo sviluppo dei paesi partner e dimostrare la capacità nazionale di si contribuire alle iniziative militari multilaterali.
Tali propositi sono, ovviamente, anche alla base del già menzionato impegno nazionale in Libano, dove l’Italia è presente con un contingente di circa 1200 unità; operanti sia nella Missione UNIFIL, sia nella missione bilaterale di addestramento delle Forze Armate libanesi denominata MIBIL, nell’ambito della quale, a partire dal 2024 si è innestato anche il contributo al Military Technical Committee for Lebanon (MTC4L); un organismo multilaterale promosso dall’Italia assieme ad altre 5 Nazioni per rispondere alle molteplici necessità del Paese, tra cui il potenziamento delle Forze Armate Libanesi con attività di capacity building e l’assistenza umanitaria alla popolazione locale.
Nell’attuale contesto, ha poi ricordato Iannucci: “la perdurante crisi umanitaria ha inoltre reso necessario uno sforzo suppletivo per supportare la popolazione palestinese; ciò è stato possibile grazie all’Op. Levante. Un impegno che si è tradotto nel trasporto di beni di prima necessità a favore dei civili, nella partecipazione a iniziative multinazionali e nel supporto sanitario”.
Il Generale ha quindi ricordato l’iniziativa umanitaria italiana “Solidarity Path 2”, che ha visto la realizzazione di un ponte aereo tra la Giordania e la Striscia di Gaza per consegnare aiuti vitali alla popolazione civile, duramente colpita dal protrarsi del conflitto, nonché i numerosi trasporti sanitari che pongono l’Italia tra i Paesi Occidentali che più hanno operato per offrire ai minori bisognevoli di cure, un’opportunità e la presenza nazionale presso il Civil Military Coordination Center (CMCC) di Kiryat Gat (Israele), con personale di collegamento e staff, quantomai utili per acquisire e coordinare le iniziative nazionali con quelle multinazionali.
Tra le attività a supporto della stabilizzazione dell’area, egli ha poi evidenziato la missione bilaterale di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi (MIADIT Palestina), svolta da unità dell’Arma dei Carabinieri in coordinamento con l’Office for the Security Coordinator for Israel and Palestinian Authority in Gerusalemme, al fine di sviluppare programmi formativi in favore della Polizia palestinese
Restando sempre su tale scacchiere, il Generale ha poi dato particolare risalto a due missioni condotte dai Carabinieri sotto l’egida dell’Unione Europea, ossia EUBAM Rafah, che rende possibile il transito in Egitto di personale ferito e malato diretto verso strutture di cura, ed EUPOL COPPS, concepita per assistere l’Autorità palestinese nella costituzione di proprie istituzioni, con attività incentrate sulle riforme del settore della sicurezza e della giustizia.
Parlando, invece, dell’area del Golfo e, in modo particolare, di Iraq e al Kuwait, paesi fondamentali anche per la sicurezza energetica nazionale, Iannucci ha spiegato come, in ragione della recente escalation, la Difesa abbia dovuto rimodulare il proprio dispositivo per far fronte allo scenario di crisi, bilanciando sicurezza del personale e continuità delle missioni.
Nello specifico, egli ha spiegato come, nell’ambito dell’Operazione di coalizione Operation Inherent Resolve (OIR) – Prima Parthica, le componenti operative, di supporto e di sorveglianza impegnate contro il Daesh siano state ridislocate in Arabia Saudita, Giordania e Italia (dove svolgono attività di Difesa Aerea e Missilistica Integrata, Ricerca, Sorveglianza e supporto logistico-sanitario) e come la missione di institutional building e consulenza “NATO Mission IRAQ (NM-I)” sia stata temporaneamente rischierata in configurazione ridotta presso il Joint Force Command (JFC) Naples.
Africa – Sahel
Riguardo al Sahel e alle regioni ad esso contigue, notoriamente cruciali per l’interesse nazionale anche e soprattutto nell’ottica dei propositi contenuti nel “Piano Mattei per l’Africa”, il Generale ha ricordato come i principali obiettivi del sistema-Paese, che ha previsto di impiegare in tali aree circa 650 uomini, vi siano quello di contribuire alla realizzazione di un ambiente sicuro, quello di supportare gli Stati partner nel controllo del flusso migratorio e, per il Golfo di Guinea, quello di assicurare la libertà di navigazione.
Parlando delle operazioni attualmente in corso o in fase di pianificazione, egli ha menzionato, in particolare, la missione di supporto (MISIN) in Niger, baricentro dell’instabilità proveniente da Sahel e Corno d’Africa dove le nostre Forze Armate sono rimaste anche quando gli altri alleati occidentali hanno ritirato i propri contingenti, e l’Operazione “Gabina”; azione finalizzata a contrastare l’illegalità nel Golfo di Guinea a cui l’Italia si è detta pronta a contribuire con un proprio dispositivo navale.
Corno d’Africa e area Mar Rosso-Oceano Indiano Nord Occidentale-NWIO
Non meno importante risulta, poi, essere l’area compresa tra Africa Orientale, Mar Rosso e Oceano Indiano Nord Occidentale, al cui centro si colloca proprio il già menzionato Stretto di Bab-el-Mandeb, che rappresenta una vera e propria giugulare dei nostri scambi con Asia, Estremo Oriente e Africa sud-occidentale.
Con riferimento a tale area, in cui la Difesa opera con 1200 unità di personale, il Generale ha evidenziato la prosecuzione delle attività finalizzate alla stabilità regionale, al supporto dei Paesi partner nel controllo della pirateria e a garantire la libertà di navigazione incrementando le capacità complessive delle forze locali e favorendo il ruolo e la percezione dell’Italia quale partner privilegiato.
“Il nostro impegno principale – ha sottolineato Iannucci – resta in Somalia, dove siamo i maggiori contributori e deteniamo il comando della missione EU Training Mission Somalia (EUTM) , tesa alla formazione e al rafforzamento delle F.A. nazionali somale. Sempre in Somalia partecipiamo alla missione EU CAPacity building Somalia (EUCAP) , di assistenza per il rafforzamento delle capacità di polizia e di sicurezza marittima”.
Su base bilaterale, ha poi specificato, continua l’impegno del Paese nella missione di addestramento delle forze somale e gibutiane MIADIT Somalia (operazione con base a Gibuti che si inserisce nelle iniziative di capacity building e concorre alla stabilizzazione della Somalia e al rafforzamento delle Forze di sicurezza di Gibuti mediante l’addestramento delle relative Forze Armate e di Polizia) e nel mantenimento della Base Nazionale di Supporto (BMIS), sempre a Gibuti, al fine assicurare il necessario supporto logistico per le esigenze connesse con tutte le missioni internazionali che insistono e transitano nell’area.
Come ricordato dal Generale, infatti, la posizione strategica di tale base la rende un hub fondamentale per le missioni e le operazioni regionali a garanzia della libera navigazione.
Operazioni come “Atalanta”, che mira al contrasto alla pirateria in mare in un’area che spazia dall’Oceano Indiano al Mar Rosso, fino alle acque internazionali del Canale di Mozambico, Paese dove la nostra Difesa opera nell’ambito della missione dell’UE European Union Military Assitance Mission (EUMAM) MOZAMBICO, tesa a sostenere le forze di sicurezza locali nello sviluppo di una forza di reazione rapida per contrastare le attività perpetrate dalle Organizzazioni Violente ed Estremiste (VEO) operanti nell’area di Cabo Delgado, o come “ASPIDES”; operazione difensiva che mira a proteggere la libera navigazione con compiti estesi alla protezione del naviglio mercantile in transito nelle acque del Golfo di Aden e nel Mar Rosso.
Iannucci ha, inoltre, ricordato come l’Italia garantisca la propria partecipazione anche alle Combined Maritime Forces , con l’assunzione del Comando della Combined Task Force 150, il cui compito principale è assicurare la libera navigazione del traffico commerciale nei mari del Medio Oriente, prevenendo le attività illecite di attori non-statali, e alla coalizione per il mantenimento della pace nel Sinai, alla quale contribuisce con 3 pattugliatori impegnati nelle attività di sorveglianza marittima nello stretto di Tiran.
Conclusioni
Concludendo il suo intervento, il Comandante di Vertice Interforze ha evidenziato come la pianificazione delle missioni internazionali per il 2026 riaffermi il ruolo dello strumento militare quale leva della politica di Difesa e sicurezza del nostro Paese.
“Ci muoviamo – ha spiegato – in un panorama geopolitico in rapida evoluzione, caratterizzato da minacce multidimensionali, dall’inasprimento della competizione tra grandi potenze e da crisi regionali che tendono a cronicizzarsi. In questo scenario, di estrema volatilità, le nostre Forze Armate operano con una grande capacità di adattamento, equilibrio e una profonda consapevolezza del proprio mandato. Un impegno costante che consolida il ruolo dell’Italia in seno alle alleanze e rafforza il legame con i Paesi partner”.
“L’approccio italiano, caratterizzato da una consolidata attitudine alla cooperazione, si dimostra efficace proprio perché capace di sintetizzare la tutela degli interessi nazionali con un sostegno tangibile e rispettoso delle sovranità e delle esigenze di sicurezza locali” – ha quindi continuato, ricordando anche come, dalla stabilizzazione delle aree di crisi al rafforzamento delle capacità di difesa dei partner (Security Force Assistance), fino alla protezione dei corridoi marittimi e degli spazi strategici globali, i nostri militari agiscono quale presidio avanzato di sicurezza in un mondo sempre più interconnesso e conflittuale.
In questo senso, ha quindi concluso: “le missioni all’estero divengono, dunque, una sorta di leva, di strumento di proiezione dell’intero Sistema-Paese”.
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