India, la rivolta degli scarafaggi: la Gen Z sfida il potere di Modi
Non senza ragione, è stato detto che la politica interna è intrisa di estero, e che la forza proiettiva verso l’esterno non può prescindere da solide fondamenta politiche endogene; l’India insegue la sua autonomia strategicasia volgendosi a ovest verso il Mediterraneo, sia a est verso il Pacifico giapponese secondo un’idea di manovra che la vede quale ponte geopolitico di garanzia securitaria nel proprio Oceano in un momento di declino yankee e di celeste ascesa cinese. Ma come ha detto Indra Nooy, autoctona ed ex presidente e CEO di PepsiCo, l’India è bella perché è puro caos, perché se il battito d’ali di una farfalla in Brasile provoca un tornado in Texas, ancora di più fa costruire nel Gujarat falsi caselli autostradali con pedaggi scontati (il prezzo? Un affarone!) per attrarre automobilisti distratti, truffa che ha surclassato la vendita della Fontana di Trevi; normalissimo quindi assistere alla genesi di un movimento che, in forma di cockroach, scarafaggio, ha animato le ultimissime cronache politiche di Bharat.
Al netto della comparazione con forzate ed estemporanee affinità gandhiane, quel che nel Medioceano nostrano è sfuggito, è che non si tratta di un’iniziativa estemporanea, né meramente populista e disorganizzata come a qualcuno piacerebbe dare ad intendere. Qui si tratta di ideologia, di potere, di struttura.
Il Cockroach Janata Party, un dileggio dell’ufficialità istituzionale del partito di maggioranza, Bharatiya Janata Party, è nato dopo la scoperta della truffa (un’altra) organizzata per l’accesso alla facoltà di medicina ed è riuscito nell’intento di innescare un moto sociale che ha già costretto alle dimissioni Dharmendra Pradhan, ministro dell’Istruzione e fedelissimo del premier Modi. Una novità nel panorama indiano in grado di scuotere l’immagine di uomo forte dell’entourage del primo ministro, e di dare un segnale di attivismo generazionale da non sottovalutare in un paese dove quasi metà dei suoi 1,5 miliardi di abitanti viaggia sui 25 anni.
Tutto è (apparentemente) iniziato quando Surya Kant, Chief Justice of India (presidente della Corte suprema dell’India, ndr), ha replicato la (falsa) gaffe dei croissant di Maria Antomietta definendo scarafaggi i giovani disoccupati, qualcosa di peggio di choosy e bamboccioni di casa nostra e ha convinto Abhijeet Dipke, esperto di comunicazione politica che vive a Boston, a dar vita ad una forma di contestazione satirica contro l’establishment.
Il dubbio è comprendere se Dipke sia un eroe per caso oppure no, in un contesto in cui le nuove leve sono scomparse dal dibattito politico. Intanto i 21 milioni di follower testimoniano il successo di un fenomeno digitale che esalta le uniche creature capaci di sopravvivere in un sistema rapportato ad una discarica: gli scarafaggi. Del resto, lo scandalo, che a seguito dell’annullamento dei test ha comportato danni notevolissimi ed eventi gravissimi a moltissime famiglie impossibilitate economicamente a sostenere la ripetizione della sessione, è stato preceduto da altre imprese discutibili, quali quella dell’esame di reclutamento della polizia dell’Uttar Pradesh nel 2024 che ha coinvolto 4,8 milioni di candidati, e quella dell’annullamento dell’esame UGC-NET1 nello stesso anno, a causa di sospette fughe di notizie.
L’ira per lo scandalo è detonata su furori già stratificati visto che, macroeconomicamente, l’India soffre di un paradosso strutturale per cui più si è istruiti, più è alto il rischio di rimanere disoccupati. Dipke ha accompagnato un fenomeno endemico dalla dimensione social alla realtà.
Insufficiente stavolta la strategia governativa della minimizzazione: nessuno, prevedibilmente, ha prestato affidamento alle promesse – vaghe – di una giustizia equa e rapida, mentre anche l’opposizione ha tentato di cavalcare la tigre della voce dei pigri e dei disoccupati che chiedono concretamente di capire che fine faccia il denaro pubblico, che i media diventino effettivamente indipendenti e non soggetti a proprietà miliardarie, che la magistratura sia indipendente; posto che su fame nel mondo e guerra non è pervenuto nulla, il CJP è sbocciato quale inaspettata (?) alternativa trasversale.
Il movimento è esportabile, costruito su uno schema di base universale che la Gen Z sta perfezionando da tempo. Alla base sta il filo di un umorismo 5armato in modo tale da convertire l’insulto spregiativo lanciato dalla consueta e stolida personalità di turno sconnessa dalla realtà, in simbolo d’orgoglio e riscatto come accaduto con i Deplorables trumpiani stigmatizzati dalla Clinton nel 2016, o con i Gilets Jaunes francesi del 2018 o con la Milk Tea Alliance tra Thailandia, Hong Kong e Taiwan del 2020.
Il dissenso si è trasformato in una satira arrabbiata, virale e digitale tanto da costringere il premier indiano più potente dai tempi di Indira Gandhi a cedere almeno in parte alle richieste degli studenti rivolte a consolidare un sistema educativo più equo e trasparente, tenendo necessariamente a mente la bruciante sorte toccata ai governi di Bangladesh, Nepal e Sri Lanka, ed a fare i conti con il passato rappresentato da Bhimrao Ramji Ambedkar, a suo tempo anima della costituzione indiana, padre del movimento di emancipazione anti casta e spesso in disaccordo con Gandhi (nessuno è perfetto).
Attualmente la figura di Ambedkar (poco noto sui nostri lidi) ha superato i confini politici tradizionali, tanto da divenire un simbolo trans-generazionale, una sorta di divinità laica, tuttavia votata all’ottenimento di risultati concreti come la conquista del potere politico. È dagli stessi Dalit Panthers, gli intoccabili, di Mahar nell’area di Aurangabad che arriva Dipke, erede di una comunità formata alla messa in discussione dell’ordine indù.
Dipke, non è dunque un eroe per caso, visto che è dai Dalit che si è perpetuato un codice genetico intessuto di resistenza politica che oggi usa il web, la satira e i meme per denunciare l’arroganza delle élite governative secondo i dettami di un marxismo ambedkdarista fatto proprio dalla Gen Z indiana, giunta alla massa critica dei 30 anni, cresciuta in uno stato di ansiosa permacrisi globale, padrona dell’IA ma emotivamente fragile e già disillusa.
Dipke è un trentenne esperto di comunicazione politica, guarda caso originario della comunità Dalit, artefice della trasformazione di un esperimento digitale in movimento di protesta, ispirato da socialismo costituzionale e populismo generazionale, fenomeno che ultimamente non guasta e che usa slogan paeadossali per giungere a rivendicazioni concrete e articolate, dal manuale del piccolo Dalit, su giustizia sociale, diritto al lavoro, democrazia radicale, cosa più facile a dirsi che a comprendersi figuriamoci a farsi.
Forse, anche se il movimento non è poi così umoristico visto l’arrivo dei manganelli anti sommossa, certo sa usare magistralmente l’assurdità come scudo protettivo, così efficace da rendere sì ridicola qualsiasi accusa di sovversione ma più che efficace la chiamata alla piazza.
Che farà da grande il CJP?
Analizzando la traiettoria attuale si stagliano diversi possibili scenari, che oscillano tra il rischio di dissoluzione e la possibilità di una trasformazione radicale, anche perché con oltre il 60% della popolazione sotto i 35 anni, un dividendo demografico eccezionale, non c’è partito che possa ignorare la massa critica dei giovani disoccupati.
Un’istituzionalizzazione porterebbe ovviamente alla fine della satira, con la cooptazione da parte dei partiti tradizionali, a meno che il cockroach non riesca a conservarsi quale movimento di pressione sociale senza cadreghino retribuito, dotato dunque di libertà di critica assoluta.
Il problema rimane sempre quello, ovvero la coerenza nel tempo, quella stessa coerenza che ha indotto ad adottare uno degli insetti naturalmente più resistenti ma più difficilmente gestibili dal punto di vista dell’immagine.
Per più di 10 anni è mancata un’opposizione credibile in grado di sfidare Modi; l’ascesa dei cockroach induce a chiedersi se l’India corra il rischio di seguire lo stesso iter dei paesi vicini, da cui Bharat si differenzia per l’abile repressione del dissenso che ha consentito il mantenimento del sostegno della base nazionalista indù, pur tenendo conto della lunga storia sia di rivolte studentesche sia di proteste sociali, che mediamente ogni 2-3 anni agitano il paese, e degli alti tassi di disoccupazione; proteste comunque sempre in difficoltà nell’infrangere la narrazione governativa.
Attenzione dunque all’ala critica, che liquida il movimento quale braccio occulto di altri partiti di opposizione, responsabili di astroturfing e di puro opportunismo trasformista alla Rahul Gandhi. Non c’è dubbio che, più che da un rischio insurrezionale armato, la preoccupazione del governo sia tenuta desta dal potenziale di un malcontento in grado di convertirsi in rivolta di massa trans sociale, in una destabilizzazione civile generalizzata su cui tarare il lento ma costante decremento al 68 dall’84% degli indici di popolarità del primo ministro. E da qui si evince che il potere logora tutti, anche chi lo ha.
Malgrado Modi conservi una base significativa in ampi strati della popolazione, l’ascesa del CJP sta intercettando il malcontento della meglio gioventù agevolando la transizione da satira a proposta e scuotendo gli equilibri politici, costringendo tutto l’arco partitico a ricalibrarsi strategicamente procedendo a concessioni tattiche come il siluramento del ministro dell’istruzione, evidentemente spendibile ai fini della conservazione del potere ma potenziale causa di indebolimenti interni dovuti all’idea molto umana del si salvi chi può e dal mancato supporto dei giovani primovotanti.
Per chiudere, torniamo un attimo all’idea dello scarafaggio, che gode del privilegio di piacere sempre e comunque alla sua mamma e di rientrare tra i maggiori successi evolutivi tanto da attrarre anche un autore come Kafka nelle sue metamorfosi; uniamoci la favola di The Millionaire e la figura quasi ascetica di Kirpal Singh de Il paziente inglese e il gioco è fatto.
Se Jamal Malik riesce a rispondere a tutte le domande del gioco basandosi sull’esperienza della sua pur giovanissima vita, e se Kirpal riesce a disinnescare ordigni durante la II GM vicino Arezzo, forse potrebbe riuscirci più agevole comprendere Abhijeet Dipke, un falso umorista dalit ed un vero politico del XXI secolo, intriso di ideologia e pervaso dalla tecnologia più attuale ed efficace, un portavoce di milioni di slumdog millionaire seduti ogni giorno su una bomba che il Kip di turno dovrà neutralizzare trasformando l’India in una favola moderna, tuttavia troppo vicina al rischio che tutto, inevitabilmente, si trasformi in un incubo.
Se accettare l’etichetta di blatta significa essere al potere, Dipke meriterà un Jai Ho, un potere tuttavia difficilmente sottraibile all’altro anziano e inguaribile adoratore della supremazia, il vecchio e tenacissimo Modi.
1 University Grants Commission – National Eligibility Test), esame nazionale che qualifica oltre 900.000 candidati al ruolo di professore universitario e dà l’accesso alle borse di ricerca (JRF)
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