Bab el-Mandeb: propaganda in corso?
Prima il bollo, poi gli Houthi. Nel giro di due giorni il governo ha annunciato l’abolizione dal 2027 del bollo per una parte consistente dei veicoli e, subito dopo, l’attivazione della Marina Militare per predisporre un’iniziativa nazionale, ancora da definire nei suoi termini operativi, volta a garantire il transito delle navi italiane attraverso Bab el-Mandeb.
Il 17 settembre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che l’Italia non intende aspettare ASPIDES e la «burocrazia europea» per far tornare le proprie navi nello stretto.
Il comunicato della Marina Militare, divulgato sempre ieri, descrive tuttavia qualcosa di molto meno definito: il ministro ha chiesto ai vertici della Difesa, della Marina e del COVI di valutare la situazione, predisporre un piano e verificare perfino se gli assetti già presenti possano essere richiamati sotto comando nazionale o se occorra una nuova autorizzazione parlamentare.
In altre parole, una volontà politica è stata comunicata prima che una missione fosse definita.
Ma ASPIDES cosa fa?
La missione ASPIDES esiste precisamente per tutelare la libertà di navigazione nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb. Può accompagnare e proteggere i mercantili e reagire contro missili, droni e altre minacce dirette.
E non è una missione sulla carta. Al 24 agosto 2026 dichiarava oltre 2.390 mercantili supportati e più di 720 sottoposti a protezione ravvicinata. Le attività di close protection sono proseguite anche a settembre.

Dunque ASPIDES non ha eliminato la minaccia Houthi, ma non era quello il suo mandato. È stata concepita come missione difensiva, non come campagna militare contro lo Yemen.
Se il nuovo dispositivo italiano deve semplicemente accompagnare mercantili nazionali e difenderli durante il passaggio, la domanda diventa allora molto semplice: cosa farebbe che ASPIDES non fa già?
Duplicazione?
Riportare una fregata sotto comando nazionale potrebbe certamente accelerare alcune decisioni. Roma potrebbe stabilire direttamente quali navi accompagnare e quando, attribuendo priorità assoluta agli interessi italiani.
Ma occorrerebbe spiegare quale sia il problema concreto della missione europea… Mancano unità? Le procedure sono troppo lente? Il naviglio italiano non riceve protezione quando la richiede? Le regole d’ingaggio sono insufficienti?
In assenza di una risposta, rischieremmo semplicemente di sottrarre una nave a un dispositivo europeo al quale già partecipiamo per ricreare sotto comando nazionale la stessa funzione.
L’Italia, dopotutto, non subisce ASPIDES. L’Italia è parte dell’operazione.

E dopo il primo missile?
Il punto realmente delicato arriva quando qualcuno spara. Una fregata può intercettare il missile o il drone diretto contro il mercantile che protegge.
Ma poi? Colpiamo anche il lanciatore sulla costa? Il radar? Un deposito?
Finché neutralizziamo la minaccia diretta restiamo nel perimetro difensivo di ASPIDES. Ma se vogliamo invece colpire sistematicamente obiettivi a terra, cambiano mandato, regole d’ingaggio, base giuridica e responsabilità.
Ed è qui che il passaggio dal comando europeo a quello nazionale assume un peso molto maggiore. Dentro ASPIDES la decisione militare è inserita in una cornice politica e strategica europea. Con un dispositivo autonomo, le decisioni sarebbero italiane. E italiane sarebbero anche le conseguenze.
Siamo sicuri di volerci assumere da soli quest’onere? Per ottenere quale risultato che ASPIDES non può già garantire?
Perché poi un comunicato?
Rimane dunque la domanda forse più curiosa: perché tutto questo aveva bisogno di un comunicato stampa da parte di una forza armata? Non è stata annunciata una missione pronta. Non conosciamo ancora assetti, catena di comando o mandato definitivo.

Studiare scenari, predisporre opzioni e verificarne i presupposti giuridici non dovrebbe essere l’ordinario lavoro interno di stato maggiore, COVI e Marina?
Renderlo pubblico può naturalmente avere una funzione: rassicurare gli armatori, mandare un segnale agli Houthi, mettere pressione agli europei o mostrare determinazione… a un’opinione pubblica che di odiato ha tante cose ma non certo il bollo ai primi posti come raccontato.
Del resto è lo stesso ministro a portare esplicitamente il ragionamento dal piano militare a quello interno, collegando il blocco delle rotte all’aumento dei prezzi, al potere d’acquisto delle famiglie, alla coesione sociale e perfino alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Prima un “bollo” immediatamente spendibile sul piano interno, poi l’immagine di un’Italia che non aspetta più l’Europa e mostra i muscoli… a La Spezia!
Dopo le celebri «reni della Grecia», forse prima di occuparci di quelle degli Houthi sarebbe prudente stabilire, possibilmente con la necessaria discrezione, cosa possiamo e vogliamo fare, con quali mezzi, sotto quale comando e fino a dove siamo disposti ad arrivare.
La “comunicazione” dura il tempo di un titolo. Le conseguenze, molto di più. E quelle hanno sempre un responsabile. Politico.
L’articolo Bab el-Mandeb: propaganda in corso? proviene da Difesa Online.
Prima il bollo, poi gli Houthi. Nel giro di due giorni il governo ha annunciato l’abolizione dal 2027 del bollo…
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