Hormuz e Medio Oriente: una nuova Madrid con la Santa Sede?
Durante la diretta di Difesa Online “Hormuz: la guerra sospesa”, Talal Khrais ha posto sul tavolo una proposta che merita di non essere archiviata come semplice auspicio: una conferenza internazionale sul Medio Oriente, con un ruolo attivo della Santa Sede, per riportare la crisi regionale dentro il perimetro della legalità internazionale.
Non una nuova formula diplomatica. Non l’ennesimo tavolo destinato a produrre dichiarazioni generiche. Non una passerella per governi incapaci di incidere sugli eventi. La proposta è più semplice e, proprio per questo, più radicale: applicare le risoluzioni delle Nazioni Unite già esistenti.
La pace in Medio Oriente non parte da una pagina bianca. Esiste già un corpus di risoluzioni, principi e decisioni internazionali che indica la direzione: due Stati, Israele e Palestina, entro confini sicuri e riconosciuti; sicurezza per Israele; autodeterminazione del popolo palestinese; fine dell’occupazione dei territori conquistati nel 1967; illegittimità degli insediamenti; rispetto della sovranità del Libano; cessazione delle ostilità tra Libano e Israele; tutela dello status di Gerusalemme; principio di non interferenza negli affari interni degli Stati.
Khrais ha richiamato il modello di Madrid, la conferenza del 1991 che, pur con tutti i suoi limiti, ebbe il merito di rimettere nella stessa cornice negoziale Israele, palestinesi, Stati arabi, grandi potenze e comunità internazionale. Oggi, secondo il giornalista, servirebbe una nuova Madrid. Ma con una differenza decisiva: il coinvolgimento diretto della Santa Sede.
La ragione è evidente
In una fase in cui molte capitali parlano di pace ma agiscono secondo convenienze tattiche, la Santa Sede continua a richiamare tre elementi essenziali: il rispetto del diritto internazionale, il riconoscimento dei diritti dei palestinesi e la sicurezza di Israele. Non è una posizione di parte. È una posizione fondata sul principio che nessuna pace possa nascere dalla negazione dell’altro.
Il nodo palestinese resta centrale. Uno Stato palestinese non sarebbe un regalo politico, ma l’esito coerente di una cornice internazionale già definita. Allo stesso tempo, la sicurezza di Israele non può essere considerata un dettaglio secondario o negoziabile. La legalità internazionale, se applicata davvero, tiene insieme entrambe le esigenze: autodeterminazione palestinese e sicurezza israeliana.
Lo stesso vale per il fronte libanese. La cessazione delle ostilità tra Libano e Israele, il ruolo delle Nazioni Unite, il disarmo delle milizie, la sovranità effettiva dello Stato libanese e il rispetto dei confini non sono temi separati. Sono parti dello stesso fallimento regionale: quello di una comunità internazionale capace di produrre risoluzioni, ma sempre meno capace di farle rispettare.
Khrais ha toccato anche un altro punto sensibile: l’interferenza iraniana nella regione. Il problema non è l’esistenza dell’Iran come grande Paese regionale, con una storia, una cultura e interessi legittimi. Il problema è l’uso di reti armate, movimenti politici e organizzazioni proxy come strumenti di pressione sugli Stati vicini. Questo ha creato inimicizie profonde e richiederà molto tempo per essere ricomposto.
Qui sta il valore di una conferenza internazionale vera
Non dovrebbe limitarsi a parlare di Gaza, né solo di Israele e Palestina. Dovrebbe affrontare il Medio Oriente come sistema regionale: Palestina, Israele, Libano, Siria, Golan, Iran, Paesi del Golfo, sicurezza marittima, Hormuz, non interferenza, milizie, energia, commercio e libertà di navigazione.
L’Europa avrebbe un interesse diretto a promuovere questo processo. Il Mediterraneo allargato non è un teatro lontano. È il retroterra strategico dell’Italia e dell’Europa. Energia, rotte marittime, migrazioni, terrorismo, traffici illegali, stabilità dei mercati e sicurezza delle comunità cristiane e musulmane della regione dipendono da ciò che accade tra Levante, Golfo e Mar Rosso.
Eppure l’Europa continua spesso a muoversi come potenza normativa senza volontà politica. Condanna, deplora, invoca, ma raramente incide.
Khrais ha posto una questione scomoda, se l’Europa crede davvero nella legalità internazionale, deve essere pronta anche a trarne conseguenze concrete, comprese sanzioni quando le violazioni sono gravi e ripetute.
E gli USA?
Il ruolo della Santa Sede, in questo quadro, non sarebbe quello di sostituirsi agli Stati. Sarebbe quello di fornire una cornice morale, diplomatica e simbolica a un’iniziativa che oggi nessuna capitale europea sembra in grado di guidare da sola. La Santa Sede non dispone di portaerei, ma possiede ancora risorse rare: credibilità trasversale, capacità di dialogo e libertà di parola.
Una nuova Madrid promossa con impulso vaticano e sostegno europeo potrebbe quindi partire da pochi principi già contenuti nella cornice ONU: due Stati, sicurezza per Israele, riconoscimento pieno dei diritti palestinesi, rispetto delle risoluzioni sui territori occupati, tutela di Gerusalemme, sovranità del Libano, fine delle interferenze esterne, garanzie regionali e internazionali, sicurezza degli stretti e delle rotte marittime.
Non sarebbe facile. Forse sarebbe persino improbabile. Ma l’alternativa è ciò che vediamo ogni giorno: guerre sospese, tregue fragili, escalation intermittenti, popoli ostaggio di milizie, governi prigionieri delle proprie paure e una comunità internazionale ridotta a commentatrice del disastro.
Khrais ha citato un’immagine semplice, riferita a una conversazione con l’ambasciatrice dello Yemen: quando ci si trova in difficoltà, si cerca di applicare la legge. È una frase quasi elementare. Ma in Medio Oriente suona rivoluzionaria.
La pace, oggi, non non ha bisogno di una nuova dottrina. Richiede il coraggio di applicare quella che esiste già.
L’articolo Hormuz e Medio Oriente: una nuova Madrid con la Santa Sede? proviene da Difesa Online.
Durante la diretta di Difesa Online “Hormuz: la guerra sospesa”, Talal Khrais ha posto sul tavolo una proposta che merita…
L’articolo Hormuz e Medio Oriente: una nuova Madrid con la Santa Sede? proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
