Marco Petrelli: Frequenze radio di guerra – Trasmissioni estere, emittenti clandestine e comunicazioni operative 1934-1999
Marco Petrelli
Ed. Mursia, Milano 2024
pagg.148
“La radio, dapprima strumento di mera comunicazione sul campo di battaglia poi di intrattenimento per il pubblico, diverrà importante viatico di propaganda per i regimi autoritari e totalitari ma anche per le democrazie, dimostrandosi poi fondamentale durante la Seconda guerra mondiale per influenzare la percezione del conflitto dei civili e dei soldati di paesi alleati, nemici e neutrali.” Così l’autore, giornalista, ci introduce a questo suo saggio, corredato della prefazione del colonnello Antonio Di Leonardo, comandante del 28° reggimento “Pavia”, con sede a Pesaro.
Fu Abramo Lincoln il primo comandante in capo a dettare ordini da remoto, via telegrafo, ai comandanti sul campo di battaglia. Successivamente, al telegrafo si affiancarono le trasmissioni radio il cui sviluppo fu accelerato dalla Prima guerra mondiale anche se, “almeno fino alla rotta di Caporetto, il Regio Esercito non aveva ancora valutato l’importanza della comunicazione della propaganda per il morale della truppa e della popolazione civile.” Con l’arrivo del generale Diaz e la successiva nascita dell’ufficio “P” (propaganda), le cose iniziarono a cambiare.
Nel 1932 cominciarono le trasmissioni di Radio Bari che comunicava, in lingua araba, verso le colonie anglo-francesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, con lo scopo di “coltivare consenso nei domini oltremare delle due potenze competitor dell’Italia nel Mediterraneo, la Gran Bretagna e la Francia.” Con la destituzione di Mussolini, poi, Radio Bari “seguì le direttive del nuovo governo presieduto dal Maresciallo d’Italia Badoglio,” per poi diventare “importante veicolo di comunicazione delle attività della Resistenza in tutta la Penisola, compreso il nord occupato.” Di contro, gli inglesi, dopo la nascita di Radio Bari, prepararono una contromossa con un progetto radiofonico “destinato al pubblico italiano: Radio Italia Buonasera, rimasta in attività dal 1938 al 1981 e divenuta molto popolare nel Bel Paese durante la Seconda guerra Mondiale”, assumendo, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Gran Bretagna e alla Francia, il nome di L’Ora di Londra, ma meglio conosciuta come Radio Londra. Il suo scopo era quello di bucare la propaganda fascista. “Nessuna filantropia, dunque, come non era stata filantropica l’attività pro-araba di Radio Bari, ma una forma di guerra psicologica capace di bucare, in modo diretto ed efficiente, la propaganda del Regime.” Nessuna radio, allora, “degli Alleati o dell’Asse, rendeva partecipe il mondo civile della realtà del conflitto.” Le notizie trasmesse, infatti, venivano edulcorate “al fine di non inficiare il morale del proprio paese e di non suscitare sentimenti contrari alla linea dei governanti.”
Radio Milano Libertà, nata nel 1941 e diretta dal segretario del Partito Comunista d’Italia Palmiro Togliatti, “fu il primo esperimento di radio anti-fascista d’Italia.”
Radio Baita, invece, nata nel 1944 a Biella, era una radio clandestina che si rivolgeva ai partigiani. Essa “avrebbe avuto anche il fine di indebolire le autorità fasciste a vantaggio dei tedeschi. I radio operatori si rivolgevano ai patrioti italiani per convincerli a unire le forze in chiave antifascista. Un esperimento che buca il muro dell’immaginazione, apparendo a tratti assurdo. Come avrebbero potuto i partigiani raggiungere un accordo con i tedeschi?”
Con l’inizio della Guerra fredda, nel 1950 nacque, per volontà della CIA, Radio Free Europe, “emittente con la missione di trasmettere, oltre la cortina di ferro, messaggi, opinioni e idee fondate sui valori occidentali,” che le autorità sovietiche cercarono di schermare. E, come accadeva ai tempi della guerra con Radio Londra, “farsi scoprire ad ascoltare Radio Free Europe poteva costare molto.”
Il film Good Morning Vietnam, del 1987, con Robin Williams, fece in modo che, presso il grande pubblico, divenisse famosa la AFVN Radio (Armed Forced Vietnam Network), “emittente americana che già aveva trasmesso durante la Seconda guerra mondiale e durante la Guerra di Corea.” Il grido “Gooooood Morning. Vietnam!” annunciava l’andata in onda del programma.
Il 12 agosto 1999, in Kosovo, vide la luce Radio West, la radio del contingente militare italiano in Kosovo, una radio multilingue: trasmetteva, infatti, in albanese, in spagnolo, in portoghese, in serbo e, ovviamente, in italiano. Sopravvisse fino al 2013
Con il ritorno in Afghanistan dei talebani, “fra i canali internazionali che cercano di penetrare lo “scudo talebano” c’è, ancora una volta, Radio Free Europe, con il palinsesto Radio Free Afghanistan.”
La storia, quindi, passa anche attraverso la radio, mezzo impiegato per intrattenere, ma anche per comunicare e informare, senza dimenticare, però, che molto spesso le notizie trasmesse dalle radio venivano edulcorate, “affinchè il loro pubblico potesse ancor più apprezzarne, condividerne, continuarne a seguire i palinsesti.” D’altronde, come affermava Edgar Allan Poe, “fare sensazione, colpire le fantasie, per i nostri giornali è più importante che volere la verità.”
Ma, come afferma, in conclusione l’autore, “giornalisti e storici hanno il dovere di raccontare i fatti, senza sbilanciarsi in giudizi. E, in virtù di questo dovere, mai potranno considerare la propaganda giusta, neanche se mossa da nobili intenti.”

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