Il fenomeno guerra: che cos’è, a che serve e come viene governato
In tempi come quelli attuali, in cui anche l’equilibrio europeo appare sempre più fragile, tornano a emergere attori che sembrano perseguire i propri interessi attraverso conflitti armati.
Si torna quindi a misurarsi con il “fenomeno guerra”, anche ad alta intensità, che sembrava ormai dimenticato ed impossibile da riproporsi, almeno per le società avanzate occidentali.
Fondamentalmente le operazioni militari sono di importanza capitale per la tenuta di un Paese e regolano i rapporti fra gli Stati in caso di interessi che non riescono ad essere composti per via diplomatica.
Questo è sempre avvenuto nel corso dei tempi e sembra essere una costante della storia dell’umanità.
La capacità di condurre operazioni militari da parte di uno Stato sovrano (sia difensive che offensive) è sinonimo del livello di sicurezza dello stesso in ambito internazionale.
Paesi che non posseggono Forze Armate, come l’Islanda, sono espressione di situazioni uniche ed irripetibili. Effettuare operazioni offensive nei confronti dell’Islanda è praticamente impossibile vista la posizione dell’isola e il tipo di clima che l’avvolge.
In ogni caso sarebbe auspicabile una certa conoscenza di questo “fenomeno” che può condizionare in maniera determinante il presente ed il futuro di popoli e nazioni.
Generalmente il sapere relativo alle Operazioni Militari, di qualsiasi tipo come ad esempio quelle asimmettriche, o di vario livello (dal sub-tattico allo strategico), ad alta intensità e molte altre, sono contenute all’interno di quella disciplina chiamata generalmente Arte Militare.
Questo corpo dottrinale si divide in cinque diverse branche che comprendono qualunque aspetto ad esso dedicato.
Nel dettaglio sono la Strategia, l’Arte Operativa, la Tattica, la Logistica e l’Organica.
Nello specifico, per Strategia si intende la branca che tratta dei principi generali delle operazioni militari e l’elaborazione del piano generale della guerra; di solito si divide in livello strategico politico ed in quello strategico militare.
L’Arte Operativa studia invece le modalità per il perseguimento di scopi attraverso il conseguimento di obiettivi strategici.
La Tattica si occupa dell’impiego delle Forze nel combattimento delineandone i criteri e le procedure.
La Logistica serve a garantire la capacità delle Forze di condurre attività di combattimento sia per quanto riguarda i materiali di qualsiasi tipo, sia il sostegno del personale impiegato e tutte le attività di tipo sanitario ad esse connesse.
L’Organica comprende i criteri e le modalità per la raccolta e la ripartizione del potenziale umano per fini bellici.
Per fare un esempio a livello nazionale, il livello strategico politico è il governo, quello strategico militare è lo stato maggiore della Difesa, il livello Operativo è il comando di vertice interforze ed il livello Tattico sono le unità d’impiego di qualsiasi tipo, La Logistica deve sostenere e consentire quanto deciso e condotto da queste strutture mentre l’Organica si occupa di delineare tutte le esigenze di personale legate alla condotta delle operazioni e la loro struttura.
Queste discipline che costituiscono l’ossatura di comprensione delle operazioni militari sono poi asservite a quelli che vengono chiamati i Principi dell’Arte della Guerra.
Tali precetti, nel numero di nove, consentono di gestire qualsiasi tipologia di Operazione e costituiscono gli applicativi per cercare di raggiungere il successo nonostante l’opposta volontà di un avversario.
Vediamoli nel dettaglio, ricordando che alcuni sono sempre presenti, mentre altri possono essere considerati “opzionali”.
Iniziamo con la chiarezza dello scopo, che deve essere enunciato a livello di vertice ed essere comunicato ai vari comandanti dei livelli subordinati per consentire una unitarità degli sforzi finalizzati al raggiungimento del risultato voluto; deve essere chiaro e compreso inequivocabilmente.
L’unitarietà di comando si realizza ponendo le Forze alle dirette dipendenze di un unico comandante al quale è affidata la responsabilità dell’operazione con l’autorità di impiegare tali Forze al fine del raggiungimento dell’obiettivo fissato.
Il morale è uno stato d’animo, una condizione psicologica di uno o più individui. Tale principio rappresenta uno dei maggiori fattori di successo perché in grado di esaltare o ridurre l’efficacia di altri fattori di carattere organizzativo o tecnologico. Il morale del singolo ne condiziona il rendimento, la determinazione e la volontà di vincere ed incide sulla coesione, sulla disciplina e sull’efficienza del reparto.
Fondamentale è anche il principio relativo alla mentalità offensiva che rappresenta il principale fondamento al quale un comandante deve far riferimento per piegare gli eventi alla propria volontà. Rappresenta la forma mentale necessaria per acquisire e mantenere l’iniziativa e la libertà d’azione indispensabili per il successo in qualsiasi tipo di operazione.
La sorpresa può essere considerata la prima “arma” psicologica utilizzabile a tutti i livelli. Lo scopo di questo principio è quello di creare confusione e paralisi all’interno sia della catena di comando avversaria che nelle sue formazioni costringendolo ad una reazione disordinata. È considerato un moltiplicatore di potenza e può variare significativamente il rapporto di Forze.
La massa è il principio fondamentale per determinare il successo in una operazione per concentrare rapidamente le Forze nel momento e nel luogo decisivi. Ovviamente è anche necessaria l’esigenza opposta ovvero quella di disperdere le Forze per non svelare all’avversario le proprie intenzioni e per limitare la vulnerabilità del dispositivo. Tali processi necessitano di un efficiente sistema di comando e controllo a tutti i livelli.
Il principio dell’economia delle forze è complementare a quello precedente e consiste nella distribuzione attenta ed oculata delle Forze assegnando ad ogni componente uno o più compiti in progressione temporale.
Col principio della sicurezza si consente il perseguimento dei propri obiettivi nonostante le azioni dell’avversario. Va ottenuta mediante l’adozione di una vasta gamma di misure di protezione attive e passive, la negazione delle informazioni al nemico oltre a presupporre la migliore conoscenza possibile della Dottrina e delle modalità d’azione dell’avversario.
Il principio della semplicità deve caratterizzare l’attività di pianificazione. La semplicità di un Piano ne agevola la comprensione e gli conferisce maggiore flessibilità, cioè la possibilità di apportare i correttivi necessari in relazione all’evolversi delle situazioni.
Combinando opportunamente i principi con le varie discipline un comandante, più o meno assistito da uno staff, è in grado di assegnare compiti e di raggiungere gli obiettivi assegnati. Ovviamente non può essere una procedura rigida ma l’estro, l’intuito e la fortuna di ogni comandante, di qualsiasi livello, determina la buona o la cattiva riuscita della sua azione di comando.
Indipendentemente dal livello del comando, dalle dimensioni e dal numero degli staff, dagli scostamenti che possono prodursi azione durante, è il comandante la discriminante tra il successo e la catastrofe. È per questo che si parla di Arte Militare e non di Scienze Militari in quanto non basta avere gli stessi colori, gli stessi pennelli, la stessa tela e la stessa modella per avere una Gioconda come quella di Leonardo.
La scelta del comandante, dal livello squadra (sergente), a quello di armata (generale), determina il risultato finale di qualsiasi operazione militare.
Dalla Strategia sia politica che militare passando attraverso le altre branche dell’Arte Militare si arriva sempre all’Organica: alla scelta delle persone.
Questi passaggi vengono spesso sottovalutati e le conoscenze indispensabili per evitare situazioni senza uscita sono oggi trascurate, relegando la cultura militare, o della Difesa, a qualcosa di superfluo e da evitare accuratamente.
*L’autore è col. (ris.) dell’Esercito Italiano
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