La Guerra della Percezione: perché interrompere la kill chain è diventato più importante che distruggere il vettore
Vent’anni fa, operando sul sistema missilistico controaerei HAWK1, si percepiva già chiaramente il sottile e pericoloso paradosso di una difesa area guidata dai radar. L’HAWK era un gigante della sua epoca, ma portava con sé un peccato originale che oggi definiremmo la vulnerabilità sistemica dei reparti controaerei: la criticità emissiva. Per intercettare una minaccia, il sistema doveva necessariamente “illuminarla”, accendendo un massiccio “faro” elettromagnetico nel buio che non solo dichiarava la propria presenza, ma invitava letteralmente i missili anti-radiazione2 e le munizioni stand-off3 nemiche a colpire la fonte di quell’emissione. All’epoca, questa vulnerabilità era il prezzo da pagare per disporre di una difesa aerea avanzata, un rischio calcolato all’interno di una dottrina decisamente rigida.
Oggi, il conflitto in Ucraina ha drammaticamente dimostrato che quella che negli anni Novanta era una criticità specifica dei radar è diventata una condizione universale, democratizzata e asfissiante del campo di battaglia moderno: tutto ciò che emette, si muove o semplicemente si lascia osservare entra immediatamente nel ciclo di fuoco avversario. Non è più solo il radar a tradire la posizione; qualsiasi firma elettromagnetica, termica, acustica o visiva trasforma un assetto o un’attività logistica in un bersaglio ad altissimo rischio di ingaggio.
Di fronte a una proliferazione della “terza dimensione” dominata da sciami di droni FPV low-cost4 e munizioni circuitanti5, la concezione classica della specialità controaerei, basata storicamente sulla negazione dello spazio aereo e sulla distruzione fisica del vettore, mostra vistosi limiti strutturali ed economici. Il termine stesso “controaerei”, che ancora contrassegna orgogliosamente i reparti dell’Esercito dediti a questa specialità, appare oggi quasi superato dalle circostanze materiali. La minaccia non è ormai più il velivolo come piattaforma, ma una miriade di micro-vettori commerciali e militari che saturano lo spazio aereo a bassissima quota6. Pensare di neutralizzare minacce da poche centinaia di dollari con missili intercettori complessi e costosissimi è una strategia intrinsecamente insostenibile per qualsiasi difesa aerea.
La sfida dottrinale si è spostata, ora non si tratta più soltanto di abbattere ciò che vola, ma di interrompere la cosiddetta kill chain nemica, ovvero quella sequenza operativa che va dall’individuazione all’ingaggio (Find, Fix, Track, Target, Engage, Assess)7. Se le prime fasi di scoperta (Find e Fix) sono alimentate da una combinazione digitale e persistente di costellazioni satellitari, ricognizione aerea, SIGINT8 e UAV a lungo raggio9, è nelle fasi cruciali di tracciamento, puntamento, ingaggio e valutazione del danno inflitto (Track, Target, Engage, Assess) che la difesa moderna deve saper intervenire per spezzare il ciclo decisionale avversario.
Qui si inserisce la convergenza strategica tra la guerra elettronica e l’occultamento fisico, una sinergia che ridefinisce i confini della Force Protection10 e della Survivability11. In questo scenario, stiamo assistendo a una trasformazione storica nella quale la difesa aerea contemporanea incorpora sempre più elementi di Deception12, rendendo l’inganno una componente essenziale della sopravvivenza sul campo di battaglia. Se la componente controaerei classica della Guerra Fredda era essenzialmente una combinazione lineare di sensore e missile focalizzata sulla potenza di fuoco, la dottrina attuale si sta trasformando in senso maggiormente ibrido dove la mobilità, la dispersione, i decoy13 e l’occultamento pesano tanto quanto la capacità distruttiva.
In questa nuova architettura multidominio, la recente comparsa di sistemi basati su razzi per il dispiegamento rapido di cortine multispettrali14 acquisisce un significato profondo. Queste tecnologie non devono essere intese come una versione aggiornata delle vecchie cortine fumogene della fanteria, ma come contromisure tattiche tridimensionali. I moderni composti carboniosi, le particelle metalliche e gli additivi progettati per agire su diverse bande spettrali cambiano le regole del gioco. Essi schermano le frequenze degli infrarossi, disperdono i fasci laser che guidano le munizioni di precisione e introducono una dimensione radar fondamentale. In determinate configurazioni, questi aerosol possono svolgere una funzione analoga a quella dei chaff aeronautici15, riflettendo e saturando i segnali dei radar millimetrici e dei seeker multimodali16 che equipaggiano i droni e i missili di ultima generazione proprio nella delicata fase terminale dell’ingaggio.
Tuttavia, l’obiettivo di questi sistemi di occultamento multispettrali non è la promessa utopica di un’invisibilità assoluta, bensì il fattore tempo. Nelle dinamiche del combattimento moderno, la cortina serve a guadagnare secondi preziosi. Interrompere il tracciamento ottico o radar del nemico anche solo per un breve lasso di tempo permette a un veicolo corazzato di manovrare, a una batteria di artiglieria di completare la procedura di shoot-and-scoot (“spara e sparisci”) e a un posto di comando di ridislocarsi prima dell’impatto. L’occultamento, per essere efficace, non può essere un atto isolato, bensì deve essere inserito in una fitta rete di Situational Awareness17. Un comandante deve sapere da chi è osservato e attraverso quale sensore prima di attivare le proprie contromisure, coordinando il lancio degli aerosol con il disturbo elettronico (jamming) e l’inganno elettronico dei segnali satellitari(spoofing).
Questa necessità di protezione integrata diventa ancora più evidente se si analizza il mito dell’autonomia completa dei droni guidati dall’Intelligenza Artificiale (la cosiddetta Edge AI18). Sebbene si ritenga che i sistemi di visione artificiale (computer vision) possano azzerare l’efficacia delle contromisure elettroniche rendendo i droni indipendenti dal GPS o dai datalink, la realtà sul campo mostra che gli algoritmi di tracciamento autonomo continuano a presentare significative vulnerabilità operative.
L’IA soffre pesantemente le occlusioni visive, i falsi positivi e la densità termica delle nubi artificiali. L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi d’attacco riduce progressivamente l’efficacia delle sole contromisure elettroniche, rendendo imperativo affiancare loro strumenti di negazione ottica e multispettrale che saturino le capacità di calcolo del sensore nemico.
La Guerra della Percezione rappresenta lo spostamento definitivo del baricentro del conflitto dal vettore al sensore. Il bersaglio non è più soltanto il vettore, ma il processo percettivo che rende possibile l’ingaggio; interrompere questo processo a monte rimane il modo più rapido ed economico per neutralizzare la minaccia fisica, che altrimenti richiederebbe uno sforzo cinetico insostenibile. I sistemi basati sugli aerosol multispettrali non sono la panacea contro ogni offesa dall’alto, ma rappresentano uno strumento vitale per degradare la comprensione del campo di battaglia da parte dell’avversario.
La difesa aerea del XXI secolo non consisterà più soltanto nel dispiegare missili sempre più complessi per intercettare l’offesa, ma nel negare al nemico la capacità stessa di vedere e identificare il bersaglio. Nell’epoca dell’HAWK il radar era lo strumento che consentiva di combattere; nell’epoca dei droni, la capacità di sottrarsi allo sguardo del nemico potrebbe diventare il requisito indispensabile per continuare a farlo.
La nebbia della guerra descritta da Clausewitz non è scomparsa nell’era dei sensori e dell’IA; sta semplicemente cambiando forma, diventando sempre più una capacità da creare e imporre al nemico piuttosto che una condizione da subire.
Fonti e riferimenti essenziali (non esaustivi, utili come base di orientamento per il lettore)
- Clausewitz, C. von (2024), Della guerra, ed. integrale, prefazione di Mini F., trad. Fumagalli G., Tarsetti M., Villa M., IBEX Edizioni.
- Boyd, J.R. (2018), A Discourse on Winning and Losing, a cura di Hammond G.T., Air University Press, Maxwell AFB.
- Brose, C. (2020), Kill Chain. Defending America in the Future of High-Tech Warfare, Hachette Books.
- Studi e pubblicazioni del Joint Air Power Competence Centre (JAPCC) sulla difesa aerea integrata e i sistemi C-UAS.
- Rapporti del Royal United Services Institute (RUSI) sulle lezioni operative della guerra in Ucraina.
- Analisi del International Institute for Strategic Studies (IISS) e della RAND Corporation su guerra elettronica, droni e intelligenza artificiale applicata ai sistemi militari.
1 Il sistema missilistico MIM-23 HAWK (Homing All the Way Killer), sviluppato negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta, è stato per decenni uno dei principali sistemi di difesa controaerei terra-aria a medio raggio impiegati dai Paesi NATO. Basato sulla guida semi-attiva radar, richiedeva l’illuminazione continua del bersaglio da parte dei radar d’ingaggio durante la fase finale dell’intercettazione, caratteristica che ne accresceva l’efficacia ma che esponeva contemporaneamente il sistema al rischio rappresentato dai missili anti-radiazione (Anti-Radiation Missile – ARM) nemici.
2 I missili anti-radiazione (Anti-Radiation Missile – ARM) sono progettati per localizzare e attaccare le sorgenti di emissione elettromagnetica, in particolare radar d’acquisizione e d’ingaggio. La loro diffusione durante la Guerra Fredda rese la gestione delle emissioni radar un elemento centrale della sopravvivenza delle unità controaerei.
3 Per munizioni stand-off si intendono sistemi d’arma a lungo raggio impiegati al di fuori della portata delle difese nemiche (stand-off range). La loro funzione è consentire l’ingaggio di bersagli strategici o ad alto valore senza esporre direttamente la piattaforma di lancio al fuoco avversario. Tra gli esempi più comuni figurano missili da crociera, missili aria-superficie a lungo raggio e bombe guidate a elevata capacità di planata.
4 L’acronimo FPV sta per First Person View (visuale in prima persona). Significa che il pilota controlla il drone indossando uno speciale visore tramite il quale riceve la trasmissione in tempo reale di ciò che vede la telecamera di bordo, come se si trovassero nello stesso luogo.
5 Le munizioni circuitanti (dette anche loitering munitions, “munizioni vaganti” o più comunemente “droni kamikaze”) sono sistemi d’arma ibridi a metà strada tra un drone e un missile guidato. Questi sistemi decollano senza avere un bersaglio predeterminato, sorvolano (“circuitando”) un’area designata in attesa di individuare il bersaglio, per poi schiantarsi contro ed esplodere.
6 A fini operativi, la difesa aerea distingue tradizionalmente lo spazio aereo in fasce altimetriche per consentire l’impiego coordinato di sensori e sistemi d’arma differenti: bassissima quota (Very Low Level – VLL, fino a circa 150 m), bassa quota (fino a circa 3.000 m), media quota (fino a circa 9.000 m) e alta quota (oltre tale limite). Sebbene le moderne architetture di difesa aerea integrata tendano a classificare le minacce e gli strati di intercettazione più che le sole altitudini, questa suddivisione rimane utile per comprendere come differenti sensori e sistemi d’arma siano progettati per operare in ambienti operativi specifici.
7 La kill chain (“catena d’ingaggio”) è un modello concettuale utilizzato in ambito militare per descrivere il processo che conduce dall’individuazione di una minaccia alla verifica degli effetti dell’azione intrapresa. Nella formulazione più diffusa comprende le fasi di Find (individuare il bersaglio), Fix (localizzarlo con precisione), Track (seguirne i movimenti), Target (selezionarlo e assegnarlo a un sistema d’arma), Engage (ingaggiarlo) e Assess (valutare gli effetti ottenuti). L’efficacia delle moderne operazioni militari dipende dalla continuità di questa sequenza; interrompere anche una sola delle sue fasi può impedire il successo dell’attacco.
8 SIGINT (Signals Intelligence) indica l’insieme delle attività di raccolta e analisi delle emissioni elettromagnetiche generate da sistemi di comunicazione, radar e altri apparati elettronici. Comprende tradizionalmente la COMINT (Communications Intelligence), relativa alle comunicazioni, e la ELINT (Electronic Intelligence), relativa ai sistemi elettronici non comunicativi. Le informazioni ottenute consentono di individuare, identificare e localizzare forze e attività avversarie.
9 UAV (Unmanned Aerial Vehicle) è il termine utilizzato per indicare un velivolo senza equipaggio a bordo. Nel linguaggio dottrinale moderno si preferisce l’utilizzo dell’acronimo UAS (Unmanned Aircraft System), che comprende non solo il velivolo ma anche i sensori, i collegamenti dati e le stazioni di controllo. I sistemi a lungo raggio sono impiegati principalmente per missioni di sorveglianza, ricognizione e acquisizione obiettivi su vaste aree operative.
10 Il termine Force Protection indica l’insieme delle misure attive e passive finalizzate a ridurre la vulnerabilità del personale, delle infrastrutture e dei sistemi militari alle minacce nemiche. Comprende attività di difesa aerea, guerra elettronica, dispersione, protezione fisica, occultamento, sicurezza operativa e procedure volte a garantire la continuità della missione.
11 In ambito militare, la Survivability (“Sopravvivenza”) è la capacità di una forza, di una piattaforma o di un sistema d’arma di evitare l’individuazione, resistere agli attacchi e continuare a operare dopo essere stato ingaggiato. Essa dipende dalla combinazione di mobilità, protezione, riduzione delle firme, inganno, ridondanza e rapidità di recupero delle capacità operative.
12 La Deception (inganno militare) comprende l’insieme delle attività volte a indurre l’avversario a percepire una situazione diversa da quella reale, influenzandone le decisioni operative.
13 Un decoy (“esca” o “bersaglio ingannatore”) è un dispositivo o un sistema progettato per simulare la presenza, la posizione o le caratteristiche di un obiettivo reale, inducendo l’avversario a dirigere contro di esso attività di ricognizione o attacchi. I decoy possono riprodurre firme visive, termiche, radar o elettroniche e costituiscono uno degli strumenti fondamentali della deception.
14 Le cortine fumogene multispettrali (multispectral smoke screens) sono sistemi di occultamento che generano nubi artificiali (aerosol) composte da particelle progettate per interferire con diversi tipi di sensori. A differenza delle tradizionali cortine fumogene, che agiscono principalmente nello spettro visibile, esse possono ridurre l’efficacia dei sensori infrarossi, disperdere i fasci laser e, in alcune configurazioni, ostacolare l’impiego di sensori radar. Il loro scopo non è rendere invisibile il bersaglio, ma degradare temporaneamente la capacità dell’avversario di individuarlo, identificarlo e seguirlo.
15 I chaff sono contromisure passive costituite da migliaia di sottilissime fibre metalliche o metallizzate disperse nell’aria da aeromobili, navi o sistemi terrestri. Tali particelle generano numerosi echi radar artificiali, creando falsi bersagli o schermando temporaneamente la posizione reale della piattaforma. Introdotti durante la Seconda guerra mondiale, i chaff rappresentano ancora oggi una delle principali contromisure contro i sistemi di scoperta e guida radar.
16 Per seeker multimodale si intende un sistema di guida terminale che combina più sensori differenti (radar, infrarosso, elettro-ottico, laser, ecc.) per individuare e seguire il bersaglio. L’integrazione di più modalità di scoperta aumenta la resistenza alle contromisure e migliora la capacità di mantenere il tracciamento anche in presenza di occultamento, disturbo elettronico o condizioni ambientali avverse.
17 La Situational Awareness (consapevolezza situazionale) è la capacità di percepire, comprendere e anticipare l’evoluzione dell’ambiente operativo attraverso l’integrazione di informazioni provenienti da sensori, osservatori, sistemi di comando e intelligence. In ambito militare non consiste nella semplice disponibilità di dati, ma nella capacità di trasformarli in una comprensione utile per il processo decisionale e per l’impiego efficace delle risorse disponibili.
18 Con Edge AI si indica l’impiego di algoritmi di Intelligenza Artificiale direttamente a bordo della piattaforma che li utilizza, senza la necessità di elaborare continuamente i dati tramite collegamenti esterni o infrastrutture remote. Nel caso dei droni, ciò consente di eseguire funzioni di riconoscimento, navigazione e tracciamento del bersaglio anche in ambienti caratterizzati da forte disturbo elettronico o limitata connettività.
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