Attacco al potere. Paranoia in insalata russa
Recenti notizie datate maggio 2026 riportano che un’agenzia di intelligence di un Paese dell’Unione Europea (il cui nome specifico non è stato ufficialmente divulgato nel rapporto originale, ma è citato come “servizio segreto di un Paese UE”) ha diffuso un documento secondo cui Vladimir Putin teme seriamente un golpe o un attentato. La fonte più accreditata per la divulgazione di tale notizia è senza dubbio il sito IStories1; su questa si è innescata una ampia diffusione, più o meno arricchita da opinioni e giudizi da parte degli estensori degli articoli.
Riassumiamo quanto sta accadendo, per poter fare qualche considerazione ed approfondimento su questa curiosa serie di eventi. Sembrerebbe che il presidente russo sia entrato in una dimensione di paranoia per non meglio specificati timori di un attentato alla sua vita. Certamente, in considerazione dell’esasperante prolungarsi del conflitto con l’Ucraina, delle condizioni economiche in cui versa la Federazione Russa – al di là dei proclami e delle narrazioni architettate da maghi della propaganda quali il primo vice-capo di gabinetto dell’Amministrazione Presidenziale di Vladimir Putin, Sergej Kiriyenko e il giornalista televisivo Vladimir Solovyov – e della consolidata tradizione che, nei secoli, ha visto defenestrare numerosi zar e reggenti russi giudicati colpevoli di fronte alla Storia e a al popolo russo, non si vede perché, a un certo punto, l’attuale zar dovrebbe rappresentare un’eccezione. In particolare, Putin teme l’utilizzo di droni in un possibile attentato alla sua vita da parte di membri dell’élite politica russa. Su questo aspetto ci soffermeremo più avanti.
Ecco, allora, che il Servizio di Protezione Federale (FSO), responsabile della sicurezza del presidente e degli alti funzionari del governo russo, ha notevolmente rafforzato le misure di protezione intorno alla figura di Putin. Prima di entrare nel merito delle misure adottate, soffermiamoci un momento su cosa sia e quali funzioni assolva l’FSO2, assurto agli onori della cronaca nel maggio 2026.
L’organizzazione denominata Federalnaya Služba Okhrany (FSO – “Servizio di Protezione Federale”) nasce il 19 giugno 1996, quando il presidente Eltsin, con un decreto, trasferì a questo nuovo apparato governativo le competenze di altre due organizzazioni di sicurezza, la Glavnoye Upravleniye Okhrany (GUO – “Direzione Principale per la Protezione”) e la Prezidentskaya Služba Bezopasnosti (PSB – “Servizio di Sicurezza Presidenziale”).
Forte di circa 20.000 elementi, Il Servizio di Protezione Federale, supervisiona le comunicazioni governative di alto livello, gestisce e protegge i centri di comando sotterranei, mantiene lo speciale sistema di metropolitana che collega le strutture chiave del Governo nella zona di Mosca e protegge le altre strutture strategiche, oltre ai velivoli ed ai treni speciali a disposizione delle alte cariche dello Stato (i treni sono a disposizione anche delle forze missilistiche strategiche).
A partire dalla fine del 1960 diverse migliaia di dirigenti di ministeri, dipartimenti e redazioni delle principali testate giornalistiche sono stati collegati tramite una rete telefonica automatizzata gestita dal Governo (definita “linea calda”). Sebbene dopo la morte di Stalin il Partito abbia adottato la decisione di proibire ai servizi speciali l’ascolto clandestino dei telefoni dei funzionari di partito, questa non è mai stata applicata in modo coerente e nel periodo post-sovietico tale monitoraggio è stato considerato come una violazione della privacy.
Tra le prerogative dell’organizzazione vi sono il diritto di condurre ricerche, controllare i documenti di identità, fare arresti, dare ordini ad altri organi dello Stato, effettuare intrusioni nei locali senza il consenso dei proprietari, vietare l’accesso ai luoghi pubblici e reclutare e utilizzare informatori segreti. Le leggi sul Servizio di Protezione Federale attribuiscono all’organizzazione un potere non inferiore a quello del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) o del Ministero degli Interni. Al FSO è consentito di condurre la sorveglianza e le ricerche per monitorare tutte le comunicazioni e di condurre attività clandestine, senza alcuna autorizzazione da parte di un tribunale.
Una delle unità più importanti del FSO è il Reggimento del Cremino. Il 7 agosto 2004 nell’organico del FSO è stato inserito il Servizio Speciale Russo per le Comunicazioni (Spetssviaz),3 le cui funzioni sono assimilabili a quelle della National Security Agency statunitense.
Veniamo, dunque, alle misure implementate. Alcune di esse riguardano direttamente il presidente, altre il personale che lavora a stretto contatto con lui:
- Putin trascorre diverse settimane consecutive in bunker modernizzati, soprattutto nella regione di Krasnodar, mentre i media russi continuano a utilizzare filmati preregistrati per riferire sulle sue attività;
- l’elenco dei luoghi visitati da Putin è stato notevolmente ridotto: né lui né la sua famiglia si recano più nelle loro residenze nella regione di Mosca o a Valdai;
- nel 2026, Putin non ha visitato nemmeno una volta le installazioni militari, a differenza dell’anno precedente, quando tali visite erano state frequenti;
- nelle case dei dipendenti della sua cerchia ristretta sono stati installati sistemi di sorveglianza;
- agli chef, alle guardie del corpo e ai fotografi che lavorano con il presidente è vietato utilizzare i mezzi pubblici e i visitatori sono sottoposti a due livelli di controllo, tra cui una perquisizione completa da parte degli agenti del FSO;
- ai dipendenti che lavorano a stretto contatto con Putin è consentito utilizzare solo telefoni senza accesso a internet;
- in alcune zone di Mosca, le reti di comunicazione vengono periodicamente interrotte. A tale proposito, un ex ufficiale dell’FSB ha dichiarato a Important Stories un mese fa che il Servizio di Protezione Federale (FSO), e non l’FSB come precedentemente riportato dai media, era responsabile dei diffusi blocchi di internet a Mosca4;
- gli agenti dell’FSO conducono ispezioni su larga scala con l’ausilio di unità cinofile e sono inoltre dislocati lungo il fiume Moscova, pronti a intervenire in caso di possibili attacchi con droni;
- il Servizio di Protezione Federale ora monitora e approva qualsiasi informazione o pubblicazione mediatica riguardante il presidente, basandosi su un decreto presidenziale segreto. Segnatamente si fa riferimento agli annunci dei viaggi di Putin e alla sua partecipazione a vari eventi.
Alcune delle misure sono state introdotte in seguito all’assassinio del tenente generale Fanil Sarvarov, capo della Direzione per l’addestramento operativo dello stato maggiore delle Forze Armate russe. Ricordiamo che nel dicembre 2025, l’auto di Sarvarov è stata fatta esplodere in un parcheggio di Mosca e, secondo l’intelligence europea, le discussioni sull’assassinio avrebbero generato un conflitto tra i rappresentanti delle forze di sicurezza.
Il 25 dicembre 2025, tre giorni dopo l’omicidio di Sarvarov, Putin ha convocato una riunione, con i rappresentanti delle agenzie di sicurezza e, durante le discussioni intercorse, sembra che si siano vicendevolmente accusati delle carenze del sistema di sicurezza emerse a seguito degli attacchi dei servizi segreti ucraini5. Nello specifico, il capo di stato maggiore della Difesa, Valery Gerasimov, avrebbe criticato aspramente il direttore dell’FSB, Alexander Bortnikov, per non aver garantito la protezione contro attacchi che seminano paura e disorganizzazione all’interno delle forze armate russe. Bortnikov, a sua volta, si sarebbe lamentato della mancanza di risorse e di personale e avrebbe criticato il Ministro della Difesa per non aver istituito un’unità speciale all’interno del suo ministero dedicata alla protezione fisica degli alti ufficiali. Il direttore della Rosgvardia, Viktor Zolotov, dal canto suo, avrebbe ricordato a Gerasimov che le risorse a sua disposizione non possono essere destinate alla protezione degli ufficiali del Ministero della Difesa. Ma soprattutto, pare gli abbia dato dei suggerimenti per la sicurezza operativa degli ufficiali del Ministero della Difesa, suscitando la sua ira. Putin, infine, avrebbe invitato alla calma tutti presenti, e li avrebbe incaricati di presentare soluzioni concrete alle questioni discusse entro una settimana. Dopo l’incontro, il presidente russo ha incontrato il direttore dell’FSO, Dmitry Kochnev e, in esito all’incontro, è stata presa la decisione di ampliare l’elenco delle persone sottoposte a protezione rafforzata, estendendola a dieci generali di alto rango, tra cui tre vice capi di stato maggiore:
- colonnello generale Nikolai Bogdanovsky, primo vice capo di stato maggiore;
- colonnello generale Sergei Istrakov, vice capo di stato maggiore;
- colonnello generale Alexei Kim, vice capo di stato maggiore;
- colonnello generale Sergei Rudskoy, capo della Direzione principale delle operazioni dello stato maggiore;
- colonnello generale Viktor Poznikhir, primo vice capo della Direzione principale delle operazioni dello stato maggiore;
- tenente generale Stanislav Gadzimagomedov, capo del Centro nazionale di controllo della difesa (NDCC RF);
- ammiraglio Igor Kostyukov, capo della Direzione principale dell’intelligence (GRU);
- colonnello generale Vladimir Zarudnitsky, capo dell’Accademia militare dello stato maggiore;
- colonnello generale Alexander Chaiko, comandante delle Forze Aerospaziali (VKS);
- colonnello generale Mikhail Mizintsev, ex viceministro della difesa della Russia con delega per la supervisione della logistica.
È interessante sottolineare che la decisione di Vladimir Putin, presa su richiesta dello stato maggiore, dimostra l’influenza politica di Valery Gerasimov, che è riuscito a ottenere questo “arbitrato”, mentre altre agenzie di sicurezza non sono finora riuscite ad ampliare il mandato dell’Ufficio Federale di Sicurezza a proprio vantaggio.
In apertura del presente articolo, si è accennato alla presunta minaccia rappresentata da “membri dell’élite politica russa”. Incredibile a dirsi, ma la paranoia putiniana farebbe intravedere in un suo collaboratore di primo piano uno degli individui da cui guardarsi le spalle: parliamo dell’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu che, dal maggio 2024, paradossalmente ricopre la carica di “segretario del Consiglio di Sicurezza”. Nella mente dello zar, Shoigu manterrebbe una notevole influenza sui vertici militari e lo considererebbe un potenziale fattore destabilizzante. La sua figura è associata al rischio di un tentativo di colpo di stato.
All’inizio di marzo 2026, l’ex primo vice di Shoigu, Ruslan Tsalikov, è stato arrestato a Mosca con l’accusa di aver creato un’organizzazione criminale, riciclaggio di denaro, appropriazione indebita e corruzione. Questo arresto può essere considerato una violazione delle tacite garanzie di sicurezza per le élite governative e indebolirebbe la posizione di Shoigu, aumentando la probabilità che egli stesso possa diventare bersaglio di procedimenti penali.
Per restare nell’inner circle di Shoigu, non possiamo esimerci dal tornare alle figure di Kiriyenko e di Solovyov, citati all’inizio. È verosimile che rientrino anch’essi nella cerchia dei potenziali complottisti? L’unica certezza che abbiamo è che a tutt’oggi hanno sempre lavorato alacremente come soldati della guerra cognitiva condotta dal Cremlino. Che poi, in prospettiva di un eventuale precipitare degli eventi, cambino padrone e sposino a pieno titolo la causa di un ipotetico Shoigu golpista, è presto per dirlo. Certamente sono degni di essere considerati dei “sorvegliati speciali”. Soprattutto Kirienko, di cui ricordiamo il recente scontro con il ministro della Difesa Andreij Belousov sul tema dell’assegnazione di 150 seggi presso la Duma ad altrettanti veterani della guerra in Ucraina, inseriti nella lista del partito Russia Unita. Veterani indicati da Kirienko che, a detta del ministro, non sarebbero tali, ma piuttosto individui selezionati sulla base di criteri clientelari. Nulla di nuovo sotto il sole. Malcostume, in verità, riscontrabile a livello planetario. Il vero problema è che Belousov è considerato “astro nascente del patriottismo ultranazionalista. Una brutta gatta da pelare per lo Zar, che non ha ancora deciso con chi schierarsi”6.
Qualche considerazione conclusiva
L’autocrazia russa segue uno scenario tipico, prevedibile. L’autocrate si affida sempre più ai servizi segreti, che creano un “teatro della sicurezza” intorno a lui, esagerando le minacce reali e inventandone di immaginarie. Allo stesso tempo, si crea un bozzolo informativo attorno all’autocrate: tutte le informazioni in entrata e in uscita vengono filtrate dai servizi segreti. In definitiva, si tratta di una situazione che ricorda molto quella di Salazar in Portogallo, quando fu creata una testata giornalistica pubblicata esclusivamente per il dittatore. Per evitare che Salazar si rendesse conto di aver perso il potere, il suo entourage, inclusa la governante, gli fece credere di essere ancora alla guida del paese. A tale scopo, veniva stampata una edizione speciale del giornale Diário do Governo, contenente notizie false che confermavano le sue azioni di governo, garantendogli che il suo Estado Novo era ancora saldo7. Sembrerebbe che la Russia si stia approssimando ad una fase autofagica di autodistruzione. La Russia, tuttavia, non è il Portogallo; ha ancora risorse su cui contare. Questa fase potrebbe durare a lungo e il regime continuerà a versare molto sangue prima che si possa vedere delinearsi all’orizzonte il suo crollo. Con l’incognita aggiuntiva di quale forma di governo gli subentrerà e, soprattutto, guidata da chi.
1 R. Amin, Владимир Путин боится покушения и переворота, между силовиками нарастает конфликт, пишет разведка одной из стран ЕС (Secondo quanto riferito da un paese dell’UE, Vladimir Putin teme un colpo di stato, il conflitto tra le forze di sicurezza si sta intensificando), Important Stories, 04/05/2026. https://istories.media/stories/2026/05/04/vladimir-putin-fear/.
2 N. Cristadoro, Spetsnaz e Corpi Paramilitari dei Servizi di Sicurezza Russi. Il Controterrorismo sui Campi di Battaglia, Il Maglio, 2018, pp. 9-10.
3 Il Servizio Speciale per le Comunicazioni e l’Informazione del FSO è un’agenzia di intelligence responsabile della raccolta e dell’analisi di dati in materia di SIGINT e, in generale, delle comunicazioni effettuate dai Paesi stranieri, oltre alla protezione delle comunicazioni e dei sistemi di trasmissione nazionali, con particolare riguardo agli apparati ed ai codici “cripto”.
4 R. Amin, cit.
5 R. Amin, ivi.
6 P. Valentino, Putin e la faida tra i fedelissimi: l’ultranazionalista Belousov contro lo stratega elettorale Kirienko. Che farà ora lo Zar?, Corriere della Sera, 21/04/2026. https://www.corriere.it/esteri/26_aprile_21/si-scatena-la-faida-tra-gli-uomini-di-putin-lo-stratega-elettorale-kirienko-contro-l-ultranazionalista-bolusov-che-fara-ora-lo-zar-3f256397-af72-4bf8-97ee-ccf12fd0bxlk.shtml.
7 M. Porpiglia, L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte, Gente d’Italia, 18/07/2020. https://www.genteditalia.org/2020/07/18/lincredibile-storia-di-antonio-salazar-il-dittatore-che-mori-due-volte/.
L’articolo Attacco al potere. Paranoia in insalata russa proviene da Difesa Online.
Recenti notizie datate maggio 2026 riportano che un’agenzia di intelligence di un Paese dell’Unione Europea (il cui nome specifico non…
L’articolo Attacco al potere. Paranoia in insalata russa proviene da Difesa Online.
Per approfondimenti consulta la fonte
Go to Source
