Sicurezza integrata, il Lazio prova a colmare il vuoto normativo
Presentata la proposta di legge oggi a Roma . Coinvolte guardie particolari giurate e addetti ai servizi di controllo. AISS: “Un modello che parte da Pordenone nel 2017”
È stata presentata il 6 agosto a Roma, nella Sala Tirreno della sede della Giunta regionale, la proposta di legge “Disposizioni per promuovere la sicurezza integrata”. Alla conferenza stampa hanno preso parte il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma, la consigliera Eleonora Berni, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali e istituzionali, Enti locali e Sicurezza nonché prima firmataria del testo, il presidente di AISS Franco Cecconi e Fabio Schiuma , segretario organizzativo del “Le Città della Notte”. La proposta porta anche la firma di Daniele Sabatini, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Pisana, che per primo ha colto l’importanza dell’attivazione sul territorio laziale di questa iniziativa.
Il provvedimento interviene su un terreno che il Lazio, a differenza di altre Regioni, ha finora lasciato scoperto sul piano legislativo. L’impianto punta a promuovere progetti di sicurezza locale in raccordo con i Comuni e la polizia locale, prevedendo un impiego ordinato e coordinato delle professionalità già riconosciute dall’ordinamento, in particolare le guardie particolari giurate e gli addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di pubblico spettacolo. L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità della vita delle comunità locali e la vivibilità degli spazi urbani, prevenire i fenomeni di degrado e presidiare in modo più efficace le fasce serali e notturne, quelle in cui statisticamente si concentra il rischio di attività illegali. Tra le misure figurano protocolli per la sicurezza notturna, il potenziamento del trasporto pubblico serale e l’introduzione di un “pass per la sicurezza” destinato al personale di vigilanza sui mezzi del trasporto pubblico locale, con funzioni di deterrenza passiva.
“Bene la presentazione della proposta di legge che ho sottoscritto insieme alla collega Eleonora Berni”, ha dichiarato Sabatini, ringraziando la consigliera per l’impegno profuso nell’iniziativa. Il capogruppo di Fratelli d’Italia descrive l’intervento come una cornice normativa entro cui promuovere e coordinare l’azione di tutti i soggetti impiegati a vario titolo nel comparto della sicurezza, e si dice fin d’ora disponibile al dialogo con i colleghi consiglieri e con le realtà che porteranno contributi in sede di audizione. “Sui temi della sicurezza e della difesa della legalità è necessaria la massima condivisione”, ha aggiunto, auspicando che il testo raccolga il consenso più ampio possibile sia in Commissione sia in Aula.
Un passaggio non secondario riguarda la copertura finanziaria. Sabatini ha ringraziato l’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini per aver sostenuto l’esigenza di una dotazione adeguata ad avviare la legge una volta approvata, dettaglio tutt’altro che formale in un settore dove le norme di principio, prive di risorse, restano spesso lettera morta. Il ringraziamento finale del capogruppo è andato all’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria per aver sollecitato l’avvio dell’iter legislativo in una Regione priva di normativa di settore, mettendo a disposizione l’esperienza e la competenza dei propri rappresentanti.
AISS: il precedente di Pordenone e la questione delle qualifiche
Il presidente di AISS Franco Cecconi colloca l’iniziativa laziale dentro un percorso che ha ormai quasi un decennio di storia. “Tutto nasce da un progetto pilota avviato nel 2017 a Pordenone, che incontrò da subito il favore della cittadinanza per l’efficacia concreta del servizio”, ricorda Cecconi. “Da quell’esperienza il modello si è progressivamente esteso ad altre Regioni, dimostrando che l’apporto della sicurezza sussidiaria, se inserito in una cornice pubblica chiara e coordinata con le forze di polizia, produce risultati misurabili sulla percezione di sicurezza e sulla gestione degli spazi urbani”.
Il vicepresidente di AISS Claudio Verzola indica la direzione di marcia dell’associazione. “Stiamo estendendo il modello anche ad altre Regioni, con le quali auspichiamo di chiudere a breve gli accordi, e nel frattempo portiamo il nostro contributo per rendere più efficace il servizio laddove è già presente”, spiega. Verzola insiste su un punto che considera dirimente sotto il profilo giuridico e operativo. “Non parliamo di volontari, parliamo di addetti ai servizi di controllo, gli ASC, dipendenti di agenzie titolari di licenza ai sensi dell’ex articolo 134 del Tulps. È una distinzione che va tenuta ferma, perché definisce responsabilità, requisiti professionali, formazione e catena di controllo. Confondere i piani significa esporre le amministrazioni e i cittadini a un rischio che nessuno può permettersi”.
Soddisfazione è stata espressa anche da Pierpaolo Pasqua, responsabile nazionale AISS per il settore Addetti ai servizi di controllo, che legge nel testo laziale un riconoscimento della funzione professionale della categoria. Il riferimento esplicito agli ASC nelle attività di intrattenimento e pubblico spettacolo, sottolinea Pasqua, consente di superare l’approccio emergenziale con cui il tema è stato spesso affrontato dopo i fatti di cronaca, spostando il baricentro sulla programmazione ordinaria dei servizi e sulla qualificazione degli operatori.
Il percorso è appena cominciato. Il testo dovrà affrontare l’esame in Commissione, il ciclo delle audizioni e infine il voto dell’Aula, passaggi nei quali si misurerà la tenuta dell’impianto e la reale consistenza della dotazione finanziaria. La partita, per il comparto, non è solo laziale. Se il Lazio dovesse dotarsi di una disciplina organica della sicurezza integrata, il quadro nazionale si avvicinerebbe a quella massa critica che da anni il settore invoca per uscire dalla frammentazione regionale e approdare a standard omogenei di formazione, impiego e controllo.
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